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F1 | Red Bull: il segreto della rinascita passa dalle altezze… ma non solo

Gli ultimi GP, in particolare Austin, hanno dimostrato un elemento importante: la Red Bull ha effettivamente compiuto un salto in avanti a livello di performance, avvicinandosi alla McLaren. Il team di Woking paga il mancato sviluppo, ma questa è anche la chiave che ha permesso alla scuderia di Milton Keynes di riavvicinarsi. Scopriamo come.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Se qualcuno avesse detto dopo Zandvoort che avrei potuto vincere il mondiale, lo avrei chiamato idiota!”. Il pensiero di Max Verstappen dopo il successo di Austin fotografa quanto la lotta per il titolo sia cambiata in due mesi: ora McLaren non gode più del vantaggio avuto in precedenza la sfida sta traslando sull'otimizzazione dei dettagli.

È indubbio che il periodo negativo attraversato da Oscar Piastri, con oltre sessanta punti lasciati per strada in appena quattro gare, abbia avuto un peso determinante. Allo stesso tempo, però, è altrettanto vero che la Red Bull ha compiuto un netto passo avanti, favorito anche dalla scelta del team di Woking di interrompere lo sviluppo in anticipo.

Due filosofie opposte, maturate in momenti diversi della stagione. La decisione di interrompere lo sviluppo della MCL39 è arrivata prima della sosta estiva, quando la McLaren godeva di un vantaggio netto sulla concorrenza. La Red Bull, al contrario, ha scelto di introdurre ulteriori aggiornamenti che le hanno permesso di ricucire progressivamente il distacco, soprendendo la stessa McLaren.

Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images

Ad Austin ha dimostrato maggior "completezza"

Ma esattamente quali sono i segreti che hanno permesso alla Red Bull di ritrovare competitività e, soprattutto, completezza su più fronti? Se si guarda all’intera stagione, la RB21 è sempre stata la monoposto capace di mettere maggiormente in difficoltà la MCL39, capace di exploit su circuiti favorevoli ma anche di cadute evidenti, come in Bahrain o in Ungheria. A mancare erano la costanza e quel pizzico di prestazione globale necessario per trasformare gli exploit in un vero e proprio filo continuo.

La rinascita della Red Bull nella seconda metà di stagione è stata, per usare le parole di Laurent Mekies, "spettacolare", soprattutto a partire dall’Italia. Certo, si potrebbe obiettare che Baku e Monza Baku e Monza fossero appuntamenti che esaltavano le qualità della RB21, così come il fatto che Singapore, con tutte curve tutte a bassa-media velocità, favorisse la ricerca del setup verso un’unica direzione.

Austin, però, ha rappresentato una prova diversa: la grande varietà di curve ha imposto compromessi d’assetto, rendendo il tracciato forse l’esempio più chiaro del passo avanti compiuto dalla Red Bull. Non si può ignorare come la McLaren sia stata penalizzata dagli incidenti, dalla scarsità di dati raccolti nella sprint, che ha condizionato le scelte d’assetto, e dal traffico. Ma la RB21 ha mostrato una solidità convincente.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images

È una questione di altezze...

La domanda chiave è: cosa c’è davvero dietro questa svolta? Già dopo Monza, Andrea Stella, Team Principal della McLaren, aveva lasciato intendere che le novità introdotte dalla Red Bull potessero aver favorito un assetto più basso della monoposto. Un tema che ha ribadito anche ad Austin, sottolineando come negli ultimi GP i piloti di Milton Keynes abbiano spesso parlato di un eccessivo sfregamento del fondo sull’asfalto: un chiaro segnale di una vettura che lavora molto vicina al suolo.

“Se hanno migliorato la vettura, è perché forse hanno risolto alcuni problemi aerodinamici. Sappiamo che a Monza è arrivato un nuovo fondo e a Singapore una nuova ala. Inoltre, i loro piloti parlano molto di più di assetto e di contatto col suolo. Potrebbe essere che abbiano capito che questa generazione di va fatta correre sfidando i limiti, come l’altezza da terra. Se dovessi scommettere un dollaro, lo metterei lì”, ha raccontato Stella dopo le qualifiche del sabato.

Non è un mistero che queste monoposto siano estremamente sensibili alle altezze da terra. La stessa McLaren, priva dei dati raccolti nella sprint per valutare l’usura del pattino, ha dovuto prendersi un margine di sicurezza in vista della gara. Sul fronte opposto, questo era un tema che aveva frenato Verstappen in FP1, quando lo sfregamento era invece eccessivo e si trattava di trovare un equilibrio più stabile.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images

Non tutte le vetture consumano il pattino nello stesso modo né negli stessi punti: ogni monoposto ha infatti le proprie peculiarità e una mappa aerodinamica differente, che concentra le pressioni del fondo in aree diverse. È anche per questo che alcune auto risultano più o meno sensibili a certi aspetti, i quali a cascata finiscono per influenzare altri elementi chiave, dal bilanciamento generale fino alle scelte di assetto sospensivo.

... ma non solo, ci sono anche altri elementi

Interpellato sul tema, Helmut Marko ha sorriso ammettendo che "non è una teoria sbagliata", precisando però che il nuovo approccio, soprattutto nella gestione delle altezze, non avrebbe potuto funzionare senza il fondo introdotto a Monza. Laurent Mekies ha preferito mantenere un profilo più cauto, ricordando come sia riduttivo attribuire la rinascita della Red Bull a un solo elemento.

In effetti, c’è un fondo… di verità: non si tratta di un singolo elemento, ma di un lavoro a cascata. Dalla Spagna in avanti, la Red Bull ha lavorato molto sull'ala anteriore, portando step progressivi per aumentare il carico e ridurre il cronico sottosterzo, così da restituire alla RB21 un bilanciamento più neutro e prevedibile. In numeri, escludendo le modifiche di adattamento a Monza, da Barcellona ha portato ben 4 revisioni dell'ala anteriore e due del fondo, a cui si aggiungono altre novità. 

Ad Austin è emerso un dettaglio interessante, ossia la differenza di configurazione alare. Ogni squadra segue una propria filosofia di sviluppo, ma colpisce quanto la Red Bull abbia scelto un’ala anteriore più carica rispetto ai rivali, in parte per come interagisce con il fondo. Un insieme di elementi che ha reso la RB21 più equilibrata e, soprattutto, più facile da guidare come spiegato dallo stesso olandese, rilanciandone le speranze.

Confronto delle ali anteriori ad Austin

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