F1 | Segreto McLaren: conta più la gomme fresca che l'ala flessibile
La McLaren è tenuta d'occhio perché alcuni avversari ritengono che la MCL39 adotti soluzioni interessanti, ma che esplorano la zona grigia dei regolamenti. Andiamo a scoprire dove gli ingegneri di Rob Marshall hanno trovato le prestazioni che stanno rendendo le monoposto papaya imbattibili...
Il corner della McLaren senza un cestello di carbonio
Foto di: Giorgio Piola
A far crescere l’attenzione è stato Zak Brown: il CEO McLaren a Miami si è presentato al muretto dei box con una borraccia papaya e una scritta provocatoria: “Acqua per le gomme”. Il manager americano ha scatenato ilarità, ma anche polemiche rispondendo a chi accusa la squadra di Woking di usare sistemi illegali per il raffreddamento degli pneumatici.
Zak Brown, McLaren
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
L’accusa è partita dalla Red Bull che tiene particolarmente d’occhio il team che sta dominando sia il mondiale Costruttori sia quello piloti con Oscar Piastri e Lando Norris davanti a tutti gli altri. Da Milton Keynes si era insinuato che le MCL39 riescissero a controllare il surriscaldamento delle coperture iniettando acqua polverizzata. Tanto Pirelli, quanto la FIA hanno effettuato frequenti controlli e non hanno mai registrato alcunché di anomalo, sebbene abbiano tenuto d’occhio le monoposto papaya.
La McLaren ha vinto cinque GP su sei finora disputati e chi detta legge in F1 è subito indiziato di sfruttare soluzioni che vanno nella zona grigia dei regolamenti, nelle quali è possibile trovare delle prestazioni. Verrebbe da dire che la Red Bull ne sa qualcosa, avendo vinto gli ultimi quattro titoli con Max Verstappen, ma ad abbassare la... pressione ci pensa Toto Wolff, team principal Mercedes, che non perde occasione per controbattere le opinioni del rivale Christian Horner: “Non ho dubbi che rimangano all’interno delle regole. Lo sviluppo di questa monoposto è eccellente. Hanno capito come gestire gli pneumatici molto meglio degli altri e, a mio parere, è del tutto legittimo”.
La MCL39 ha una caratteristica che la rende unica: tanto più la temperatura dell’asfalto cresce, tanto più cresce il vantaggio sulla migliore concorrenza che manda in pappa le gomme. Il caldo, quindi, come alleato McLaren, senza però dimenticare che la vettura papaya resta una F1 universale che ha una grande capacità di adattamento a qualsiasi configurazione di circuito. I tecnici Red Bull a Miami speravano che la temperatura della pista restasse sotto la soglia dei 40 gradi per ambire a sfidare Piastri e Norris, ma
Verstappen ha dovuto alzare bandiera bianca, cedendo il passo anche alla Mercedes di George Russell, sebbene il calore sul tracciato sia calato al di sotto del limite indicato, facendo saltare tutte le previsioni di mantenere aperta la caccia.
I 37 secondi che Oscar ha rifilato a Russell, terzo in Florida, indicano un vantaggio McLaren impressionante, che scompagina i piani di chi pensava che la partita iridata fosse una sfida a quattro con distacchi misurabili sui millesimi. Helmut Marko, come sempre senza peli sulla lingua, ha ammesso, invece, che la RB21 deve fare i conti con un divario di sette decimi al giro! Un’enormità per essere all’ultimo anno di un regolamento più che maturo.
Oscar Piastri, McLaren, vittorioso a Miami: ha conquitato il quarto successo in sei GP
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
La McLaren è nel mirino per due soluzioni tecniche: primo, la flessibilità delle ali; secondo, il riuscire a mantenere vive le gomme più degli altri, evitando il surriscaldamento.
La Ferrari non ha fatto mistero di aspettare il GP di Spagna per rimettersi in gioco in questa stagione così disastrosa per il Cavallino: oltre a puntare sugli aggiornamenti promessi, sembra di capire che a Maranello sperino che la squadra di Woking possa subire un forte danno dalle nuove verifiche statiche che la FIA introdurrà da Barcellona, limitando sensibilmente la flessione dei flap. La McLaren ha beneficiato delle norme attuali per trovare il giusto bilanciamento della macchina che cambia molto il suo comportamento se è in un tratto a bassa o alta velocità.
Peter Prodromou, capo aerodinamico McLaren, ha lavorato cercando l’eccellenza a bassa velocità, concedendo qualcosa a Red Bull, Mercedes e Ferrari, alla speed trap, ma disponendo di una downforce superiore generata dal corpo vettura. Le gomme, quindi, dispongono di una forza verticale che trasmette molta energia, garantendo sempre una buona impronta a terra del pneumatico che entra nella corretta finestra di funzionamento.
McLaren MCL39: ecco l'ala anteriore discussa per le capacità di flessione dei singoli elementi
Foto di: Giorgio Piola
Chi pensa che il cambio delle regole sulle ali possa mettere in difficoltà la McLaren si sbaglia di grosso: Rob Marshall, dt papaya, ha avuto quasi sei mesi per trovare le giuste correzioni a un disegno dei flap che sicuramente finora ha dato dei vantaggi. La deformazione programmata al variare del carico non riguarda solo i flap che si vedono in tv, ma coinvolgono anche il profilo principale e le paratie laterali.
Ma l’altro punto di interesse sono i doppi cestelli in carbonio che coprono ogni corner ruota. L’abilità McLaren è quella di separare il calore che viene sprigionato dall’impianto frenante (pinza più disco) dall’aria fresca che viene fatta circolare fra i due cestelli. La brake duct solo in minima parte porta aria ai freni, perché la maggior parte è convogliata da complicatissimi condotti che alimentano un flusso freddo utile a non irradiare il calore prima al cerchio e poi alla gomma.
McLaren MCL39: i complessi passaggi di aria nei cestelli dei freni
Foto di: Roberto Chinchero
La capacità di mantenere una temperatura stabile nell’intercapedine fra i due cestelli permette di allungare la vita di un treno di gomme nell’arco di uno stint e, in qualifica, di non portare all’overheating gli pneumatici nel terzo e ultimo tratto di pista, dove le MCL39 spesso riescono a fare la differenza.
Vedere la McLaren “nuda” senza i cestelli non è esercizio facile se non a costo di lunghi appostamenti in pit lane: lo studio dei singoli passaggi di aria che, combinati, danno la... finestra aperta nell’uso delle gomme è uno degli aspetti più complessi nella ricerca delle attuali F1 a effetto suolo. Anche perché ogni tracciato ha caratteristiche molto diverse (di grip, di meteo, di temperatura dell’asfalto, di mescole degli pneumatici) per cui non esiste una sola soluzione, ma conta l’adattamento del corner al variare delle situazioni.
Non sarà facile, quindi, mettere la McLaren alle corde perché il vantaggio acquisito è importante. E ci sarà chi, avendoci capito poco, comincerà a dedicare tutte le attenzioni alle monoposto 2026 che proporranno una rivoluzione regolamentare mai vista prima...
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