F1 | Tsunoda "prigioniero" del contratto: perché era senza vie di fuga da Red Bull
Il giapponese ha chiuso la sua avventura da titolare in Red Bull ad Abu Dhabi, venendo retrocesso a riserva per il 2026 per lasciare spazio a Hadjar. Parlando del perché non ha discusso con altri team, quando erano comunque interessanti a lui, Tsunoda ha spiegato che anche in passato era vincolato da un contratto con la Red Bull.
Yuki Tsunoda, Red Bull Racing
Foto di: Peter Fox
L’avventura di Yuki Tsunoda in Red Bull si è conclusa ad Abu Dhabi, con una corsa di fatto al servizio di Max Verstappen per tentare di mantenere vive le ultime speranze mondiali. Un weekend in cui la carenza di passo rispetto al compagno di squadra, che ha invece vinto la gara, rispecchia anche i motivi per cui la squadra di Milton Keynes ha deciso di cambiare e promuovere Isack Hadjar.
Un cambio che era nell’aria da tempo e che ha portato Tsunoda a essere retrocesso come riserva della squadra, restando così nel panorama Red Bull per un altro anno. Avere un buon pilota per il simulatore e una riserva pronta nel caso di necessità rappresenta sempre un elemento fondamentale per i team di Formula 1 e così è proseguito un rapporto che trova le sue radici molto tempo fa.
Tsunoda non ha trovato nemmeno uno spiraglio in Racing Bulls, complice la crescita di Liam Lawson nella seconda parte di campionato, il quale ha beneficiato di una modifica allo sterzo introdotta dalla scuderia di Faenza prima della sosta estiva che gli ha ridato maggior fiducia nella monoposto. A quel punto, per il giapponese non ci sono state alternative.
Yuki Tsunoda, Red Bull Racing, Franco Colapinto, Alpine
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Il percorso di Tsunoda in F1 resta comunque legato a doppio filo alla Red Bull. Già nel 2024, infatti, la squadra aveva attivato una clausola di rinnovo del suo contratto, nonostante l’interesse manifestato da altri team, che avevano già fiutato la possibilità che potesse lasciare il mondo Red Bull.
Anche quando la squadra di Milton Keynes ha deciso di separarsi da Sergio Perez, infatti, Tsunoda non è stato scelto come sostituto, perché i vertici ritenevano che Lawson potesse avere dalla sua maggiore potenziale, nonostante la poca esperienza in una vettura di F1: prima del passaggio in Red Bull, infatti, il neozelandese aveva completato solo una decina di gare, decisamente meno delle quattro stagioni di Tsunoda.
Parlando della sua situazione e il fatto che non sia riuscito a trovare un’alternativa, anche in passato, Yuki ha spiegato che ciò era legato soprattutto al suo contratto.
Yuki Tsunoda, Red Bull Racing
Foto di: Jayce Illman / Getty Images
“Il mio contratto era lì, quindi non potevo fare molto. Ho avuto un paio di interessi esterni. Ma davvero il mio contratto non mi permetteva di parlare con altri team o altro. Per questo ero completamente concentrato su Red Bull. Comunque, era la mia priorità negli ultimi anni. Red Bull è il posto dove sono cresciuto, quindi è così”, ha raccontato Tsunoda ad Abu Dhabi.
Alla fine, però, la scelta di Red Bull è stata chiara: nessun sedile da titolare, ma un ruolo di riserva che gli permetterà di restare nell’ambiente e mantenere un legame con la squadra che lo ha cresciuto. Una posizione che, se da un lato chiude le porte a nuove opportunità immediate, dall’altro gli consente di rimanere parte del paddock e di tenere viva la speranza di un ritorno futuro.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments