F1 | Red Bull: perché dietro le scelte più estreme c’è la totale fiducia in Verstappen
Monza e Baku rappresentavano due opportunità da sfruttare per la Red Bull e così è stato. Due vittorie in cui c'è anche la mano di Verstappen, non solo per la concretezza mostrata in pista dal punto di vista della velocità, ma anche per la forza con cui si è imposto su alcune scelte. Un approccio che dimostra la fiducia del team nell'olandese.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Monza e Baku erano due tappe chiave per la Red Bull, appuntamenti segnati in rosso sul calendario per la loro capacità di esaltare le caratteristiche della RB21 e meno congeniali invece alla McLaren MCL39. In entrambe le occasioni, la squadra di Milton Keynes ha saputo colpire nel segno, sfruttando appieno le qualità della monoposto e adottando, quando necessario, scelte strategiche anche al limite.
Proprio come a Monza, Max Verstappen ha imposto il proprio dominio anche sul GP d’Azerbaijan, mostrando già dal sabato la sua autorità. Non è stata tanto una questione di velocità pura, perché tra le mani aveva un pacchetto oggettivamente molto competitivo, ma più della capacità di tradurre con freddezza il potenziale della RB21 in risultati, conquistando la pole in una giornata segnata dagli errori altrui.
Ma è propria questa la forza di Verstappen che si riflette sulla Red Bull. In un calendario di 24 gare, la perfezione è un’utopia. Anche il quattro volte iridato ha commesso qualche errore durante la stagione, talvolta dettato dal contesto, ma il punto di fondo è la sicurezza che infonde al team e che la squadra gli dimostra, consapevole di poter fare affidamento su un campione capace di fare la differenza.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Ciò lo si è visto chiaramente in alcune scelte compiute dalla scuderia di Milton Keynes nel corso della stagione. L’ala più scarica portata a Silverstone, unica arma per puntare alla pole, è stato un esempio lampante. Ma non è l’unico: anche negli ultimi due Gran Premi emergono situazioni che raccontano la fiducia del team nelle indicazioni di Verstappen.
Qualcosa che si potrebbe dare per scontato, ma non è una sensazione che si avverte in ogni team. A Monza fu proprio Verstappen a spingere per scaricare ulteriormente l’ala posteriore poco prima delle qualifiche, optando per un flap del DRS dal taglio netto e aggressivo su cui si avevano pochissimi dati. Una scelta estrema, mirata a strappare la pole e tenere aperta la sfida alle McLaren.
Un cambio dell’ultimo istante, fortemente voluto da Verstappen, nonostante le perplessità di alcuni ingegneri, tra cui il DT Pierre Waché, tanto che la modifica fu applicata solo sulla monoposto dell’olandese. Una scelta che in qualifica ha ripagato, con la pole conquistata anche grazie a quel margine extra guadagnato sui rettilinei.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Clive Rose / Getty Images
Certo, alla fine il dominio in gara è stato decisamente più marcato di quanto atteso, ma quella scelta va letta alla luce dell’incertezza che il team nutriva prima delle qualifiche, fidandosi delle indicazioni di Verstappen e alla sua capacità di portare la vettura al limite. La vera magia è arrivata nel ritmo mantenuto in curva, un aspetto che il Team Principal Laurent Mekies e il consulente Helmut Marko hanno evidenziato a fine GP, spiegando la logica dietro le decisioni prese.
Qualcosa di simile si è ripresentato anche a Baku, seppur in forma diversa: non si è trattato di assetto, ma di strategia. Mekies ha spiegato come Verstappen sia stato la forza trainante dietro la scelta tattica, spingendo con decisione per partire con le gomme dure. Un’opzione maturata alla luce della lezione appresa a Monza.
“Abbiamo guardato alla qualifica di sabato, con sei o sette bandiere rosse. Ovviamente, qui c’è una lunga storia di molte, molte Safety Car. Max aveva un’idea molto chiara: sarebbe stata una gara in cui si guida aspettando la Safety Car. Cerchi di aspettare il più a lungo possibile finché non arriva, perché altrimenti qualcuno farà una sosta ai box gratuita e non sarai tu”, ha spiegato Mekies a fine gara.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Liam Lawson, Racing Bulls Team, Carlos Sainz, Williams
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
In teoria, ci si sarebbe aspettati che Verstappen partisse con la media. Invece, è stato proprio Max a spingere per la soluzione più dura, e per più di una ragione. Il gap tra la griglia e la prima curva è tra i più brevi del mondiale: il grip extra di una mescola più morbida può aiutare, ma non è determinante come altrove. Inoltre, la hard scelta per Baku era una C4, relativamente tenera nella gamma Pirelli, il che ha ridotto i tempi di warm-up.
Ipotizzando un vantaggio di passo sulla Williams in seconda posizione e la possibilità di recuperare eventuali posizioni perse al via, Verstappen ha spinto per una gomma che gli garantisse maggiore versatilità strategica, forte dell’esperienza di Monza. In quell’occasione, le McLaren avevano prolungato lo stint, nella speranza che una bandiera rossa o una Safety Car potesse rimetterle in gioco.
Aspettandosi anche a Baku l’ingresso della Safety Car in una fase avanzata di gara, Max ha spinto per una tattica meno convenzionale, pensato per coprire un ventaglio più ampio di scenari. “In un certo senso, Monza è stata un po’ così, dove tutti abbiamo cercato di allungare e noi c'eravamo dovuti fermare perché eravamo al limite con le gomme. In quel momento siamo rimasti esposti per alcuni giri a una Safety Car. Max voleva evitare uno scenario simile qui a Baku e ha spinto molto per questo [montare la hard]”.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Chiaramente, alcuni fattori hanno reso questa strategia più agevole rispetto ad altri circuiti, come la breve distanza dalla prima staccata e il fatto che i rivali più pericolosi sul passo fossero già lontani in griglia. Non si trattava però di una scelta priva di rischi, perché un’eventuale Safety Car nei primi 10-15 giri avrebbe potuto complicare la situazione.
“Non è stata una scelta gratuita, priva di rischi: ti espone in altre fasi della gara. Se una Safety Car arriva al giro 10, non ti diverti se sei partito con le dure”, ha spiegato. In uno scenario di gara a una sola sosta, le opzioni sarebbero state due: fermarsi per montare un set di medie e completare circa quaranta giri, soluzione fattibile, ma non priva di difficoltà come dimostrato da altri, oppure proseguire con la hard per poi montare una media, anche se il rischio concreto sarebbe stato quello di finire in un trenino DRS.
La scelta spinta da Verstappen alla fine ha pagato, pur non avendo un ruolo determinate nella vittoria. Ma più che questo aspetto, è la dimostrazione della fiducia che il team dimostra in Verstappen e nel suo valore aggiunto, come lasciando intendere dal team stesso. Può sembrare un elemento quasi banale, ma non è ciò che si avverte in ogni squadra. Due vittorie che probabilmente non rilanciano Max in ottica titolo, ma che possono vederlo nel ruolo di arbitro della sfida mondiale tra le due McLaren.
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