Red Bull - Mercedes: la telemetria dice che si sono ribaltati i ruoli

Abbiamo analizzato i dati del miglior giro del poleman Max Verstappen con quello di Lewis Hamilton in Q3 nelle qualifiche del GP di Francia. Dalla interpretazione dei grafici sono emerse delle considerazioni tutt'altro che scontate che evidenziano come mai la Red Bull mostri una superiorità tecnica capace di mettere in crisi uno squadrone imbattibile come quello di Brackley.

Red Bull - Mercedes: la telemetria dice che si sono ribaltati i ruoli

La Red Bull si è presa lo scettro, strappandolo dalle mani di Lewis Hamilton. Il Paul Ricard non è più terra di conquista della Mercedes: la squadra di Milton Keynes con la RB16B è riuscita a trovare la giusta alchimia fra le doti di telaio, di aerodinamica e della power unit Honda per essere il punto di riferimento tecnico del paddock.

A Baku avevano raccolto i dati di potenza dei motori grazie alle rilevazioni fonometriche: i numeri azeri attribuivano ancora una superiorità alla power unit Mercedes di una quindicina di cavalli che al Castellet non si sono visti. La Honda in Francia ha fatto debuttare l’unità 2 del propulsore RA621 H e, oltre a rinominare le testate con la sigla e-TECHNOLOGY, ha fatto un piccolo passo avanti nel valore di potenza assoluto, frutto del certosino lavoro di messa a punto.

Sul lungo rettilineo del Mistral (con un vento che soffiava diagonalmente rispetto all’andamento delle monoposto) Max Verstappen è stato il più veloce alla speed trap con 328,7 km/h, mentre Lewis Hamilton non è andato oltre i 326,6 km/h. Il merito non è da ascrivere solo alle accresciute doti del motore, ma anche all’assetto aerodinamico particolarmente scarico scelto dalla Red Bull.

Nelle prove libere Max ha scelto un’ala posteriore a cucchiaio meno estrema di quella montata a Baku, ma meno resistente di quella che ha utilizzato il compagno di squadra Sergio Perez nelle libere. La RB16B ha la capacità di produrre molto carico verticale con il corpo vettura, per cui anche il pilota messicano si è potuto permettere in qualifica la soluzione che è stata deliberata dall’olandese.

Da quando la F1 è tornata nel marsigliese è sempre stata terra di conquista Mercedes, mentre le qualifiche di oggi hanno sancito che qualcosa è cambiato nei valori assoluti e sarà importante capire quanto la gestione delle gomme potrà essere determinante nel risultato, al netto delle polemiche sulle pressioni.

La Red Bull ha la capacità di preservare gli pneumatici anche nel terzo tratto della pista che si è confermata molto abrasiva, mentre la Mercedes ha fatto più fatica ad avere la piena performance fino a chiudere la tornata.

Lewis Hamilton, in grave crisi nelle prove libere, ha deciso di copiare l’assetto di Valtteri Bottas, rivoluzionando la propria macchina prima delle qualifiche e ne ha tratto un grande beneficio riuscendo a contenere il distacco da Verstappen solo in 258 millesimi di secondo.

E l’inglese ci ha messo del suo per fare la differenza sul finlandese, tanto da non sentirsi tagliato fuori dalla lotta per la vittoria nella gara di domani. Non sarà una partita facile perché Red Bull e Mercedes si copieranno la strategia, visto che partiranno con le gomme medie e potranno passare alle hard, senza temere il rischio di dover fare due soste.

La Red Bull sembra più agile con il pieno, fase nella quale la W12 soffre di più, ma poi la freccia nera potrà essere una bella spina nel fianco di Max, anche se, su un tracciato dove i sorpassi non saranno facili, la dote della pole position potrebbe essere molto pesante.

Al Paul Ricard abbiamo assistito a un’inversione dei soliti valori: non vediamo più una Mercedes che eccelle sui rettilinei e una Red Bull che svetta nei tratti guidati. La tendenza sembra essersi invertita: basta osservare con attenzione il grafico che è stato elaborato dallo staff che collabora con Matteo Bobbi.

I dati di telemetria, con la sovrapposizione del miglior giro in Q3 di Verstappen e Hamilton, testimoniano quello che andiamo dicendo: la Red Bull ha lasciato qualcosa nei transitori (nella percorrenza delle curve 2, 4 e 12) dove Lewis ha mostrato un vantaggio (da 3 a 5 km/h), mentre le differenze sono diventate più eclatanti nei tratti più veloci con una prevalenza della RB16B in tutti i picchi, sia nei rettilinei che nelle curve in appoggio.

È curioso annotare che anche la distribuzione di energia generata dall’ERS è più efficiente sulla Red Bull, con la power unit Mercedes costretta a ricorrere al clipping nella parte conclusiva dei due tronconi che compongono il dritto del Mistral.

Insomma osserviamo fenomeni che vanno chiaramente in controtendenza con quanto abbiamo registrato in precedenza a sottolineare un… sorpasso che non si misura solo nei punti nelle due classifiche mondiali.

La sensazione è che al di là della gestazione difficile della W12, a Brackley facciano fatica ad estrarre il vero potenziale della freccia nera che emerge solo dopo un lungo lavoro di messa a punto, mentre era caratteristica della Mercedes portare in pista delle monoposto capaci di esprimere subito quello di cui erano capaci.

Come se il lavoro di simulazione che ha sempre dato dei risultati straordinari negli anni, riveli delle smagliature nei dati, rendendo molto più difficile lo sviluppo di una macchina che è pur sempre l’erede dalla W11 campione del mondo.

La sfida iridata, quindi, ci offre un confronto molto appassionante giocato sui decimi di secondo, nel quale anche aspetti che possono sembrare secondari, possono assumere un ruolo importante nel risultato finale. Toto Wolff ha lasciato intendere che a Baku ci sono squadre che hanno “giocato” con le pressioni delle gomme.

Le verifiche a posteriori sugli pneumatici che la FIA ha introdotto da questa gara serviranno da deterrente a eventuali furbate, per cui sapremo se c’è chi ha beneficiato di vantaggi correndo con pressioni minori di quelle prescritte dalla Pirelli. La battaglia non è solo fra i piloti, le squadre, le macchine. Si allarga a tutto ciò che può regalare anche un minimo vantaggio politico o sportivo…

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