Red Bull sugli scudi, Mercedes senza anticorpi per la sconfitta

Max Verstappen, vincendo il GP di Monaco, porta la Red Bull in testa alle classifiche dei due mondiali scavalcando una Mercedes molto vulnerabile nel Principato. La squadra di Toto Wolff mostra delle crepe nella gestione delle W12 in difficoltà nel mandare in temperatura le gomme. La squadra di Milton Keynes raccoglie un successo importante confermando il ruolo di grande favorita in questa stagione combattutissima.

Red Bull sugli scudi, Mercedes senza anticorpi per la sconfitta

Era favorito e ha vinto, rispettando i pronostici della vigilia. Quello che non era in preventivo, e si è rivelata una grande sorpresa per Max Verstappen e la Red Bull, è la doppia leadership nelle classifiche del Mondiale all’indomani del Gran Premio di Monaco.

E pensare che dopo le qualifiche Verstappen era nella lunga lista dei delusi per non essere riuscito a completare il giro finale che (a suo dire) gli avrebbe garantito la pole position.

Poi nell’arco di due ore è accaduto molto. La prima buona notizia (per Verstappen) è stato il forfait di Charles Leclerc, assenza che gli ha garantito di scattare dalla posizione più avanzata della griglia di partenza.

Un’opportunità che ha sfruttato al meglio, dominando la gara monegasca e salendo su quel podio mai assaggiato in precedenza. Ma non è tutto, perché la notizia più a sorpresa di giornata è probabilmente l’harakiri della Mercedes, che ha vissuto a Monte Carlo il weekend più negativo degli ultimi tre anni.

Da questo cocktail è emerso un Verstappen leader del Mondiale, con quattro punti di vantaggio su Hamilton.

Nell’arco di una gara Lewis ha visto svanire il vantaggio costruito tra Bahrain, Portimao e Barcellona, e non stupisce più di tanto il nervosismo apparso dopo le qualifiche e amplificato da una gara in cui il muretto box ha preso un rischio che ha presentato un conto salato: puntare sull’undrcut in una giornata in cui a pagare è stato l’overcut.

Il muretto box Mercedes, come da tradizione, si è mosso in autonomia, richiamando Hamilton per primo nella speranza di mettere a segno un undercut su Galsy, ma è stato un boomerang.

Oggi a Monaco (e non è la prima volta) ha pagato restare in pista un giro in più piuttosto anche anticipare la sosta, e la beffa per Hamilton e la Mercedes è stata non solo quella di tornare in pista alle spalle di Gasly, ma anche di Sergio Perez e un Sebastian Vettel in grande spolvero.

“Ci è costato tre posizioni – ha commentato Hamilton – non abbiamo fatto un buon lavoro. Non siamo stati in grado di performare come avremmo dovuto nell’arco dell’intero weekend, ma ora ci concentreremo sulla prossima gara. A Baku troveremo probabilmente le stesse temperature di Monaco, potremmo ritrovarci a lottare con gli stessi problemi”.

È difficile avere la percezione dei valori in campo in una stagione in cui poche variabili, apparentemente insignificanti, hanno un impatto decisivo sulle classifiche.

La Mercedes solo due settimane fa aveva lasciato Barcellona con conferme sul fronte tecnico e certezze sul valore aggiunto del gruppo di strateghi che opera al muretto box.

Quattordici giorni dopo sotto processo c’è una vettura che non porta le gomme in temperatura e una gestione della corsa che ha peccato di presunzione. Un ribaltone, non solo nei numeri delle classifiche del Mondiale, ma anche nel bilancio finale di una trasferta terribile per Mercedes come esaltante per la Red Bull.

Che quella verso l’ottavo titolo Mondiale non sarebbe stata una cavalcata solitaria come nelle due stagioni precedenti era parso subito chiaro, sia a Hamilton che alla Mercedes. Ma le difficoltà si stanno rivelando più grandi del previsto, e qualche crepa inizia a farsi strada in un gruppo cementato da anni di successi.

Serve una reazione immediata per tornare nell’habitat naturale del team Mercedes, perché non sembra avere gli anticorpi necessari per affrontare momenti di difficoltà come quelli visti questo weekend a Monte Carlo.

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