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F1 | Regolamento 2026: critiche dai piloti esperti. Ci sono criticità oggettive che vanno risanate

I piloti esperti e già vincenti hanno espresso pareri negativi sul nuovo regolamento 2026 di F1, mentre i più giovani anno mostrato apertura e adattamento. Ci sono però criticità oggettive già sorte nei test e dovranno essere discusse e sistemate il più presto possibile.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Mark Thompson / Getty Images

Max Verstappen ha definito le monoposto 2026 “delle Formula E con gli steroidi”. Lewis Hamilton ha paragonato il feeling di guida in alcuni tratti del circuito di Sakhir a quello delle GP2 (oggi F2) che guidava a inizio carriera. Fernando Alonso, con la consueta ironia, ha spinto il concetto ancora oltre, sostenendo che anche lo chef dell’hospitality potrebbe mettersi al volante della sua macchina. Giudizi suonano come verdetti definitivi sulle scelte compiute da FIA e motoristi nel 2021, quando furono tracciate le linee guida di questa nuova generazione di power unit.

Portare alla luce delle criticità è sempre un esercizio salutare, e spesso a farlo per primi sono i piloti con una posizione più solida nel paddock, uno status che li mette al riparo dalle reazioni della governance della Formula 1. Tuttavia, quanto emerso nei tre giorni di test a Sakhir non ha trovato un coro unanime. I problemi ci sono, ed è innegabile. Ma altri piloti, come Norris e Antonelli, hanno evidenziato anche aspetti positivi, mostrando un atteggiamento più aperto nel concedere alle nuove regole il beneficio del dubbio.

C’è poi un elemento interessante che emerge ascoltando le dichiarazioni. I più esperti e titolati, forti di una sicurezza costruita negli anni, tendono a percepire ogni cambiamento come una potenziale minaccia alla propria comfort zone. Al contrario, per i più giovani il cambiamento rappresenta un’opportunità: la possibilità di azzerare parte del divario di esperienza con gli avversari più navigati. Anche questo fattore va considerato, perché in Formula 1 nulla viene detto davvero per caso, ogni parere e ogni opinione è sempre contaminata dall’interesse dei colori che si vestono.

Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Fernando Alonso, Aston Martin Racing

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Al di là delle sfumature, però, le questioni che finiranno sul tavolo della prossima Formula 1 Commission sono concrete. Serve un approccio pragmatico, capace di valutare e decidere in tempi rapidi. Andrea Stella ha già sottolineato la necessità di introdurre correttivi per risolvere alcune criticità emerse nei primi test in Bahrain, a partire dalle partenze. Tra i temi in discussione ci sarà anche la difficoltà nei sorpassi, un problema in parte inatteso ma emerso con chiarezza nelle prime simulazioni di gara.

Si tratta di aspetti che possono essere affrontati e risolti in tempi relativamente brevi, a condizione che tutte le parti coinvolte remino nella stessa direzione. Serve una visione d’insieme che superi gli interessi di parte; in caso contrario, il rischio è un lento trascinarsi tra discussioni e polemiche.

L’origine di questa situazione risale a quattro anni fa. Il timore di ritrovarsi con soli due motoristi (dopo l’addio di Honda e con il disimpegno Alpine nell’aria) fece scattare l’allarme tra FIA e Liberty Media. Per rendere la categoria appetibile ad Audi e Porsche (anche se quest’ultima si è poi tirata indietro all’ultimo momento), e per convincere Honda a rientrare, si scelse di approvare la ripartizione al 50% tra potenza elettrica ed endotermica.

L’errore (grave) è stato fatto nel 2021, oggi servono correttivi e servono in fretta. Evidenziate le criticità, è fondamentale creare un fronte comune per evitare di disperdere tempo nei complessi iter necessari a modificare regolamenti tecnici e sportivi, anche solo in minima parte. Il ruolo della FIA sarà determinante, ma non sufficiente senza una reale convergenza d’intenti.

Poi ci sarà il lavoro più lungo e delicato: intervenire gara dopo gara per individuare le priorità, risolverle e, parallelamente, iniziare a riflettere su eventuali aggiustamenti strutturali nel medio-lungo periodo. Se in questo percorso dovessero prevalere logiche di interesse particolare a scapito della visione d’insieme, sarebbe un errore non meno grave di quello compiuto quattro anni fa.

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