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F1 | Sorpresa a Montreal: le vetture 2026 sono un secondo più rapide delle simulazioni

Rispetto alle previsioni inviate dai team, le monoposto 2026 qui in Canada sono state un secondo più rapide, tra l'altro dopo una sola sessione di prove libere. Un dato che sorprende, ma che apre a considerazioni per capire se si tratti di un caso isolato oppure dell'inizio di un trend che potrebbe portare a rivedere alcuni parametri.

Lando Norris, McLaren

Lando Norris, McLaren

Foto di: Peter Fox

C’è un dato particolarmente significativo emerso dalla prima qualifica del weekend di Montreal. Le monoposto 2026, almeno qui in Canada, si sono rivelate sensibilmente più rapide rispetto alle aspettative delle squadre, facendo segnare tempi sul giro più bassi di circa un secondo rispetto alle simulazioni che i team avevano fornito a Pirelli.

Per aiutare Pirelli nella definizione delle mescole, dei valori di camber e di pressione minima, i team inviano infatti le proprie simulazioni con i valori attesi su una serie di piste selezionate (come Suzuka o Barcellona), così da fornire un ulteriore metro di paragone. È vero che la Casa italiana svolge a sua volta simulazioni dedicate, ma chi conosce meglio una vettura se non chi l'ha progettata? Per questo i valori inviati dalle squadre sono vitali. 

Non è la prima volta che i valori attesi si discostano da quelli registrati in pista, anche perché prevedere con precisione assoluta ciò che accadrà resta una sfida estremamente complessa. In passato è già capitato che la Casa italiana intervenisse in corsa modificando ad esempio i valori di pressione minima, ma si trattavano spesso di aggiustamenti marginali.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

I tempi sono un secondo più rapidi delle attese

In questo caso, invece, la situazione è differente. I tempi registrati ieri sono circa un secondo più rapidi di quelli che avevano pronosticato i team. “Ciò che è interessante è che le vetture in pista sono state piuttosto veloci. Abbiamo ricevuto le simulazioni dalle squadre e si aspettavano di essere circa due secondi più lenti rispetto allo scorso anno”, ha spiegato dopo le qualifiche di venerdì Simone Berra, F1 Chief Engineer di Pirelli.

“Alla fine, invece, sono stati quasi più veloci dell’anno scorso. In ogni caso, in FP1 erano in linea con i valori dell’anno scorso, erano più lenti di due decimi. Ma noi avevamo stimato un 1’13”8, e hanno girato in 1’12”9. Quindi sono stati un secondo più rapidi rispetto alle attese. È un aspetto che dobbiamo monitorare”.

“Sappiamo che tutti gli aggiornamenti che stanno portando stanno spingendo l’evoluzione delle vetture in una direzione molto significativa in termini di carico e prestazione. Dobbiamo valutare l’impatto di questi carichi sugli pneumatici. È qualcosa che stiamo analizzando in questi momenti, per capire se queste performance e questa evoluzione delle monoposto stiano influenzando in qualche modo come si deforma la gomma e la loro integrità finale”.

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Andrea Kimi Antonelli, Mercedes

Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images

Certo, è vero che lo scorso anno in Canada non era previsto il format sprint, e questo aveva portato le squadre a impostare la FP1 in modo diverso, meno orientata alla ricerca della prestazione pura, più focalizzata sul lavoro di setup. Resta però un segnale interessante, anche perché dodici mesi fa a Montreal le mescole erano uno step più tenere. Inoltre, le temperature registrate sono molto simili.

Una questione di grip e di aggiornamenti

Quindi, cosa è cambiato e perché le prestazioni sono state superiori alle attese? Su un tracciato che mantiene comunque una natura cittadina, il grip non è mai particolarmente elevato. In effetti Pirelli ha riscontrato una forte evoluzione durante le libere, evoluzione che poi si è progressivamente stabilizzata nel corso della sprint qualifying.

Per la Casa italiana questo potrebbe essere uno dei due fattori che hanno contribuito allo scarto tra simulazioni e realtà. In origine, infatti, non era previsto che la F2 girasse in Canada: la tappa è stata aggiunta dopo per recuperare quella cancellata in Bahrain e anche il calendario della F1 Academy è stato definito piuttosto tardi, a inizio anno. 

C’è anche un altro elemento: gli aggiornamenti. Le novità introdotte in questa fase della stagione sono i primi pacchetti sviluppati non in inverno, bensì sulla base di quanto appreso nei primi Gran Premi. Il tasso di crescita, quindi, è molto rapido e verso l'alto. Questo vuol dire che anche i team dovranno "aggiustare" le strategie, per mantenere sotto controllo il graining (comunque atteso data la pista sporca) emerso all'anteriore in FP1.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images

“In generale, nelle gare precedenti non è sempre accaduto che fossimo più veloci in pista rispetto a quanto simulato dai team. Dobbiamo quindi capire se questo sia un trend che vedremo anche nelle prossime gare o se si tratti solo di un caso specifico di Montréal, dove sappiamo che il livello di grip dell’asfalto ha un’influenza molto, molto grande sul tempo sul giro complessivo”, ha aggiunto Berra.

“Probabilmente anche le squadre non si aspettavano una situazione del genere. Credo che avere F1 Academy e F2 come categorie di supporto abbia contribuito a migliorare in modo significativo l’evoluzione della pista. E forse neanche i team si aspettavano di trovare il tracciato in queste condizioni”.

Un caso isolato o l'inizio di un trend?

Se si osservano i dati, nel primo settore guidato, dove ci si attenderebbe una differenza in termini marcata, in realtà le vetture 2026 sono state solo un secondo più lente, per altro dopo una singola sessione di libere. Inoltre, qui già lo scorso anno si poteva usare il DRS in almeno tre zone: è vero che la FIA ha ora ridotto la quantità di energia usabile a soli 6 MJ, ma in fase di accelerazione in uscita dai tratti lenti l'elettrico avrà sempre un vantaggio.

Proprio per questo Pirelli vuole capire se quanto visto a Montreal sia un episodio isolato o l’inizio di un trend più ampio, soprattutto per studiare da dove arrivino le sollecitazioni, ossia se siano più laterali o verticali, perché vorrebbe dire effetti diversi a seconda della pista. Al momento non ci sono allarmi particolari e sembra più un caso isolato, tanto che a Miami non si sono registrate grosse differente dalle aspettative, ma se il trend proseguisse è chiaro che in ottica di GP molto severi, come Silverstone o Qatar, o per il 2027 ci sarebbero delle considerazioni da effettuare. Per questo l'attenzione della Casa italiana resta, come sempre, alta. 

 

 

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