F1 | Ricordo Ratzenberger: quando la tragedia dell'ultimo vale quanto quella del primo
Sono trascorsi 32 anni dalla scomparsa del pilota austriaco morto in modo atroce nelle qualifiche del GP di San Marino del 1994. Il suo destino si è incrociato con quello di Senna, perito il giorno dopo. Due uomini con storie molto diverse ma con una sorte simile.
Roland Ratzenberger, Simtek S941 Ford
Foto di: LAT Images
Un testacoda. Una toccata contro il cordolo interno della Tosa gli incrina l’ala anteriore. Niente di percepibile sulla sua Simtek S941. Sarebbe dovuto rientrare ai box per effettuare un controllo, ma ha preferito lanciarsi di nuovo in un giro secco per inseguire la qualificazione nel GP di San Marino 1994, dopo essere riuscito nell’impresa nella gara precedente, il GP del Pacifico disputato ad Aida, l’unica presenza in griglia della sua carriera. Il treno di gomme Goodyear era ancora fresco, avevano fatto solo un run di tre giri, anche se non erano più al top della prestazione.
Roland Raztenberger stava inconsapevolmente giocando con il suo destino: la telemetria, infatti, ha poi dimostrato che già in uscita dalle Acque Minerali si è verificato un piccolo cedimento del flap anteriore, non rilevato dal pilota austriaco.
Percorso il Tamburello con il gas a tavoletta si è materializzato il dramma: l’ala anteriore si rompe sul dritto che porta alla Villeneuve. Un pezzo di flap vola via lontano, perché il carico aerodinamico della S941 lanciata a 308 km/h strappa quell’ala che si è conficcata fra le due ruote anteriori che si sono sollevate dall’asfalto perdendo il controllo della direzionalità.
Roland Ratzenberger, Simtek
Foto di: Sutton Images
Ratzenberger è perfettamente cosciente di essere su un missile senza alcuna possibilità di cambiare direzione. Proprio come Ayrton Senna con il piantone dello sterzo rotto il giorno dopo. L’austriaco è un pilota, un professionista: non si fa prendere dal panico perché pesta violentemente il pedale del freno. Prevale l’istinto di sopravvivenza, ma l’efficacia della staccata è parziale perché con le ruote davanti sollevate l’azione frenante è svolta solo da quelle posteriori, mentre è sul treno anteriore che il sistema agisce maggiormente.
Roland riesce a rallentare la Simtek fino a 228 km/h, ma non può fare altro. E possiamo immaginare quanto cruento sia stato l’impatto contro il muretto della Villeneuve: chissà se ha chiuso gli occhi e tolto le mani dal volante nel momento fatale. L’impatto è fatale. Tragico.
Le immagini sono crude: la S941 dopo il tremendo crash è come impazzita e piroettando perde pezzi fino alla Tosa, come se fossero mattoncini Lego incastrati male. E quel casco bianco e rosso con i colori dell’Austria, ciondola da una parte all’altra come se nel cockpit non ci fosse più un essere umano, ma solo un pupazzo inanimato.
Il telaio si è aperto, mostra un grande buco sul lato sinistro. Roland non ha mai riaperto gli occhi: frattura della base cranica, compressione toracica e dissanguamento per lacerazione dell’aorta. Orribile la scena per i soccorritori con il sangue che ancora pulsa dalla visiera del casco. È l’inizio dell’apocalisse. Sembra morto sul colpo e, grazie a un massaggio cardiaco è stato rianimato. Giusto per trasferirlo all’Ospedale Maggiore di Bologna: non deve spirare in pista, altrimenti c’era il rischio che si fermi tutto.
Roland Ratzenberger ricordato alla Villeneuve nel trentennale della scomparsa
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
I “segnali” del weekend tragico non sono stati colti. Lo spettacolo deve andare avanti. Intanto è morto l’ultimo della griglia e allora si può anche voltare pagina. Con un atteggiamento diverso si sarebbe potuto salvare Ayrton. Ma chi avrebbe potuto pensare che sarebbero morti due piloti nello stesso GP? Il più grande, Magic, e l’ultimo arrivato.
Facevano parte dello stesso mondo, animati dalla passione per le corse. Roland non era un pilota con la valigia (sebbene abbia portato in dote alla Simtek lo sponsor MTv), si era costruito la carriera da professionista con vittorie nelle serie minori e con la partecipazione alle gare Endurance. Era stimato, veloce, ma non era il campione sempre sotto alla luce dei riflettori come Senna, idolatrato dai tifosi.
A distanza di 32 anni da quel maledetto fine settimana di Imola non c’è contrapposizione fra Roland e Ayrton. L’ultimo e il primo sono ricordati come meritano, perché in Paradiso non contano i titoli mondiali...
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