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F1 | Red Bull: la RB22 è un fiorire di piccole idee di micro-aerodinamica

La squadra di Milton Keynes ha l'ambizione di restare nei quattro top team, anche se fa debuttare la propria power unit, trasformando i "bibitari" in veri Costruttori. Lo staff tecnico di Waché cerca il carico aerodinamico proponendo una serie di concetti che nobilitano i dettagli...

Red Bull RB22, dettaglio tecnico

Red Bull RB22, dettaglio tecnico

Foto di: AG Photo

La Red Bull vuole essere protagonista anche con le monoposto agili. Dopo tre dei quattro anni di regolamento con le vetture a effetto suolo dominati da Max Verstappen, c’è l’incognita di cosa la Casa di Milton Keynes riuscirà a fare nel 2026. Il dubbio non era tanto sulle capacità dello staff di Pierre Waché di pensare una macchina competitiva, quanto capire se la power unit realizzata da Ben Hodgkinson sia in grado di sfidare i grandi Costruttori che hanno una grande tradizione anche in F1. 

Mercedes, in questo momento, è considerata l’indiscusso punto di riferimento, ma Ferrari non sembra lontana con Audi più staccata e Honda... dispersa, almeno in questa prima fase. RBPT, grazie alla stretta collaborazione con Ford, sembra aver svolto un lavoro incredibile con il 6 cilindri DM01: anche nella seconda sessione di Sakhir sono stati raccolti dati per quasi 1.800 km. Ovviamente non mancano i problemi di gioventù, ma la squadra con a capo Laurent Mekies conta di restare con merito nei quattro top team. 

La power unit della Red Bull

La power unit della Red Bull

Foto di: AG Photo

Fatte queste doverose premesse (è bene ricordarlo i “bibitari” sono diventati anche dei Costruttori di motori), è lecito domandarsi quali ambizioni si celano dietro alla RB22, la prima monoposto Red Bull che nasce dopo la recisione del cordone ombelicale con Adrian Newey. 

Nella factory di Milton Keynes è in avanzata fase di costruzione una modernissima galleria del vento che dovrebbe consentire un importante salto di qualità, visto che quella di Bedford è la più vecchia (per quanto aggiornata) fra quelle utilizzate in F1.  

Eppure, nonostante le difficoltà oggettive, lo staff diretto da Enrico Balbo sforna concetti molto interessanti sviluppati in primis al CFD e poi deliberati dal lavoro in wind tunnel. La Red Bull ha chiuso i test di Sakhir al terzo posto, con Max Verstappen separato di 1”117 dalla Ferrari SF-26 di Charles Leclerc.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Un’eternità se non fosse che il monegasco ha sfruttato un treno di gomme C4, una mescola più morbida delle C3 usate dall’olandese che è arrivato a due decimi dalla McLaren di Lando Norris, seconda con lo stesso tipo di pneumatico. 

Insomma, è lecito pensare che Red Bull le sue carte se le sia tenute nel taschino e non abbia voluto mostrare tutto il suo potenziale. Come la Mercedes W17, anche la RB22 sembra una macchina nata pensando al carico aerodinamico, mentre McLaren e Ferrari sembra siano state disegnate cercando la massima efficienza. 

Lo staff di Waché, quindi, punta a trovare downforce in ogni dettaglio della vettura, nella consapevolezza che le monoposto agili devono saper gestire l’energia e la riduzione della resistenza all’avanzamento diventa una delle caratteristiche importanti nella prestazione. 

Seguendo questo concetto siamo rimasti colpiti delle più svariate soluzioni di micro-aerodinamica che sono state introdotte sulla RB22. La vettura è l’esempio di come piccole modifiche possono contribuire alla crescita della macchina, cercando di farla lavorare nella corretta finestra di funzionamento delle gomme. 

Red Bull RB22: due pinne dall'Halo e profilini sul bargeboard

Red Bull RB22: due pinne dall'Halo e profilini sul bargeboard

Già la scorsa settimana avevamo avuto modo di apprezzare i piccoli flap che sono stati aggiunti alla “tapparella” del bargeboard. Nell’immagine di AG Photo, però, si notano anche le due piccole derive triangolari che hanno trovato posto in prosecuzione dell’attacco dell’Halo. 

Red Bull RB22: sono apparsi dei deviatori di flusso negli slot del fondo davanti alle ruote posteriori

Red Bull RB22: sono apparsi dei deviatori di flusso negli slot del fondo davanti alle ruote posteriori

Andando più indietro, sul fondo davanti alle ruote posteriori troviamo tre slot verso il bordo esterno del marciapiede con all’interno tre micro-flap che hanno il compito di orientare il flusso verso l’esterno con il non celato obiettivo di aumentare l’effetto outwash. L’immagine ci mostra anche la strumentazione per la raccolta dei dati (tubi di Pitot) e in secondo piano il grande “mouse hole”, l’apertura che ha il compito di alimentare la portata del diffusore. 

Red Bull RB22: generatori di vortice all'esterno del diffusore

Red Bull RB22: generatori di vortice all'esterno del diffusore

A proposito di retrotreno, è interessante la scelta di aver... dentato l’estremità dei flap in cascata che quest’anno sono ancorati all’estrattore, mentre fino allo scorso anno facevano parte della brake duct posteriore. L’intenzione è di generare dei vortici utili a indirizzare la scia. 

Red Bull RB22: ci sono due micro-flap sui piloni dell'ala nascosti sotto al profilo principale

Red Bull RB22: ci sono due micro-flap sui piloni dell'ala nascosti sotto al profilo principale

L’ultima curiosità riguarda i due piloni che reggono l’alettone posteriore: giocando sulla larghezza concessa dal regolamento sui due supporti e sulla svergolatura è stato possibile aggiungere due piccoli profili sul bordo d’uscita, poco sotto il profilo principale dell’ala. È proprio il caso di dirlo, sono sottigliezza che bisogna andare a cercare con il... lanternino. 

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