F1 | Simulazione Megaride: in Austria si scelgono assetti rigidi e si cerca la massima trazione
La simulazione di Spielberg degli ingegneri MegaRide segnala che sulla pista stop and go della Stiria le gomme posteriori sono quelle più sollecitate. La Pirelli conferma le mescole più morbide e con il caldo non si escludono due pit stop. L'aria a 700 metri è rarefatta: attenzione al raffreddamento di power unit e freni.
Grafico Megaride, GP Austria
Foto di: MegaRide
Dieci curve, pochi chilometri e nessun margine per respirare. La Formula 1 torna questa domenica al Red Bull Ring di Spielberg per il Gran Premio d’Austria, su uno dei tracciati più brevi del mondiale ma anche tra i più insidiosi: un circuito che sembra semplice solo sulla carta e che, tra frenate violente, accelerazioni brutali, cambi di pendenza e gestione termica, può mettere in crisi anche le monoposto più equilibrate.
Barcellona ha resuscitato Hamilton e la Ferrari
L’ultimo Gran Premio ha riportato Lewis Hamilton sul gradino più alto del podio dopo quasi due anni di astinenza. Per il sette volte campione del mondo è stata anche la prima vittoria con la Ferrari, arrivata in un fine settimana in cui la rossa ha prima sorpreso in qualifica e poi confermato in gara la solidità degli aggiornamenti introdotti sulla SF-26.
Alle spalle di Hamilton hanno chiuso la Mercedes di George Russell e la McLaren del campione in carica Lando Norris. Non sono mancati i colpi di scena. La virtual safety car causata dal ritiro di Fernando Alonso ha favorito la strategia di Hamilton, mentre nelle ultime fasi di gara sono arrivati anche i ritiri di Charles Leclerc, fermato da un problema al sistema idraulico, e di Kimi Antonelli, tradito dal cedimento della batteria.
Grafico Megaride, GP Austria
Foto di: MegaRide
Per Spielberg confermate le mescole morbide
Il circuito austriaco, incastonato tra le colline della Stiria, ha un layout ingannevole: meno curve di altri traccati, ma una sequenza continua di staccate, accelerazioni e cambi di pendenza che mette sotto pressione vettura e pilota.
A complicare il quadro c’è anche la posizione geografica.L’aria più rarefatta (il circuito è a 700 metri di quota) rende più difficile il raffreddamento della power unit e dell’impianto frenante, a causa della minore portata di ossigeno. Anche per questo, pur in presenza di poche curve, il carico aerodinamico richiesto resta su valori più medio che bassi.
Il setup meccanico dovrà garantire soprattutto trazione, indispensabile per sfruttare le brusche accelerazioni in uscita dalle curve lente. Le monoposto saranno quindi tendenzialmente rigide, per aggredire i cordoli ribassati del Red Bull Ring e mantenere una buona precisione in inserimento di curva.
Per questo fine settimana Pirelli conferma la scelta degli ultimi anni e mette a disposizione dei team le tre mescole più morbide della gamma: C3, C4 e C5. Il tracciato non impone carichi laterali particolarmente elevati sugli pneumatici e l’usura attesa non dovrebbe essere eccessiva.
Grafico Megaride, GP Austria
Foto di: MegaRide
Il degrado termico pesa sul posteriore
Le analisi degli ingegneri MegaRide evidenziano una prevalenza dello stress longitudinale rispetto a quello laterale, che resta comunque di media intensità.
Le curve critiche sono diverse e hanno un tratto comune: la sollecitazione longitudinale. La natura stop-and-go del circuito impone infatti frenate violente e accelerazioni decise, con un degrado degli pneumatici soprattutto termico e concentrato in particolare sul posteriore.
Attenzione però anche alle curve 4, 7 e 8, tratti ad alta percorrenza nei quali la componente laterale torna a pesare in modo più marcato. L’usura dovrebbe risultare abbastanza uniforme sui quattro pneumatici, con un carico leggermente inferiore sull’anteriore destra per il minor numero di curve a sinistra. Da non sottovalutare, però, i numerosi cambi di pendenza, che possono favorire bloccaggi e accelerare il processo di usura.
C'è l'opzione delle due soste
Nonostante un’usura complessivamente contenuta, negli ultimi anni la strategia a due soste è stata spesso la soluzione preferita dai team, complice l’elevato degrado termico e la scelta Pirelli di portare in pista le mescole più morbide.
Grazie ai diversi rettilinei presenti, i sorpassi sono facilitati; ma partire nelle prime posizioni resta importante per poter avere aria pulita e gestire al meglio non solo la gara, ma anche le temperature della power unit e del sistema frenante.
Occhio, infine, alla safety car. Su un tracciato così corto e compatto può cambiare rapidamente il peso delle strategie, premiare chi si trova nel posto giusto al momento giusto e ribaltare una gara che sembrava già indirizzata. Come si è visto nell’ultimo Gran Premio, basta una neutralizzazione per trasformare una buona strategia in quella vincente.
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