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F1 sotto la pioggia? Le proposte dei piloti per tornare a correre col bagnato

Per correre in sicurezza sotto la pioggia, i piloti di F1 propongono soluzioni su più fronti, tutte per ridurre la nuvola d'acqua che si genera dalle vetture migliorando la visibilità: dal ridurre le dimensioni delle vetture a degli asfalti che possano drenare meglio la pioggia. Tuttavia, la soluzione non è così semplice.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren

Dopo la sosta estiva, la Formula 1 torna nuovamente in pista durante questo weekend per il Gran Premio d’Olanda, con le previsioni che prevedono meteo incerto e possibili temporali nel corso dei tre giorni in pista. La tappa di Zandvoort potrebbe quindi rivelarsi bagnata, come successo nel 2023, con una corsa imprevedibile e ricca di colpi di scena.

La pioggia potrebbe però riportare al centro dell’attenzione un altro tema, ossia quali siano le condizioni ideali per correre su una pista bagnata e quale sia il limite che porta la direzione gara a interrompere la sessione in attesa di un miglioramento. Un tema affrontato recentemente anche a Spa, dove la lunga attesa per la ripresa della corsa ha generato polemiche e posizioni contrastanti.

Chiaramente la priorità per la Federazione era la sicurezza dei piloti, i quali si erano lamentati al termine della gara di Silverstone perché, in quel caso, al contrario la direzione gara aveva permesso di riprendere la gara troppo velocemente. Si è così scelto un approccio più cauto a Spa, ma il tema mosso è stato un altro: cosa consentirebbe alle vetture di tornare a guidare in condizioni di forte bagnato?

Atmosfera

Foto di: Yves Herman / Pool / AFP via Getty Images

Il problema è la nuvola alzata dai diffusori

In realtà, il problema di fondo è solo uno, ovvero la quantità di acqua alzata dalle vetture a ogni tornata, che riduce sensibilmente la visibilità quando ci si ritrova dietro a una o più monoposto. Un tema che gli stessi piloti hanno evidenziato più volte e che si è intensificato negli ultimi anni con le macchine a effetto suolo, che aumentano la portata della nuvola d’acqua, complicando ulteriormente la situazione.

“Penso che chi esprima di più la propria opinione sul non voler guidare siano proprio i piloti. Siamo noi a farci sentire quando crediamo sia il momento di ripartire e quando riteniamo che sia giusto fermarsi. Ma al momento, le gomme da bagnato estremo e le condizioni delle piste non coincidono”, ha spiegato Alex Albon, facendo riferimento a come i piloti sono messi in una situazione strana.

“Le piste sono troppo bagnate. Non è che le gomme non siano abbastanza buone, è che non vediamo nulla. Purtroppo, siamo gli unici che possono davvero dirvi com’è la situazione. Credo che i piloti siano in una posizione un po’ scomoda da questo punto di vista, perché sembriamo deboli. Sembriamo quelli che si lamentano e che non dovrebbero”.

“Un buon esempio sarebbe stato quello di Isack [Hadjar] e Kimi [Antonelli] a Silverstone. È la sensazione peggiore guidare a 250 km/h e non riuscire a vedere a 20 metri davanti a te. Penso che la FIA ci ascolti con molta attenzione, ma è complicato. Le gomme sono buone, con le full wet e una pista sgombra non ci sarebbero problemi, ma queste vetture generano tanto spray”, ha aggiunto il pilota della Williams.

Un problema che emerge già nelle categorie minori

Anche i piloti più giovani, seppur al primo anno in Formula 1, hanno sottolineato come il problema della visibilità in realtà emerga ancor prima di arrivare nella serie regina, bensì già da quelle propedeutiche, di fatto da quando le vetture iniziano ad avere un diffusore creando la nuvola d’acqua. Certo, le velocità più basse e il minor carico aiutano di ridurre l’effetto spray rispetto alla F1, ma il problema resta.

“Fatichiamo a vedere probabilmente già dalla F4, quando si inizia a montare un diffusore sulla vettura, a quel punto diventa piuttosto difficile avere una buona visibilità sul bagnato”, ha detto Oliver Bearman, quest’anno al debutto in Formula 1 ma che ha già avuto modo di disputare alcune gare bagnate, tra cui quella in Brasile l’anno passato.

Uno dei punti emersi è la dimensione di queste vetture, più larghe e con diffusori sempre più importanti, il che aumenta la quantità di acqua risucchiata e poi espulsa dall’estrattore, generando nuvole d’acqua sempre più ampie. Inoltre, il funzionamento stesso del diffusore gioca un ruolo chiave, perché è pensato per creare vortici d’aria che, inevitabilmente, finiscono per espandere anche l’acqua nebulizzata.

“Già, il punto è questo. Se guardi al passato, la scia della vettura era molto più concentrata e stretta. Quindi dietro la macchina lo spray era largo il doppio della vettura. Adesso è tre o quattro volte tanto. Lo spray è sufficiente a coprire l’intero circuito. E se non riesci a vedere… a volte mi capita di percorrere un rettilineo senza riuscire davvero a vedere nulla e lì è spaventoso”, ha aggiunto Bearman.

Oliver Bearman, Haas F1 Team, Isack Hadjar, Racing Bulls Team

Oliver Bearman, Haas F1 Team, Isack Hadjar, Racing Bulls Team

Foto di: Glenn Dunbar / LAT Images via Getty Images

ll (non) tema delle gomme e l'idea dell'asfalto

Le macchine 2026 vedranno modifiche importanti su questo fronte, sia per quanto riguarda il diffusore, che tornerà a essere quasi completamente piatto e con altezze da terra maggiore, sia per le gomme, le quali avranno dimensioni leggermente più strette, dovute però alla richiesta della FIA di risparmiare dei chili in termini di peso. Tuttavia, i piloti non sono certi che la situazione cambierà drasticamente.

Le gomme non sono il vero problema, tanto che gli esperimenti con i paraspruzzi non hanno dato gli esiti sperati, al punto da abbandonare il progetto, perché la nuvola d’acqua deriva principalmente dal fondo, qualcosa impossibile da schermare senza alterare pesantemente l’aerodinamica delle vetture. Inoltre, Pirelli deve creare gomme che possano evacuare tanta acqua per evitare l’aquaplaning.

Una delle soluzioni proposte dai piloti sarebbe quella di puntare su asfalti differenti, con sezioni tagliate al fine di permettere un miglior drenaggio dell’acqua, come si è visto ad esempio a Interlagos. “Vogliamo tutti correre, se siamo soli non c’è problema, ma quando sei in gruppo non vedi nulla. E abbiamo avuto troppi brutti esempi, soprattutto a Spa, di scarsa visibilità e incidenti gravi”, ha detto Alonso.

“Probabilmente anche l’asfalto di alcuni circuiti è un po’ diverso rispetto a quello del passato. Perché abbiamo corso con tanta acqua a Sepang, in altri tracciati, ed è sempre andata bene. Ora invece questa nuova generazione di asfalti, molto neri e molto prestazionali sull’asciutto, non va bene sul bagnato. Ma non so cosa si possa fare lì o cosa possano fare le gomme su un asfalto molto ruvido”.

A Interlagos nella prima chicane ci sono dei piccoli canali per favorire l'evacuazione dell'acqua

A Interlagos nella prima chicane ci sono dei piccoli canali per favorire l'evacuazione dell'acqua

Foto di: Andrew Ferraro / Motorsport Images

“E persino alcune autostrade, ce ne sono che non producono spray. Se implementassimo quell’asfalto in tutti i circuiti come regola standard, avremmo spray pari a zero. Poi magari sull’asciutto ci sarebbe un degrado enorme, non lo so”. Concetti espressi anche da altri piloti, come Bearman e Carlos Sainz, che hanno posato la loro attenzione sulla necessità di innovare, anche puntando su questo tipo di asfalto.

Il problema è che già a Spa, in realtà, c’è un asfalto drenante sui rettilinei, ma non è stato sufficiente per eliminare il problema dello spray, anche se si stanno valutando altre opzioni: “Quando abbiamo parlato con il fornitore dell’asfalto, abbiamo discusso della porosità del manto per evacuare meglio l’acqua. Quindi penso che la situazione, in generale, non sia peggiore rispetto al passato su quel fronte”, ha detto Simone Berra di Pirelli.

“Anzi, secondo me è leggermente migliorata. Ovviamente, quando c’è pioggia intensa non puoi fare nulla per ridurre il livello d’acqua, però credo che ci sia ancora qualcosa di potenzialmente fattibile per migliorare la gestione dell’acqua stagnante in alcune parti dei circuiti”. A Spa, così come a Interlagos, ci sono dei piccoli solchi per far scolare l’acqua, ma non funzionano ovunque, pensati più ridurre l'acqua stagnante sui rettilinei. 

“Ad esempio, a Interlagos e anche a Spa, sul rettilineo principale ci sono quei solchi e la situazione è decisamente migliorata. Ovviamente il problema è che non si possono creare questi solchi con grande frequenza, perché altrimenti si genera un certo comportamento anomalo sulle gomme: si surriscaldano, perché viene prodotto un grip più irregolare su queste scanalature”.

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