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F1 | Red Bull, Sakhir ha messo a nudo tutti i limiti: “Situazione inaccettabile”

Alto degrado, pit stop lenti e una vettura "umorale". In questo scenario, il sesto posto centrato da Verstappen sembra quasi ossigeno che arriva sullo sfondo di una crisi che non si può nasondere con la sola vittoria di Suzuka tra alti e bassi. Per questo, subito dopo la gara è stata convocata una riunione d'emergenza con tutti i vertici del team.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Dopo la splendida vittoria della scorsa settimana a Suzuka, è quasi paradossale che il sesto posto finale in Bahrain possa rappresentare un sospiro di sollievo per la Red Bull. Eppure, per quanto si è visto a Sakhir, sia nell'evoluzione del weekend nel suo complesso, sia nell’andamento della gara, la sesta posizione ottenuta da Max Verstappen è ossigeno che arriva sullo sfondo di una crisi.

Per tutto il fine settimana, la Red Bull ha affrontato i classici problemi già emersi in altri appuntamenti: mancanza di performance, bilanciamento imperfetto e un degrado degli pneumatici eccessivo. Se in Giappone il nuovo asfalto aveva contribuito a mascherare questi limiti, in Bahrain — una delle piste più impegnative del mondiale in termini di gestione delle gomme — tutte le difficoltà sono venute a galla.

L’aspetto interessante è che questi problemi potevano essere già previsti. Verstappen era infatti l’unico pilota tra quelli dei top team a disporre di due set di gomme hard, la mescola più dura, a conferma del fatto che il team di Milton Keynes si aspettasse di soffrire sul fronte del consumo, decidendo quindi di cautelarsi.
Il problema è che la hard non si è rivelata una gomma adatta alla gara: anzi, realisticamente, è stata la meno efficace tra tutte quelle utilizzate nel Gran Premio.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Clive Rose / Getty Images

Come previsto, la media si è dimostrata la soluzione migliore, specie considerando che quest’anno è stata resa più morbida, diventando un’ottima alternativa alla hard, più resistente ma anche sensibilmente più lenta.

Le difficoltà con la hard sono apparse evidenti fin da subito, tanto che anche Jack Doohan — che montava la media e si era fermato un giro prima dell’olandese — è riuscito non solo a mantenere un passo simile a quello del tre volte campione del mondo, ma anche ad avvicinarsi fino a entrare in zona DRS.

A complicare ulteriormente la giornata sono arrivati pit stop insolitamente lenti: un paradosso per una squadra che, per anni, è stata la più veloce e costante della griglia. Se nel primo cambio gomme si è verificato un problema con il semaforo (che ha coinvolto anche Yuki Tsunoda), a rallentare la seconda sosta è stato un inconveniente all’anteriore destra.

Lewis Hamilton, Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing

Lewis Hamilton, Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Clive Rose / Getty Images

L’intervento della Safety Car ha rimescolato le carte, con Verstappen che si era fermato appena un paio di giri prima della neutralizzazione per abbandonare la hard e montare la media, pur sapendo che avrebbe dovuto affrontare uno stint conclusivo di oltre trenta giri.

Con i distacchi azzerati e alcuni avversari su mescole meno performanti, Verstappen è riuscito non solo a mantenere un buon ritmo, ma anche a recuperare alcune posizioni, superando tra gli altri Pierre Gasly nel giro finale e conquistando così il sesto posto. Un risultato che, senza dubbio, non può essere considerato sufficiente se l’obiettivo è lottare per il mondiale.

Come se la mancanza di passo non bastasse, alle difficoltà in Bahrain si sono aggiunti due pit stop tutt’altro che impeccabili e, soprattutto, i problemi ai freni, di cui Verstappen si è lamentato sia in qualifica che in gara, nonostante il cambio del materiale frenante effettuato prima del via.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images

Dopo aver chiuso a 34 secondi dal vincitore, la McLaren di Oscar Piastri, il team ha convocato una riunione improvvisata con le sue figure chiave in pista per discutere le prossime mosse: Christian Horner, il consigliere Helmut Marko, il direttore tecnico Pierre Wache e il capo ingegnere Paul Monaghan, ovvero i principali vertici del mondo Red Bull.

“È un giorno molto difficile per la Red Bull, questo è evidente a tutti noi”, ha dichiarato Marko ai giornalisti, tra cui Motorsport.com, al termine dell’incontro. “Dobbiamo ritrovare al più presto buone prestazioni dalla vettura, e anche i pit stop devono tornare a funzionare. La macchina non è la più veloce e i pit stop non funzionano. Questo non è accettabile.”

Alla domanda di Motorsport.com su quanto fosse preoccupante il passo falso in Bahrain, Marko non ha nascosto la complessità della situazione, sottolineando come la vittoria di Suzuka non sia sufficiente a cancellare tutto. In Australia è arrivato un secondo posto, mentre in Cina alcuni errori di strategia hanno un po’ nascosto il reale potenziale della RB21. Tuttavia, alti e bassi come questi non permettono di affrontare la McLaren con la continuità necessaria per restare in lotta.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Clive Rose / Getty Images

“È molto allarmante. Sappiamo di non essere competitivi, e nelle prossime gare apporteremo modifiche, sperando che funzionino. Abbiamo molti problemi. Il principale è il bilanciamento. Oltre a questo, sono emersi i problemi ai freni. E poi i pit stop non hanno funzionato. Si è aggiunto un problema dopo l’altro.”

Anche Verstappen, nel post-gara, ha tracciato un bilancio piuttosto netto di quanto accaduto: “È andato storto tutto ciò che poteva andare storto. Il ritmo è stato pessimo. Abbiamo i nostri problemi, e anche se vinci una gara, questi non spariscono. Dobbiamo continuare a discuterne e cercare di migliorare.”

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