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F1 | Tsunoda, punti sudati: è rimasto bloccato nella mappa sbagliata per 20 giri!

Il giapponese è tornato finalmente a punti a Zandvoort con un nono posto sudato. Dopo il secondo pit stop, infatti, è rimasto bloccato per circa 20 giri nella mappa acceleratore sbagliata, che gli toglieva potenza fino al 40% del pedale. Nonostante il problema, Tsunoda è riuscito a rimontare fino a una top 10 che mancava addirittura da Imola.

Yuki Tsunoda, Squadra corse Red Bull

Il Gran Premio d’Olanda ha rappresentato un weekend crocevia sotto molti punti di vista per il futuro di Yuki Tsunoda e della Red Bull. La crescita mostrata negli ultimi weekend prima della sosta aveva spinto i vertici del team di Milton Keynes a rinviare una possibile decisione sul secondo pilota per il 2026, in un ballottaggio tutto interno tra il giapponese e Isack Hadjar, autore di un’ottima stagione in Racing Bulls.

Tsunoda non andava a punti dalla tappa di Imola, la stessa in cui aveva danneggiato la sua monoposto in un brutto incidente durante le qualifiche, ritrovandosi sempre a inseguire sulle novità. A Zandvoort, dopo un periodo di ben sette gare a secco, il giapponese è finalmente tornato in top 10 con un buon nono posto, seppur chiaramente agevolato dagli episodi e dai tanti ritiri che hanno condizionato il GP.

Tuttavia, proprio nel weekend in cui ha raggiunto nuovamente la zona punti, ovvero l’obiettivo fissato da Red Bull, questo traguardo è stato oscurato dal primo podio in carriera di Isack Hadjar, vero protagonista assoluto del fine settimana olandese, con cui Tsunoda si sta giocando il sedile Red Bull per il 2026.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images

C’è però un dettaglio della gara del pilota nipponico che è passato in secondo piano: Tsunoda è rimasto bloccato nella mappa dell’acceleratore sbagliata per tutta l’ultima parte di corsa, ossia nei venti giri che hanno separato il secondo pit stop dalla bandiera a scacchi. “Siamo rimasti nella mappa sbagliata dopo l’ultima sosta. Ha dovuto guidare con una mappatura dell’acceleratore davvero poco amichevole”, ha raccontato il team principal Laurent Mekies.

Sebbene sia vero che le mappe motore siano bloccate tra qualifica e gara a causa di una direttiva entrata in vigore qualche anno fa, ci sono alcuni parametri su cui i team possono intervenire, in modo da ottimizzare certe situazioni, come lo scatto al via allo spegnimento dei semafori, per cui ogni scuderia ha la sua procedura personalizzata, oppure la ripartenza dopo un pit stop.

Entrando in pit lane, infatti, i piloti cambiano una mappatura su come agisce il pedale dell’acceleratore e la Power Unit, in modo da ritrovarsi con parametri ottimali per la ripartenza da fermo dalla piazzola, un po’ come avviene proprio al via della corsa. Ogni team la chiama in maniera differente: nel caso della McLaren, ad esempio, è denominata semplicemente “launch mode”, mentre per la Red Bull è la “Strat 12”.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Foto di: Mark Thompson - Getty Images

Un’indicazione che è stata correttamente fornita dall’ingegnere di pista al giapponese prima della sua sosta, così come quella di tornare in strat 11 dopo aver effettuato il pit stop. Tuttavia, è proprio qui che è sorto il problema: Tsunoda è rimasto bloccato in “strat 12”, quella che si usa per la sosta, anche dopo essere tornato in pista, e ha subito riportato un calo di potenza.

Gli ingegneri ai box si sono subito accorti della situazione, ma non sono potuti intervenire per sbloccare la mappatura. Il pilota nipponico è quindi rimasto con una configurazione che regola la risposta del pedale ottimizzata più per una ripartenza da fermo che per un utilizzo in gara. Per questo, dal muretto, la squadra è intervenuta spiegandogli cosa comportasse restare bloccato in quella mappatura.

“Ok, quindi siamo bloccati nella pedal map [sbagliata]. È un pedale molto piatto tra il 15% e il 40%. Non hai potenza fino al 40% dell’acceleratore, non possiamo sistemarlo in pista. Cerca di abituarti prima che finisca la Safety Car”, è stata la comunicazione di Richard Wood, ingegnere di pista di Tsunoda, per spiegare il problema e dare indicazioni su come modificare il suo stile di guida prima della ripartenza.

Cambiarla fuori dalla corsia box era impossibile, come ha spiegato Laurent Mekies dopo la gara, per cui il giapponese ha dovuto guidare con una mappatura sbagliata fino alla bandiera a scacchi: “Quando sei in pit lane, cambi le mappe. E se non torni indietro, rimani bloccato in quella per il resto del tempo. Ed è quello che è successo”, ha detto il team principal della Red Bull.

Problema di Tsunoda in gara durante il GP d'Olanda

Problema di Tsunoda in gara durante il GP d'Olanda

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Tsunoda era rientrato in pista in tredicesima posizione dopo il pit stop, alle spalle della Safety Car, ma con la chance di poter recuperare sui piloti che non si erano fermati e che avevano mantenuto gomme dure con oltre 30 tornate alle spalle, come Pierre Gasly con l’Alpine e Gabriel Bortoleto con la Sauber. Alla fine è riuscito a rimontare fino al nono posto, sfruttando anche il ritiro di Norris.

Un buon risultato considerando la situazione, anche se non è stato semplice gestire la corsa fino al termine, dovendo adattarsi e cambiando il modo di utilizzare l’acceleratore in maniera più aggressiva per rispondere al calo di potenza fino al 40% del pedale. Come si vede dal grafico infatti, al di là dell'aumento di grip dato dalla gomma e dalla vettura più scarica, la prima applicazione dell'acceleratore negli ultimi venti giri è molto più aggressiva.

“A un certo punto la Safety Car era più veloce della mia macchina. Il team ha fatto un lavoro fantastico per minimizzare i danni ed è andata molto meglio. Ma comunque, c’era qualcosa nella macchina che faceva perdere molta performance. Quindi è stata una buona esecuzione da parte mia”, ha detto Yuki.

“La prima SC non ha aiutato per niente. E nemmeno la seconda. I piloti con cui ho lottato hanno chiuso in quinta o in sesta posizione e si può dire che anche nell’ultimo stint stavo provando a guadagnare posizioni e ho avuto quei problemi. Non è stato nemmeno facile fare punti. A dire il vero, normalmente il nono posto non è nulla di speciale, ma penso sia qualcosa che mi dà fiducia per il futuro”.

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