F1 | Red Bull, Marko cerca ancora ciò che non c'è: un Max-bis. E' ora di cambiare metodo?
Helmut Marko continua a cambiare il compagno di squadra di Verstappen, cercando un altro talento di quella portata. Ma, a oggi, non c'è e continua a bruciare buoni piloti dall'academy. McLaren ha mostrato che usando un altro approccio le cose possono migliorare: Piastri ne è esempio chiaro...
Liam Lawson, Red Bull Racing, Helmut Marko, Red Bull Racing
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
Avanti un altro. Yuki Tsunoda è stato ufficialmente convocato al torneo di roulette russa Red Bull diretto da Helmut Marko. Liam Lawson ne è uscito malconcio, la gioia della promozione al fianco di Max Verstappen è stata vissuta a motori spenti, dal momento in cui è sceso in pista (nelle prove precampionato in Bahrain) è iniziato a scivolare nell’incubo. Per prepararsi ha avuto a disposizione un giorno e mezzo di test a Sakhir e tre sessioni di prove libere complessive tra Melbourne e Shanghai. Poi è arrivato il momento dei verdetti e per Lawson non sono state buone notizie.
Alexander Albon (26 gare al fianco di Max Verstappen e messo alla porta alla fine del 2020) è stato il pilota che ha radiografato meglio di ogni altro cosa vuol dire guidare una Red Bull: “È come usare un computer con il mouse al massimo della sensibilità”. Le immagini on-board sono abbastanza esplicative. Nel poco tempo che ha avuto a disposizione, Lawson ha lottato costantemente con le reazioni della RB21, ogni tentativo di portare velocità in curva si è sempre concluso con vistose correzioni e l’impossibilità di raggiungere l’apice. Un incubo.
Liam Lawson, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Il punto è che Verstappen le monoposto realizzate a Milton Keynes le guida da anni, ed anche molto velocemente. Eppure, a metà 2024 un allarme lo ha lanciato anche Max, perché da quando la Red Bull ha dovuto rispondere alla crescita della McLaren, la macchina ha fatto un ulteriore step verso l’estremo rendendo la guidabilità ancora più problematica. Per Marko la soluzione è semplice, basta trovare un altro Verstappen, ma la realtà dei fatti dice che in Red Bull stanno cercando un pilota che non c’è. E mentre Marko spera nel miracolo, il vivaio continua a preparare giovani piloti per una missione con scarse possibilità di successo.
La squadra è in un tunnel, con due scenari all’orizzonte: la scoperta di un Verstappen-bis o un drastico cambio di direzione che rimetta tra i parametri alla base di un progetto anche la guidabilità. Fino a quando non prenderà forma una delle due soluzioni la Red Bull continuerà a correre con una monoposto, o nel migliore dei casi, con una e mezza. Al momento sembra prevalere la visione Marko, e così sarà fino a quando Verstappen non punterà i piedi. Una possibilità oggi più probabile, perché un conto è stringere i denti ma almeno avere una monoposto vincente, altra cosa è lottare per obiettivi meno gratificanti.
Yuki Tsunoda, RB F1 Team
Foto di: Red Bull Content Pool
Il prossimo fine settimana, nella gara di casa, sarà il momento di Tsunoda. Nel caso di Yuki la posta in palio è meno alta. Mentre Lawson è stato sacrificato con la consapevolezza di mettere in macchina un pilota che non aveva mai disputato una stagione completa in Formula 1 (Liam non aveva mai corso a Melbourne e Shanghai), Tsunoda potrà contare sull’esperienza maturata nell’arco di quattro stagioni in Racing Bulls. Yuki è anche consapevole di essere vicino ad un bivio che deciderà il futuro della sua carriera, visto che a fine stagione il rapporto tra Honda (suo primo sponsor) e Red Bull si concluderà. Tsunoda ha poco da perdere, se il feeling con RB21 dovesse rivelarsi positivo sarebbe un vero e proprio bingo, viceversa tornerà al punto di partenza.
Diverso è invece lo scenario per Lawson. Il ritorno in Racing Bulls (copione già visto) è l’anticamera verso l’addio definitivo, nessuno ha mai avuto una seconda chance di risalire al volante di una Red Bull. E senza questa prospettiva la retrocessione in Racing Bulls diventa una sorta di sussidio in attesa di opportunità alternative. È un peccato assistere al drastico cambio di prospettiva di un giovane di valore come Liam nell’arco di tre mesi, ma questo è. La Red Bull è ovviamente libera di muoversi come meglio crede, d’altronde nessuno dei piloti junior si lega alla Academy con un fucile puntato alla testa.
Oscar Piastri, McLaren, Andrea Stella, McLaren, Zak Brown, McLaren
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Una riflessione però andrebbe fatta, perché quello Red Bull non è il solo metodo che funziona in Formula 1. Domenica sera, dopo la vittoria di Piastri a Shanghai, il team principal della McLaren Andrea Stella ha raccontato tutto il lavoro svolto con Oscar per risolvere i problemi emersi nelle due stagioni precedenti dal confronto diretto con Norris. Mesi di attività, tanti Gran Premi rivisti insieme per cogliere le criticità e le scelte sbagliate.
Proprio a Shanghai, nel 2024, Norris si classificò in seconda posizione, mentre Piastri non andò oltre l’ottavo posto, rimediando più di quaranta secondi dal compagno di squadra. “Ricordo di essermi grattato un po' la testa e di aver detto ad Oscar che c’era molto da imparare da quella gara – ha ricordato Andrea Stella – ed ora posso dire che tutto il lavoro fatto insieme lo abbiamo capitalizzato nel migliore dei modi”. Anche questo è un metodo che può funzionare nella Formula 1 moderna.
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