F1 | Red Bull: motore promettente su una RB22 che piace a Verstappen
La squadra di Milton Keynes è stata sottoposta a un tour de force per ricostruire la vettura schiantata martedì da Hadjar, ma il quattro volte campione del mondo ha potuto valutare il potenziale del progetto curato da Pierre Waché. Mancano dei chilometri di percorrenza ma il pacchetto sembra promettente.
Max Verstappen, Red Bull Racing
C’erano anche gli uomini Ford a seguire da vicino il debutto della power unit Red Bull Powertrains DM01 nello Shakedown di Barcellona. Per la squadra di Milton Keynes si è trattato di un fatto epocale che ha trasformato quelli che erano in “bibitari”, prima in telaisti, e poi in Costruttori globali. Un passaggio coraggioso, oltre che molto costoso, dopo che la Honda aveva deciso di girare i tacchi dalla F1 per poi tornare precipitosamente con l’Aston Martin.
E il debutto della RB22 a Montmelò ha regalato molte emozioni a una squadra che di solito ha un approccio molto cinico alle corse: lo staff di Laurent Mekies ha messo in fila una serie di debutti: la power unit, la nuova monoposto agile e la prima uscita di Isack Hadjar, fresco compagno di squadra di Max Verstappen.
Al completamento dei cinque giorni di test spagnoli qual è stato il bilancio Red Bull? A giudicare dalla tabella dei tempi, trovare Super Max al settimo posto farebbe storcere la bocca considerato che l’olandese si è preso 1”238 da Lewis Hamilton, il più veloce con la Ferrari SF-26 dotata di gomme soft. Ma va detto subito che la squadra di Milton Keynes non cercava le prestazioni, ma solo scoprire come la nuova vettura firmata da Pierre Waché fosse in grado di esprimersi nella complessa interpretazione delle nuove regole.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Formula 1
La power unit DM01 non sarà probabilmente la più potente (il riferimento è per tutti quella Mercedes, ma da subito ha rivelato di essere nata... sana, senza grandi difetti di gioventù, segno che con la RB22 può costituire un pacchetto da tenere d’occhio.
"Abbiamo molto da imparare da questa settimana – ammette Laurent Mekies - ma l'esperienza e la precisione di Max nel dare indicazioni agli ingegneri ci aiuteranno a definire i preparativi per il Bahrain e oltre. Per quanto riguarda le aspettative che ci eravamo posti sulla power unit in questi primi tre giorni, non posso che sottolineare quanto siamo tutti orgogliosi di quelli che ci hanno messo a disposizione questa power unit. Certo, è ancora presto e niente è perfetto, ma abbiamo già iniziato a capire come farla funzionare al meglio".
Se il motore è andato oltre le più rosee previsioni, è lecito chiedersi quale sia il giudizio sulla monoposto: rispetto a tutte le altre, bisogna ammetterlo, Waché ha preso una linea di sviluppo diversa, con forme delle pance non scavate sotto alla bocca dei radiatori ma con una ricerca dello scivolo superiore che porta il flusso verso il fondo e che alimenta il vistoso buco al lato del diffusore, con un sistema di raffreddamento della PU ancora una volta singolare.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Racing
Red Bull deve offrire all’olandese una macchina competitiva per dissuaderlo dall’idea di abbandonare Milton Keynes prima della scadenza del contratto, magari inseguendo una vettura con il motore Mercedes. Il compito è molto difficile, ma Verstappen, non in perfetta forma fisica venerdì, ha coperto 118 giri dei 303 messi insieme nei tre giorni dei cinque consentiti in pista.
La Red Bull ha dovuto ricostruire mezza macchina per la dura botta di Isack Hadjar martedì sul bagnato. Il francese era appena passato alle gomme intermedie (forse troppo presto) e ha sbattuto violentemente contro le barriere dell’ultima curva, danneggiando seriamente il retrotreno e non solo.
È iniziata una corsa per approvvigionare i pezzi di ricambio (alcuni sono stati costruiti in fretta e furia) nella factory di Milton Keynes e poi è stato organizzato un volo speciale per averli a disposizione giovedì sera in autodromo per l’assemblaggio della RB22 nella notte.
Isack Hadjar, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Verstappen, quindi, non ha minimamente cercato un tempo, preferendo raccogliere dati sul comportamento della vettura e della power unit, pensando al lavoro di sviluppo di questa vettura che si è presentata con una grande personalità.
Il quattro volte campione del mondo è una risorsa straordinaria per la squadra perché alle indiscutibili doti di velocità, abbina una grande sensibilità nel lavoro di messa a punto. Essendo un fruitore del simulatore accanito, Max ha sviluppato una capacità di capire quali sono le strategie migliori per sfruttare il (limitato) potenziale elettrico a disposizione, dando preziosi feedback ai tecnici.
La Red Bull, insomma, al di là delle oggettive difficoltà, non si è interessata ai tempi, sebbene avesse basato il lavoro di sviluppo della vettura sulle gomme Pirelli soft C3 (non aveva selezionato le C1 e aveva scelto un solo treno di C2) per comprenderne il comportamento.
A giudicare dai sorrisi di fine test, le indicazioni emerse sono state positive anche per Hadjar: il francesino, alla prima uscita nel confronto con Max, ha limitato il suo divario a sei decimi. Pesa il botto sul bagnato di martedì (l’unico dei cinque giorni catalani) che ha complicato i piani della squadra, ma il ragazzo sembra essersi inserito bene all’interno di un team che ha sempre e solo lavorato per Verstappen...
"Abbiamo completato più di cento giri lunedì con Isack, mentre martedì è stato un giorno più difficile per noi. Max ha girato al mattino e ha fatto solo un long run prima che iniziasse a piovere. Siamo passati a Isack nel pomeriggio. È uscito di pista a fine giornata in condizioni molto difficili e con ancora molte cose da sistemare sulla vettura. È stato un peccato, ma sono cose che possono succedere...”.
Si sente che non c’è più Helmut Marko nel box...
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