F1 | Sainz: il podio di Baku è la rivincita su un anno segnato da occasioni sfumate
Il terzo posto conquistato a Baku dallo spagnolo va oltre il mero risultato, non solo perché è arrivato con una Williams: è la rivincita su un 2025 in cui il suo potenziale, dal punto di vista dei risultati, è spesso rimasto nascosto dagli episodi. In Azerbaijan tutto si è incastrato alla perfezione, in discontinuità con il resto della stagione.
Ci sono risultati che valgono più di quanto dica il numero accanto al nome in classifica. Ci sono risultati che hanno un peso diverso, un significato oltre la statistica, perché alle volte raccontano pure un’intera stagione. È un po’ questo il significato che si può dare al terzo posto di Carlos Sainz a Baku: non è solo un piazzamento, ma il frutto di un fine settimana costruito in contrapposizione al resto del campionato.
Indubbiamente la pista di Baku si adattava bene alle caratteristiche della FW47, con lunghi rettilinei che ne hanno esaltato l’efficienza e, soprattutto, staccate a vettura dritta e curve secche che hanno in parte nascosto quei problemi di guidabilità a bassa velocità che la Williams aveva sperimentato altrove.
A ciò si aggiunge un altro elemento, come raccontato dopo le qualifiche, ossia il tema delle gomme. Nel corso del campionato, in più occasioni la squadra di Grove ha patito la difficoltà nel riuscire a sfruttare al meglio la mescola più tenera, non concretizzando il potenziale della macchina.
Carlos Sainz, Williams
Foto di: Clive Rose / Getty Images
Lo stesso era accaduto appena due settimane fa a Monza. La FW47 si era messa in luce nelle prove libere, ma quando in qualifica è stato necessario estrarre il massimo dalla mescola soft, entrambi i piloti hanno faticato a mettere insieme il giro perfetto, fermandosi in Q2. In gara, però, con una situazione più stabile, Albon, forte della strategia migliore, ha dimostrato che il passo non mancava affatto.
Qui a Baku, l’aver disputato la qualifica su una mescola più dura, con una finestra di utilizzo più ampia rispetto alla soft e capace di garantire maggiore stabilità, nonostante fosse la stessa C5 di Monza, ha permesso di lavorare meglio sul giro secco. Così, nel momento decisivo, Sainz ha firmato un buon tempo che solo Verstappen è riuscito a migliorare, restando impeccabile in una giornata in cui tutti hanno commesso errori.
Questo è stato il primo elemento fondamentale, perché questa volta è riuscito a trarre il massimo dalla sua Williams, anche nel momento in cui, potenzialmente, avrebbe potuto soffrire di più. Ma questo non è l’unico tema chiave del fine settimana, perché la vera differenza sta nell’esecuzione. Partendo davanti e con i rivali diretti relativamente più distante, è stato più semplice ragionare la strategia.
Liam Lawson, Racing Bulls Team, Carlos Sainz, Williams
Foto di: Clive Rose / Getty Images
In altri Gran Premi, come Miami, Imola o Zandvoort, Sainz era stato autore di qualifiche ottime, ma le scelte della Williams o alcuni episodi di gara avevano inciso in modo netto sul risultato finale. Negli Stati Uniti, ad esempio, il team aveva commesso un errore nel montaggio delle gomme durante la sprint, lasciandolo con la mescola sbagliata anche per la gara, disputata su un tracciato caratterizzato da un forte degrado.
In Italia, il fatto di trovarsi davanti al compagno di squadra ha spinto il team a indirizzarlo verso una strategia errata per coprire gli avversari, e quella che avrebbe potuto essere una solida top 5, poi centrata da Alex Albon, si è trasformata in un ottavo posto. A Zandvoort, invece, il contatto con Lawson, accompagnato da tutte le polemiche del caso, lo ha privato di un altro piazzamento a punti.
Un discorso simile vale anche per Monza, dove l’essersi qualificato davanti al compagno di squadra è stato, paradossalmente, la sua condanna. Chi partiva tra i due piloti della Williams si è ritrovato sulla strategia corretta, con Albon in grado di allungare, girare in aria libera ed esprimere il passo mostrato la domenica, mentre Sainz è rimasto penalizzato dalla scelta della gomma in partenza.
Carlos Sainz, Williams
Foto di: Peter Fox / Getty Images
Nel corso di questa stagione, lo spagnolo ha più volte ribadito un mantra: la sfortuna ha pesato molto sui suoi risultati. In parte è vero, ma più che di sfortuna, ciò che è mancato davvero è stata l’esecuzione, in parte da parte dello stesso Sainz nei weekend più anonimi, soprattutto a inizio anno, mentre stava ancora prendendo le misure della FW47, e in parte da parte del team.
È per questo che il podio di Baku va oltre il singolo risultato e assume un significato ben più ampio. È l’antitesi perfetta di ciò che è stato il 2025 di Sainz: nel momento in cui serviva essere impeccabili, questa volta non sono stati commessi errori e si è riusciti a massimizzare il potenziale.
Partito dalla prima fila, Sainz ha impostato la gara secondo il suo stile: ritmo costante, gestione accurata delle gomme e cambi di passo mirati solo nei momenti chiave. Le circostanze hanno certamente aiutato, come il fatto che alle sue spalle Liam Lawson abbia mantenuto il gruppo a distanza, consentendogli di costruire un margine di sicurezza rivelatosi fondamentale per difendere il podio dal ritorno di Andrea Kimi Antonelli.
Carlos Sainz, Williams
Foto di: Joe Portlock / LAT Images via Getty Images
E questo è stato un elemento fondamentale, perché ha dato alla Williams la serenità di gestire la gara dal punto di vista tattico. Non avendo il ritmo per difendersi da Russell, l’obiettivo è stato esclusivamente quello di concretizzare il podio, senza ricorrere a tattiche azzardate o incorrere in errori strategici che, in altre occasioni, avevano compromesso il risultato finale. Questa volta, la solidità di Sainz è stata la chiave.
Se fino a questo momento il 2025 era stato segnato da episodi sfortunati, errori, contatti e occasioni sfumate, in Azerbaijan ogni tassello è andato al posto giusto. È stato un weekend perfetto, che ha mostrato chiaramente come, quando ci sono le condizioni, il potenziale emerga in tutta la sua forza. E questo è esattamente ciò che la Williams voleva nel momento in cui ha ingaggiato Sainz.
Laddove avevano regnato imprevisti e discontinuità, hanno prevalso precisione, lucidità e coerenza. Un weekend in cui la Williams ha eseguito senza sbavature e il pilota ha saputo capitalizzare ogni fase. Per questo, quel “3” accanto al suo nome non racconta tutta la storia: è il simbolo di una rivincita su una stagione in netta antitesi con ciò che sentiva di meritare.
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