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F1 | Red Bull RB22: è giunonica anche per bilanciare la distribuzione dei pesi

La monoposto di Milton Keynes non è al livello che ci si aspettava: la power unit fatta in casa non è affatto male, mentre i problemi sono di telaio e aerodinamica. In programma ci sono interventi nel retrotreno nella speranza di introdurre anche lo scarico soffiato come quello Ferrari sulla SF-26.

Max Verstappen, Red Bull Racing, Isack Hadjar, Red Bull Racing

La Red Bull sembra aver perso l’anima. Guardando la classifica del mondiale Costruttori dopo tre gare verrebbe da pensare che la squadra di Milton Keynes non sia più un top team. È scivolata al sesto posto fra le squadre, superata dalla Haas che ha 18 punti e si trova alla pari con l’Alpine, mentre la Racing Bulls è subito dietro ad appena 2 lunghezze. 
Ma Verstappen, pilota quattro volte campione del mondo, l’anno scorso in lizza per il titolo fino all’ultimo GP, è stato battuto per appena due punti da Lando Norris con la McLaren.

L’olandese è scivolato ai margini della graduatoria iridata: vederlo nono con 15 punti è una sofferenza e non deve stupire che a ogni piè sospinto minacci il ritiro dalla F1. Ovviamente non rinuncerà agli 80 e passa milioni di euro che mette insieme ogni anno, ma è più probabile che stia mettendo pressione alla squadra perché intervenga in fretta sulla RB22 e alla FIA perché riveda le regole prima di Miami nel modo più appropriato. 
Qualcuno potrebbe pensare che il punto dolente sia la nuova power unit fatta in casa.

Niente di più sbagliato, perché l’unità prodotta da Ben Hodgkinson, l’ex motorista Mercedes, è più che dignitosa. C’è chi avrebbe lasciato intendere che ci fosse un po’ di pretattica nel non sfruttare appieno il potenziale della PU siglata DM 01 in onore di Dietrich Mateschitz, patron Red Bull prematuramente scomparso. Pare sia una balla colossale, perché nel paddock è chiaro a tutti che il 6 cilindri endotermico è fra i motori più interessanti della griglia. 

La power unit della Red Bull

La power unit della Red Bull

Foto di: AG Photo

Cosa sta succedendo al team pluri iridato? Secondo Laurent Mekies, team principal di Milton Keynes, la squadra paga un ritardo di preparazione causato dall’aver voluto sviluppare la RB21 fino alla fine nel confronto con Morris: “Ora, è chiaro che il tempo e le energie investite nel tentativo tardivo dell’anno scorso hanno un impatto sul punto di partenza del 206. E, quindi, oggi ne paghiamo un po’ il prezzo. Lo usiamo come scusa? No. Non siamo soddisfatti del punto di partenza, ma pensiamo di poter superare queste difficoltà”. 

Quali sono i problemi della RB22? Tanti, troppi ma non riconducibili alla power unit. I guai sono di telaio e aerodinamica. L’uscita di Adrian Newey, il “genio” che è andato all’Aston Martin, ha sicuramente pesato, ma lo staff diretto da Pierre Waché ha iniziato la stagione con una monoposto molto sovrappeso. Si parla di una ventina di chili, un prezzo che costa circa sei decimi al giro.  

Come mai a Milton Keynes non hanno centrato l’obiettivo del peso? Sarebbe emerso un problema nella ripartizione dei pesi che è controllata per regolamento. Per equilibrare la massa, infatti, sarebbe stato necessario aggiungere del peso per portare la vettura ai vincoli normativi. Evidentemente il packaging della power unit non è stato impeccabile e ritrovare l’obbligatorio bilanciamento non è avvenuto gratis.  

In Giappone la squadra ha portato un pacchetto di aggiornamento nella speranza di migliorare la situazione, ma le novità affidate solo a Max Verstappen non hanno funzionato, rendendo la vettura molto instabile e difficile da guidare per il quattro volte campione del mondo. Probabilmente è iniziato il difficile lavoro di alleggerimento della vettura e con la nuova bocca dei radiatori e un andamento più sottile delle fiancate, può essere migliorata l’efficienza riducendo la resistenza all’avanzamento, ma modificando il centro di pressione aerodinamica può essere che la RB22 sia diventata una sorta di cavallo imbizzarrito. 

Il cambio della Red Bull RB22

Il cambio della Red Bull RB22

Foto di: AG Photo

Nei piani si sussurra la possibilità di accorciare leggermente il passo intervenendo, forse, sulla struttura del cambio: l’intenzione sarebbe di disporre di un differenziale spostato più indietro rispetto a oggi, per cercare magari di sfruttare un’idea introdotta dalla Ferrari. 

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