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F1 | Tsunoda: come il suo miglior GP in Red Bull è finito senza punti, aiutando anche Max

Il giapponese ha vissuto in Messico il suo miglior weekend da quando è in Red Bull secondo il Team Principal Laurent Mekies, ma senza raccogliere punti. Penalizzato dalla strategie, pensata anche per aiutare la rimonta di Verstappen, traffico e un pit stop lento, ha chiuso solo 11°. Un paradosso per un pilota che si sta giocando il suo futuro.

Oscar Piastri, McLaren, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

La doppia trasferta americana tra Stati Uniti e Messico ha probabilmente regalato le migliori prestazioni di Yuki Tsunoda da quando è stato promosso in Red Bull, con una fiducia nella vettura in costante crescita, gara dopo gara, come è naturale che sia, pur non avendo sempre a disposizione gli ultimi aggiornamenti tecnici.

È anche per questo che a Milton Keynes hanno scelto di prendersi ancora del tempo prima di sciogliere le riserve sulle future line-up. Non tanto in Red Bull, dove la promozione di Hadjar appare ormai scontata, quanto piuttosto in casa Racing Bulls, dove Yuki Tsunoda e Liam Lawson restano in lizza per il secondo sedile.

Una questione complessa, che va ben oltre i semplici risultati. L’undicesimo posto conquistato da Tsunoda in Messico, a prima vista poco significativo, in realtà cela una storia molto più interessante, tanto da spingere il Team Principal Laurent Mekies a definirlo il suo miglior weekend da quando è arrivato in Red Bull. Ma come può una gara chiusa fuori dalla top ten essere considerata la migliore di Tsunoda in Red Bull?

Oscar Piastri, McLaren, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Oscar Piastri, McLaren, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images

Anche in Messico il giapponese ha mancato l’accesso alla Q3, ma con un distacco da Max Verstappen molto più ridotto rispetto ad altre occasioni. Un segnale già emerso nelle libere del sabato mattina, quando il gap tra i due piloti Red Bull era insolitamente contenuto, complice anche la serie di esperimenti condotti sulla vettura dell’olandese per affrontare i problemi di degrado gomme.

In gara, Tsunoda è balzato all’ottavo posto al via, approfittando anche dei vari contatti a centro gruppo, di fatto mettendosi subito alle spalle del gruppo dei top driver, pur partendo con la gomma media, non proprio l’ideale se paradossalmente si poteva contare sulla possibilità di girare in aria libera. In effetti, paradossalmente nel caso di Verstappen girare con la media a inizio gara gli ha dato la chance di usare la mescola meno competitiva nel traffico, lasciando poi quella più efficace per il secondo stint.

Nel caso di Tsunoda, invece, la situazione è stata leggermente differente. Dopo aver perso la posizione su Oscar Piastri, che al via era finito alle sue spalle, chiaramente il nipponico non ha avuto il ritmo per restare incollato al gruppo di testa che, eccezion fatta per il solo Max, montava gomme soft. Non è un caso che lo stesso Tsunoda sia finito sotto attaccato da parte di Esteban Ocon, pur riuscendo a resistere in più occasioni ai tentativi del francese della Haas.

Esteban Ocon, Haas F1 Team, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Esteban Ocon, Haas F1 Team, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Ma è intorno al trentesimo giro che per Tsunoda è arrivato il momento chiave della sua gara, pensato anche in funzione di Verstappen. Come il compagno di squadra, anche l’olandese stava cercando di allungare lo stint con la gomma media e, inevitabilmente, più a lungo il giapponese fosse riuscito a rallentare i rivali, maggiori sarebbero state le chance di Max di costruire la propria rimonta nella seconda parte di gara.

Non a caso, via radio è arrivata un’indicazione precisa a Tsunoda: resistere il più possibile agli attacchi di Oliver Bearman, fresco di pit stop. Da un lato, anche per il giapponese prolungare lo stint era la scelta più logica in vista della seconda parte di gara; dall’altro, quel “difendi più che puoi” aveva un destinatario ben chiaro: aiutare Max nella rimonta, scelta comprensibile per tenere aperto il discorso mondiale.

Non a caso, dopo aver ceduto la posizione a Bearman ed essersi ritrovato invischiato nel traffico di chi aveva appena effettuato la sosta, comprese le Mercedes, Tsunoda avesse suggerito via radio di non voler perdere tempo. Dai box, però, la risposta è stata chiara: l’obiettivo restava quello di difendere la posizione per il bene della squadra, restando in pista anche a costo di girare nel traffico.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images

Indubbiamente, in quella fase Tsunoda ha pagato dazio: in appena sette giri ha perso circa un secondo al giro da Verstappen. È vero che anche per lui restare in pista più a lungo poteva avere un senso, visto che completare quasi 40 tornate con la soft sarebbe stato proibitivo, ma resta evidente come quella scelta abbia avuto un peso sull’economia della sua gara.

A complicare ulteriormente la sua gara è arrivato anche un pit stop interminabile, vicino ai dodici secondi, che lo ha fatto scivolare ancora più indietro, alle spalle persino di Isack Hadjar e Gabriel Bortoleto, entrambi su una strategia simile alla sua. Considerando che Tsunoda è precipitato fino al quindicesimo posto per poi risalire solo fino all’undicesima piazza, proprio dietro a Bortoleto, è facile intuire la frustrazione del giapponese in un momento in cui si gioca molto del proprio futuro.

“Purtroppo c’è stato il pit stop. Ma non solo quello. Ci sono anche un paio di cose che avevo segnalato, ma che non sono riuscito, diciamo, a evitare o a gestire, che non posso dire qui. Molto, molto frustrante, a dire il vero. Era praticamente fuori dal mio controllo. E per quanto riguarda ciò che potevo controllare, credo di aver massimizzato”, ha raccontato Yuki a fine gara.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: James Sutton / LAT Images via Getty Images

Tsunoda avrebbe potuto portare a casa due punti, chiudendo nono in zona Ocon. Ma il nodo non è tanto il piazzamento mancato, quanto la difficoltà nel trasformare in risultati concreti alcune buone prestazioni rimaste sottotraccia. Non è infatti la prima volta in stagione che il giapponese si ritrova penalizzato da strategie discutibili o episodi sfortunati, compresi errori ai box, che gli impediscono di massimizzare il potenziale mostrato in pista.

È vero, come ha sottolineato Laurent Mekies dopo il settimo posto di Austin, che non sia ancora abbastanza e che serva un ulteriore passo avanti sul fronte della velocità: è questo il motivo per cui Tsunoda non ha pienamente convinto. Allo stesso tempo, però, la sua stagione è stata segnata anche da diversi errori del team, episodi che hanno pesato in maniera significativa sul bilancio complessivo.

“Per Yuki è stato il miglior weekend da tanto tempo. Lo abbiamo detto alcune volte, ma è vero. È stato molto, molto vicino a Max in qualifica, credo due decimi in Q2. Anche il primo stint è stato molto, molto buono, a due/tre decimi da Max, nello stesso stint molto lungo con le medie. Poi lo abbiamo lasciato fuori più a lungo perché per noi era un vantaggio e c’è stato un pit stop lento. Così abbiamo vanificato qualche punto che avrebbe meritato”, ha aggiunto Mekies dopo il GP in Messico.

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