Sainz: "Devo ancora cambiare qualcosa nel mio stile di guida"

Lo spagnolo poco soddisfatto del secondo posto di Monaco, ha cominciato ad apprezzare la piazza d'onore nel Principato quando ha smaltito la delusione di non essere stato in prima fila. Carlos è consapevole che la pista azero offrirà meno chance alla Rossa, ma conta di migliorare l'apprendimento della SF21: "Ho ancora bisogno di cambiare un paio di aspetti tecnici nella guida per sfidare Charles in qualifica".

Sainz: "Devo ancora cambiare qualcosa nel mio stile di guida"

C’è voluto qualche giorno per riuscire a mettere a fuoco il bicchiere monegasco e vederlo mezzo pieno.

Carlos Sainz non è un istintivo puro, studia e ragiona potendo contare su una forza di volontà non comune che gli permette di puntare dritto all’obiettivo. A fargli capire la portata del suo podio monegasco sono stati gli sguardi della gente di Maranello, una frequentazione molto importante per Sainz, che gli ha permesso di bruciare le tappe in quel processo di ambientamento che quest’anno sta tenendo banco tra tutti i piloti che hanno cambiato squadra.

Per lo spagnolo la seconda piazza di Monaco è un passaggio in un percorso che reputa tutt’altro che concluso, perché mancano ancora dei decimi in qualifica e la certezza di sfruttare al meglio la monoposto.

Carlos, sei il 58esimo pilota a conquistare un podio per la Ferrari. Com'è stata l'accoglienza quando sei andato a Marinello dopo la gara?
“È stata molto bella, ho potuto constatare nei volti di tutti che il podio monegasco è stato un buon incoraggiamento e non solo per il risultato in sé, ma più in generale per la velocità che abbiamo avuto nell’arco di tutto il fine settimana".

"Monaco è un circuito ad alto carico aerodinamico, hai bisogno di grip meccanico, hai bisogno di un buon equilibrio, e constatare che ci siamo confermati uno dei migliori team, se non il migliore, è stato decisamente incoraggiante e gli effetti si sentono nell'atmosfera all’interno della squadra, una bella sensazione”.

Personalmente, quanto è stato importante e quanto entusiasmo è arrivato da questo risultato?
“Domenica non sono riuscito a godermelo quanto probabilmente avrei dovuto. Ero ancora abbastanza arrabbiato per la qualifica e non riuscivo a non pensare alla prima fila mancata, per quello che era successo e per le circostanze".

"Sentivo che il secondo posto non era abbastanza considerando il ritmo che abbiamo avuto nel fine settimana, ma la conquista della piazza d'onore ha garantito alla squadra un buon risultato. Poi con il passare dei giorni ho iniziato a rifletterci e ora sono un po' più orgoglioso e un po' più felice del weekend in generale”.

Dopo Monaco cosa possiamo aspettarci da te e dalla Ferrari questo fine settimana?
“Qui a Baku siamo ancora su un circuito cittadino, ma con caratteristiche completamente diverse rispetto a Monte Carlo, ad iniziare da un rettilineo lungo ben due chilometri. Sappiamo che la velocità massima per noi è ancora un punto debole, ma se riusciremo a far funzionare la macchina nelle curve lente come abbiamo fatto a Monaco, potremo essere discretamente competitivi".

"Niente di simile a Monaco, perché quello è uno scenario unico, ma cercheremo comunque di ottenere dei buoni punti e continuare a migliorare come squadra”.

Tra tutti i piloti che quest’anno hanno cambiato squadra, sembra che tu ti sia adattato al meglio e in tempi brevi. Come sei riuscito ad integrarti così bene ed in fretta?
“Non lo so... abbiamo lavorato bene e sta funzionando, penso che ci siano ancora alcune cose da migliorare, ma in generale non ci sono segreti. Ho trascorso e trascorro ancora molto tempo in sede, cercando di capire ogni singolo dettaglio della macchina, anche perché Charles è davvero veloce in qualifica, quindi cerco di capire cosa sta facendo per riuscire ad arrivare a quella performance".

"Le auto di Formula 1 al giorno d'oggi sono così complesse e hanno così tanti parametri da consentire al pilota di poter fare molto per sfruttare la monoposto. Ma allo stesso tempo se non si ha la capacità di adattarsi anche come pilota, è impossibile spremere tutto il potenziale a disposizione".

"Quindi devo ancora cambiare qualcosa nel mio stile, ci vuole una mente aperta che mi consenta di cambiare anche delle cose che magari hanno funzionato quando ero in McLaren ma che funzionano meno sulla Ferrari. Ho bisogno di cambiare un paio di aspetti tecnici nella guida, ma non posso dirvi di più”.

Ti piace questo confronto con Charles?
“Sì, sicuramente, la sfida in sé è piacevole. Lo è meno quando sei in pista e ti mancano due o tre decimi e devi metterti alla prova per trovarli, perché sei costretto ad uscire dalla tua zona di comfort".

"A volte penso di essere stato molto veloce, ma poi Charles fa una curva o un giro che ti mette un po' fuori dalla tua zona di comfort, ed a quel punto sai che per trovare quei decimi che ti servono dovrai cambiare qualcosa, cambiare un po' il tuo stile, ma l'intero processo alla fine è divertente”.

In passato hai parlato di quanto sia sorprendente che delle monoposto di Formula 1 che gareggiano sul filo del decimo siano in realtà molto diverse in termini di guida.
Quando sono passato dalla Toro Rosso alla Renault, ho pensato ‘va bene, queste due auto sono completamente diverse, ma forse è un caso’, ma poi passando dalla Renault alla McLaren è stata la stessa cosa, così come dalla McLaren alla Ferrari".

"Cambiare quattro squadre in pochi anni mi ha portato a constatare che ci sono differenze tra le varie squadre che non sono certo dei dettagli. Quando sono arrivato alla Renault ed ho esordito ad Austin, ho trovato subito un buon passo, ma sentivo che mi mancavano gli ultimi due decimi legati allo sfruttare al meglio la macchina, un margine che arriva dalle mappe di differenziale, dal saper sfruttare il freno motore, da qualche modifica allo stile di guida, sono cose che messe insieme danno i due decimi finali".

"È stata la stessa cosa in McLaren ed è uguale oggi in Ferrari, bisogna capire ed interpretare al meglio tutte le opzioni di configurazione che hai in macchina, capire come usarle, come sfruttarle a seconda della pista, alla fine è una questione d’esperienza, e ci vuole un po' di tempo”.

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