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F.1 analisi tecnica di Giorgio Piola
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F.1 analisi tecnica di Giorgio Piola

Tecnica Red Bull: passo più lungo e muso estremo

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Tecnica Red Bull: passo più lungo e muso estremo
Di:
Co-autore: Giorgio Piola
12 feb 2020, 12:00

La squadra di Milton Keynes ha mostrato la RB16, l'ultima creatura di Adrian Newey che dovrebbe portare Verstappen a lottare contro le Mercedes per il mondiale. La nuova monoposto ha adottato scelte coraggiose nell'anteriore con un naso inedito e uno snellimento delle forme dietro al pilota.

La Red Bull fa paura: la squadra di Christian Horner si affaccia alla stagione 2020 con chiare ambizioni iridate. Max Verstappen non si accontenterà del terzo posto nel mondiale piloti del 2019: l’olandese con la RB16 conta di andare a sfidare le Mercedes nella lotta iridata nel tentativo di rompere l’egemonia della Stella. L'olandese ha girato a Silverstone in una bella giornata di sole portando al debutto in pista la prima monoposto 2020.

Adrian Newey si è concentrato in modo particolare sulla rivisitazione della parte anteriore della monoposto di Milton Keynes che in alcuni aspetti evidenzia una cura maniacale nella ricerca dell’efficienza aerodinamica, anche se in alcuni concetti si osserva una certa convergenza di linee con Mercedes e anche McLaren.

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Del resto in assenza di cambiamenti nelle regole (siamo all’ultimo anno di queste norme) era facile prevedere che ci fosse una tendenza a scegliere il meglio che c’era in giro per trovare il miglior compromesso, ma la Red Bull non è voluta cadere nel banale per cui ha saputo reinterpretare a suo modo alcune idee interessanti.

Red Bull Racing RB16

Red Bull Racing RB16

Photo by: Red Bull Content Pool

Ala anteriore upwash?

L’aspetto più deludente della macchina è l’ala anteriore: ma quella mostrata nella foto di studio sembra poco rappresentativa. A Milton Keynes, nonostante gli esperimenti mostrati nelle ultime gare 2019, non si sarebbero convinti alla filosofia dell’outwash. I flap non degradano a zero incidenza nella porzione esterna e la paratia laterale non invoglia i flussi ad andare all’esterno della ruota anteriore, quasi a riprendere i dettami della RB15 all’inizio dello sviluppo.

In realtà noi pensiamo che si tratti di un po’ di tattica e bisognerà aspettare i test invernali per capire quale sarà l’orientamento aerodinamico vero per l’anteriore.

Red Bull Racing RB16: ecco l'ala anteriore con filosofia upwash

Red Bull Racing RB16: ecco l'ala anteriore con filosofia upwash

Photo by: Red Bull Content Pool

Musetto inedito col becco

A colpire nell’anteriore è certamente il muso che è caratterizzato da un nasino molto pronunciato che evidenzia un becco arrotondato sopra al piccolo foro centrale. Per superare il crash anteriore c’è stato bisogno anche di tre supporti che si attaccano al muso vero e proprio e che generano due soffiaggi utili ad alimentare l’S-duct. La sezione è stata sensibilmente ridotta perché i due lobi ai lati del nasino sono molto più piccoli.

Un cape stile McLaren

I piloni di sostegno dell’ala sono piuttosto lunghi sagomati in modo tale da entrare in sinergia con il vistoso cape che si rifà più all’esperienza McLaren che Mercedes. Questo elemento aerodinamico, nuovo per la Red Bull, pesca l’aria molto in alto ai lati del muso.

La sospensione anteriore è completamente diversa: i triangoli rispetto agli attacchi alla scocca sono piuttosto inclinati in avanti, segno che la RB16 ha allungato il passo, orientandosi verso le scelte degli altri top team.

Red Bull Racing RB16: il braccio dello sterzo è carenato nella cover e le ruote anteriori sono state spostate più avanti

Red Bull Racing RB16: il braccio dello sterzo è carenato nella cover e le ruote anteriori sono state spostate più avanti

Photo by: Red Bull Content Pool

Il passo è più lungo?

Lo sterzo è inglobato in una cover di carbonio con il braccio anteriore che sembra mantenere il sistema multilink inaugurato nel 2019. La conferma di quanto andiamo dicendo è data dall’inclinazione del puntone push rod che s’infulcra al telaio molto in alto. La leva mostra un bracket al porta mozzo piuttosto evidente.

La scocca in quell’area crea un gradino coperto da un vanity panel che si allarga alla massima sezione del telaio e si impenna dove c’è lo sfogo dell’S-duct, molto piccolo, sormontato dall’ormai consueto profilo.

Ai due lati dello sfogo d’aria si trovano i due consueti deviatori di flusso. Il cerchio OZ Racing dispone di nove razze molto sottili e lunghe: per simulare l’effetto del mozzo forato, vietato già nel 2019, i tecnici di Milton Keynes usano i fori maggiorati nella campana del disco, per cui per avere una buona estrazione dei flussi era necessario far sfogare l’aria in prossimità del mozzo.

Red Bull Racing RB16: ecco i soffiaggi nel cerchio anteriore

Red Bull Racing RB16: ecco i soffiaggi nel cerchio anteriore

Photo by: Red Bull Content Pool

Cerchi a nove razze per... soffiare

La Red Bull davanti non ha più la pinza Brembo orizzontale perché si è fatto posto alle canalizzazioni che pescano l’aria direttamente dalla presa d’aria con chiare funzioni aerodinamiche.

Il barge board mantiene i concetti della RB15 con una quantità impressionante di coltelli e paratie verticali e i due boomerang sovrapposti che vanno a legarsi al deviatore di flusso ai lati delle pance. La bocca dei radiatori è rimasta alta, compresa fra le due ali che sono state copiate quest’anno dalla Ferrari SF1000.

Red Bull Racing RB16: le fiancate non hanno più la forma triangolare

Red Bull Racing RB16: le fiancate non hanno più la forma triangolare

Photo by: Red Bull Content Pool

Non c’è più la fiancata “triangolare”

I supporti degli specchietti retrovisori sono funzionali a legare i due elementi che compongono la terza ala centrale. Le fiancate dietro alla testa dei piloti non hanno più la forma triangolare della RB15: il disegno ricorda di più la freccia d’argento con una zona Coca Cola estremizzata.

Il fondo riprende nella zona centrale i quattro generatori di vortice, mentre il binario nel bordo esterno si vede solo nella seconda parte dell’enorme marciapiede caratterizzato davanti alle ruote posteriori da quattro slot diagonali.

Red Bull Racing RB16: ecco le alette sotto all'airbox e le pinne per arrivare alla misura minima

Red Bull Racing RB16: ecco le alette sotto all'airbox e le pinne per arrivare alla misura minima

Photo by: Red Bull Content Pool

Due alette sotto l’airbox

Newey ha cercato di ridurre la resistenza all’avanzamento dietro alla testa del pilota: dietro all’attacco dell’Halo si vedono due piccoli convogliatori di flusso necessari a raggiungere l’altezza minima di regolamento, segno che il telaio è stato scavato nella zona dl serbatoio.

Non solo ma si è osservata la comparsa anche di due alette sotto all’airscope che ha mantenuto una forma ogivale: l’airbox è di dimensioni piuttosto generose perché à multi-funzione. Oltre ad alimentare il motore ci sono condotti destinati a portare aria ai radiatori dell’ERS e del cambio che sono rimasti collocati sopra al 6 cilindri Honda.

In quest’area la Ferrari è sembrata più slanciata della RB16: il cofano motore della Rossa mostra una pinna molto più pronunciata, perché in alto c’è meno massa radiante. Piuttosto colpisce quanto la parte terminale della fiancata si insinui nei bracci delle sospensione posteriore.

Chissà se Newey si è fatto prendere la mano alla ricerca della massima efficienza o se i tecnici giapponesi della Honda hanno fatto un buon lavoro nella delibera del motore e hanno trovato valori di affidabilità tali da completare la stagione 2020 solo con tre motori invece di cinque!

La sospensione posteriore è a schema pull rod: il triangolo superiore ha un bracket molto alto e un tirante particolarmente lungo, perché i cinematismi interni sono montati davanti alla trasmissione.

Red Bull Racing RB16: due scarichi Wastegate sono montati sopra il terminale principale

Red Bull Racing RB16: due scarichi Wastegate sono montati sopra il terminale principale

Photo by: Red Bull Content Pool

Due scarichi wastegate

La Red Bull ha due piloni che sostengono l’ala posteriore con il collo di cigno. In mezzo ci sono i due scarichi della Wastegate impaccati al terminale principale. L’idea è di sfruttare il soffiaggio dei gas per migliorare l’efficienza del diffusore con un maggiore effetto di estrazione dell’aria.

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