F1 | Red Bull: se Max dovesse andarsene servirà una macchina "universale"
Red Bull corre ormai da anni puntando su una monoposto che calza a pennello per il solo Verstappen. Ma se Max dovesse decidere di abbandonare Milton Keynes, il team di Horner dovrà tornare a produrre una monoposto che possa funzionare per due piloti.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images via Getty Images
Nel paddock iniziano a chiamarla “l’ammazza carriere”. Non è una cattiveria gratuita, il soprannome dato alla seconda monoposto Red Bull posa su risultati emersi nell’arco di oltre sei stagioni. Negli ultimi quindici weekend di gara (i cinque finali del 2024 più i nove fin qui disputati nella stagione in corso) la Red Bull affidata a Max Verstappen ha conquistato 220 punti. La vettura gemella, passata nelle mani di Sergio Perez, Liam Lawson e Yuki Tsunoda, non ha superato quota 9. Nella storia della Formula 1 i gap tra compagni di squadra sono una costante sin dai primi anni, ma nell’era moderna una differenza di performance così evidente tra un pilota e ben cinque differenti compagni di squadra non si era mai vista.
Nell’arco di sei stagioni ci sono stati solo pochi mesi in cui la Red Bull ha potuto contare su un equilibrio di risultati tra le sue due monoposto. Ad inizio 2023 Perez e Verstappen si divisero le vittorie nelle prime quattro gare, poi Max prese il volo infilando dieci successi consecutivi. Per ‘Checo’ il tracollo è arrivato dodici mesi dopo, con l’ottava posizione nella classifica finale del mondiale che ha decretato la conquista del quarto titolo di Verstappen. Tra i due il gap finale è stato di ben 242 punti. Helmut Marko è corso ai ripari con la promozione in prima squadra di Liam Lawson, operazione che ha portato ad un nuovo record negativo. Nel 2019 Gasly fu bocciato dopo dodici Gran Premi, Lawson dopo soli due weekend di gara.
L’arrivo di Tsunoda è sembrato garantire qualche piccolo passo avanti, poi tutto è tornato come al solito. Al termine delle qualifiche di Barcellona la ventesima posizione di Yuki (a sei decimi da Verstappen) è stata un’ulteriore conferma di come la strada imboccata dalla Red Bull sia una scommessa ad alto rischio. Non è un caso che dopo anni di commenti velenosi sui vari compagni che si sono susseguiti al fianco di Verstappen, all’indomani del weekend di Barcellona Marko abbia cambiato direzione, sottolineando la necessità di concedere a Tsunoda più tempo per adattarsi alla monoposto.
Yuki Tsunoda, Red Bull Racing
Foto di: Pirelli
Essersi assicurato il talento di Verstappen per Marko è stato il colpo della vita. Senza Max il bilancio delle ultime dieci stagioni della Red Bull sarebbe profondamente diverso, ma poter contare su un talento straordinario ha anche innescato un sistema che di fatto oggi rende la squadra ostaggio di un pilota. La ricerca di performance portata avanti dagli ingegneri è andata a scapito della guidabilità della monoposto, une pecca coperta da Verstappen in un modo che solo lui riesce a fare. Di fatto le vittorie ottenute da Max nell’ultimo anno e mezzo sono arrivate su un tappeto sotto al quale sono tuttora nascosti diversi problemi.
L’arrivo di Tsunoda al fianco di Verstappen è sembrata una soluzione più solida rispetto alla scelta di Lawson, promosso in Red Bull con solo una decina di Gran Premi alle spalle spalmati su due stagioni. Ma anche qui, nulla è cambiato. Il passo-gara di Yuki si è confermato accettabile in più occasioni, ma la performance in qualifica finora è sempre stata molto
lontana da quella garantita da Verstappen. Le parole di Tsunoda sono state le stesse pronunciate in precedenza da Lawson e Perez, ovvero le reazioni della monoposto sono imprevedibili. Reazioni che Verstappen riesce a domare, grazie al talento ma anche ad una conoscenza totale della squadra. Essere in un team da dieci anni vuol dire aver assimilato tutte le scelte fatte dalla squadra nel corso degli anni, una alla volta, imparando a gestire la macchina e a trovare la giusta fiducia passo dopo passo. Chi arriva oggi in Red Bull si imbatte in un pacchetto sconosciuto da dover assimilare in pochissimo tempo, come accaduto a Lawson, un’impresa praticamente impossibile.
Nello scenario che ha preso forma negli ultimi anni la Red Bull è diventata un ‘one car team’, ovvero, una squadra che per quanto riguarda la prestazione assoluta può contare sul solo Verstappen. Finora le controindicazioni sono emerse nella classifica Costruttori, dove lo scorso anno si è classificata terza nonostante il titolo mondiale piloti di Verstappen, ma il rischio maggiore che corrono a Milton Keynes è un futuro senza Max. Al di là di quelle che saranno le scelte di Verstappen, per la Red Bull sarà fondamentale tornare a progettare delle monoposto con una finestra di funzionamento un po' più ampia di quella attuale, una fessura che nelle ultime stagioni è riuscito a centrare solo il talento di Max.
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