F1 | Ricordo: addio a "Benny" Benassi, meccanico Ferrari dalle mani d'oro
Un brutto male ha spento venerdì sera l'eterno sorriso del capo meccanico della Scuderia che ha vissuto, dal 1969 a metà degli anni 2000, la fulgida storia del Cavallino nelle corse. Il funerale si terrà a Montale lunedì 6 gennaio alle 11,15.
Umberto Benassi
Aveva l’aria del boxeur con quel fisico massiccio, ma bastava guardarlo negli occhi per capire che era un buono. Troppo in fretta se n’è andato Umberto Benassi, per tutti solo “Benny”, capo meccanico della Ferrari che era entrato nel Reparto Corse nel 1969. Dopo Pietro Corradini che ci ha lasciato l’anno scorso, ecco che scompare un altro “non personaggio” della storia del Cavallino.
“Benny” era della generazione dei meccanici dalle “mani d’oro”: oggi in F1 si sostituisce ogni pezzo che si rompe, mentre in altri tempi si cercava di riparare ogni particolare che potesse essere riutilizzato. E, allora, la fantasia unita all’esperienza e a colpi di genialità permettevano di ricostruire monoposto che altrimenti rischiavano di non andare sulla griglia di partenza. Altro che coprifuoco che impone oggi alle squadre di lasciare il paddock all’ora prestabilita. All’epoca era frequente rifare le macchine nella notte, dopo che i piloti le avevano sbattute. E quante cene sono state consumate frugalmente proprio sulle pance delle rosse per non perdere tempo.
Benassi è stato sconfitto venerdì sera 3 gennaio da un brutto male scoperto da poco, all’età di 78 anni. Era nato il 17 gennaio 1947, ma era stato dichiarato all’anagrafe solo il giorno dopo. Una situazione che nel modenese sembrava fosse ricorrente, visto che anche Enzo Ferrari, venuto al mondo il 18 febbraio 1898, era stato registrato due giorni più tardi per una presunta nevicata.
Da qualche anno “Benny” era giustamente a riposo, avendo lasciato al figlio il posto al Cavallino. Era entrato a Maranello che la Scuderia era una struttura ancora “artigianale”, formata da un nucleo di uomini molto ristretto ed è uscito a metà degli anni 2000 che si era trasformata in un’azienda da oltre 800 dipendenti.
I piloti della Ferrari li ha visti tutti in quasi 40 anni di carriera e avrebbe potuto raccontare una montagna di aneddoti ed episodi. Ma era di poche parole e solo quando trovava una certa confidenza si lasciava andare a ricordi che meriterebbero si essere narrati in un libro.
Nel 1989, da capo meccanico di Nigel Mansell, all’insaputa di John Barnard, progettista della 640, vale a dire la F1-89, più nota come “papera”, aprì, pare su indicazione dell’ingegnere Giorgio Ascanelli, due piccole prese d’aria per raffreddare l’alternatore che si surriscaldava e mandava in crisi le elettrovalvole della Moog che azionava il primo cambio semi-automatico con il comando a paddle dietro al volante al posto della tradizionale leva.
Qualcuno lo ricorderà alle Finali Mondiali Ferrari del 1999 a Vallelunga: si era presentato vestito come uno della Banda Bassotti, il personaggio dei fumetti Disney, che “rubò” una ruota scomparendo nel box, facendo il verso con molta ironia al pneumatico scomparso al pit stop di Eddie Irvine al Nurburgring che quasi sicuramente era costato il titolo al pilota irlandese.
Nel 2023 il regista Michael Mann lo aveva inserito nel cast del film “Ferrari” come comparsa: impersonava un meccanico, cioè se stesso, insieme a Pietro Corradini, a un pit stop della tragica Mille Miglia del 1957.
Le esequie si terranno a Montale lunedì 6 gennaio alle 11,15. La redazione di Motorsport.com porge le condoglianze alla famiglia Benassi e agli amici.
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