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F1 | Russell: il podio che (non) fa rumore è lo specchio della sua solidità

Febbricitante e incerto fino all’ultimo sulla possibilità di correre, il britannico ha trasformato un weekend difficile a Baku in un prezioso 2° posto, che non dimostra tanto la velocità della W16, quanto più l'abilità del pilota della Stella nel saper sfruttare le occasioni lasciate dal rivali con la solidità che ne ha contraddistinto il 2025.

Gianluca D'Alessandro

Gianluca D'Alessandro

Modificato: 22 set 2025, 14:05

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George Russell, Mercedes

Nella domenica della seconda vittoria consecutiva di Max Verstappen, del primo podio che Carlos Sainz ha regalato alla Williams, della delusione Ferrari e di una battaglia interna in McLaren senza vincitori né vinti, c’è una storia passata quasi in secondo piano, quella del secondo posto di George Russell.

Un risultato arrivato in un fine settimana in cui il britannico ha lottato non solo contro il cronometro e gli avversari in pista, ma anche contro un virus che, fino a poche ore prima dell’inizio delle prove libere, lo aveva lasciato incerto persino sulla possibilità di salire in macchina e prendere parte alle sessioni.

Può sembrare paradossale che in questo contesto il suo settimo podio stagionale non faccia rumore e non faccia notizia, ma è proprio in questa “normalità” che si riflette la solidità che Russell ha costruito nel corso di questo mondiale: la capacità di cogliere ogni spiraglio, di trasformare gli errori altrui in delle opportunità, di restare lucido quando il contesto si fa incerto.

George Russell, Mercedes, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

George Russell, Mercedes, Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images

Il 2025 di Russell inizia a essere quella maturità di chi, negli anni passati, aveva visto sfumare occasioni preziose per un errore di troppo e che oggi, invece, sembra aver trovato il filo della costanza. Non è infatti un caso che, prima dell’inizio della stagione, lo stesso pilota britannico avesse posto come obiettivo a livello personale quello di trovare maggiore consistenza nell’arco del campionato.

In Azerbaijan, quella costanza ha avuto il volto di un pilota febbricitante, ma determinato. Dopo aver saltato le sessioni con i media del giovedì a causa della malattia, il portacolori della Stella ha stretto i denti, scegliendo comunque di scendere in pista nonostante condizioni tutt’altro che ideali. Toto Wolff ha poi rivelato l’entità del suo malessere, raccontando che Russell fosse "veramente malato" e che "ogni giorno, durante la notte, peggiorava sempre di più".

Per questo, già il quinto posto conquistato in qualifica al sabato, pur a un secondo dalla pole, assumeva il valore di un piccolo capolavoro, frutto di un weekend condotto senza sbavature, nonostante la voce roca e affaticata che tradiva la febbre sia nelle interviste sia nei team radio. Un segno evidente di quella malattia che lo ha accompagnato per tutto il fine settimana.

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Mark Thompson - Getty Images

Russell ha raccontato di essere riuscito, finalmente, a riposare qualche ora nella notte di sabato dopo le qualifiche: un recupero prezioso che gli avrebbe permesso, il giorno dopo, di mettere in campo tutte le sue migliori qualità per fare la differenza. Tuttavia, una piccola parte l’ha giocata anche il tracciato. Il circuito di Baku, con i suoi lunghi rettilinei e temperature più fresche, ha ridotto lo sforzo sul pilota.

Non a caso, lo stesso pilota britannico ha ammesso che, se si fosse corso a Singapore, dove umidità e temperature elevate mettono a dura prova chi è nell’abitacolo su un layout già di per sé impegnativo, avrebbe probabilmente alzato bandiera bianca già dal venerdì. A Baku, invece, ha stretto i denti e trasformato un weekend difficile in un podio che racconta molto più di quanto sembri.

"Per fortuna era Baku. Anche se è uno dei circuiti più impegnativi, mentalmente e fisicamente forse è uno dei più semplici. Oggi sto molto meglio. Venerdì e sabato ero davvero a pezzi. E, sapete, se fosse stato Singapore, credo che venerdì avrei gettato la spugna e probabilmente non avrei corso".

Proprio per questo, centrare quel quinto posto in qualifica è stato un passaggio chiave. In una giornata di caduta degli Dei, con McLaren e Ferrari fuori dai giochi, l’obiettivo non era inseguire la prestazione assoluta, ma capitalizzare la situazione. Certo, vedere una Williams e una Racing Bulls davanti alla Mercedes può sembrare insolito per considerarlo un risultato positivo, ma in un contesto dominato dagli errori, la vera forza stava nel non commetterne.

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images

La scelta della Stella di partire con le hard si è rivelata vincente. Nella prima parte di gara Lawson ha fatto da tappo, rallentando il gruppo e, soprattutto, permettendo a Carlos Sainz di costruire quel margine che gli avrebbe poi garantito il terzo gradino del podio. Il momento decisivo è arrivato dopo una ventina di giri, quando la Mercedes ha richiamato Antonelli ai box.

L’effetto a cascata, che ha spinto anche Lawson a rientrare per sostituire la gomma media, ha lasciato la porta aperta a Russell, il quale, in aria pulita, ha potuto spingere e guadagnare decimi preziosi giro dopo giro, fino a completare l’overcut su Sainz. Un’ulteriore conferma del ritmo mantenuto nella fase centrale di gara.

Certo, battere una Williams è qualcosa che molti darebbero per scontato, sebbene la pista di Baku fosse tra le migliori per le caratteristiche della FW47. Ma più di questo, ciò che ha davvero fatto la differenza nel weekend è stata la capacità di restare lontano dai guai, sfruttare le occasioni offerte da rivali potenzialmente più veloci e confermare quella solidità che lo ha contraddistinto per tutta la stagione.

“Tutte le vetture con cui normalmente lottiamo hanno commesso errori o reso meno del previsto, e noi abbiamo raccolto i frutti. Ovviamente sono molto felice di finire secondo, considerando tutto quanto è successo. Credo che le temperature fresche ci abbiano aiutato un po’, quindi è stato bello capitalizzare su tutti questi fattori".

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