F1 | Red Bull a due facce nei test: sarà di nuovo la mina vagante?
La scuderia di Milton Keynes è stata un po' l'oggetto misterioso tra i top team nelle tre giornate di test in Bahrain. Dopo un primo giorno concluso con tanti sorrisi, le prove si sono complicate e la RB21 ha dimostrato ancora di non aver centrato la finestra perfetta per estrarne il potenziale. Può essere la mina vagante delle prime gare?
Se davanti la McLaren sembra essere partita con il “passo” giusto ponendosi come la papabile squadra di riferimento della griglia, riprendendo esattamente da dove aveva lasciato lo scorso anno, alle spalle del team di Woking la situazione è molto più intricata e con valori meno nitidi. I test pre-campionato di per sé sono già molto complessi da analizzare, ma le variabili di quest’anno hanno aggiunto incertezza.
L’ampia escursione a livello di temperature, che nei primi due giorni ha faticato a raggiungere i 20°C, per poi alzarsi fino a toccare i 33°C al venerdì, ha reso difficile effettuare anche un confronto tra i numeri più preziosi dei test, ovvero le simulazioni gara.
Al di là di questo aspetto, però, c’è un tema che interessante da approfondire, ovvero ciò che è stato un po’ l’oggetto misterioso dei test, la RB21. Dodici mesi fa la Red Bull lasciava il Bahrain con entusiasmo e tante certezze in più, oltre alla consapevolezza di avere tra le mani una vettura che si era imposta come chiara regina d’inverno, come poi si vide anche nei primi quattro Gran Premi.
Liam Lawson, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Un anno dopo, però, la squadra di Milton Keynes si trova in una situazione totalmente opposta, con più dubbi che certezze. L’entusiasmo della prima giornata, in cui Helmut Marko aveva spiegato come molti dei problemi incontrati con la RB20 fossero stati risolti, spingendo anche Max Verstappen, che di solito non si sbottona, a commentare positivamente, ha infatti lasciato spazio ai dubbi alla fine delle prove.
L’aspetto più importante era capire la vettura
La RB21 nasconde molti più segreti di quanto si possa vedere esternamente, perché di fatto si tratta più di una versione “corretta” della RB20 che una sua evoluzione. Il complicato sistema di raffreddamento che lo scorso anno aveva contribuito a limitare lo sviluppo è stato abbandonato a favore di soluzioni più semplici, liberando altre strade. Inoltre, anche il fondo, l’area più critica, è stato rivisto per ridurre i vuoti nella mappa aerodinamica nel tentativo di rendere la vettura più bilanciata e meno nervosa.
La speranza dei tecnici era quella di trovare una piattaforma più stabile e facile da comprendere, anche a costo di rinunciare a qualcosa in termini di performance. Per questo la prima giornata e mezza è stata di fatto dedicata soprattutto a prove di correlazione e variazioni del setup, anche estremi: per portare a termine queste rilevazioni si è scelto di mantenere un programma costante nel tempo come lunghezza, con la sola variabile della variazione del setup o della mescola.
Il programma di lavoro della Red Bull nei test
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Di fatto si è scelto di effettuare le prime due giornate con una vettura “standard”, una base corretta della RB20 soprattutto per comprendere se le modifiche apportate sulla nuova monoposto avessero centrato gli obiettivi di sviluppo preposti. Solo una volta compresa la base sono poi state introdotte le novità, tra cui un’ala anteriore modificata e un fondo rivisto, per cui non deve sorprendere che parte della mattina del terzo giorno sia stata dedicata nuovamente a run brevi per la rilevazione aerodinamica.
Tuttavia, non tutte le novità hanno date le risposte sperate. Il primo giorno è stato quello che ha dato le risposte più convincenti, mentre già al giovedì non sono riusciti a trovare la finestra ideale che il team sperava di avere allargato. Le difficoltà sono poi proseguite nell’ultimo giorno e Pierre Waché, il direttore tecnico della Red Bull, non ha nascosto come i test non siano andati totalmente nella direzione attesa.
“Non è stato un test così tranquillo come ci aspettavamo, ma è meglio trovare qualche problema qui che più avanti, per capire la macchina. Il tempo non ci ha, ma abbiamo cercato di esplorare il potenziale della vettura e capire come risponde a diversi assetti, e credo che più o meno ci siamo riusciti”.
Red Bull RB21
Foto di: Giorgio Piola
“Non sono contento come vorrei, perché la vettura non ha risposto come volevamo in alcuni momenti, ma stiamo andando nella giusta direzione, solo che forse non era così ampia come ci aspettavamo ed è qualcosa su cui dobbiamo lavorare per la prima gara e per lo sviluppo futuro”.
Specie all’ultimo giorno, la sensazione è stata quella di una vettura sottosterzante in entrata, ma anche tendente al sovrasterzo in uscita, che in parte si potrebbero spiegare sia con gli esperimenti di setup più rigidi, sia con una considerazione. La RB21 ha probabilmente caratteristiche che non comportano più picchi così marcati come l’anno scorso, ma è ancora complesso riuscire a farla funzionare al meglio nella sua finestra ideale.
Nel momento in cui questo aspetto viene meno e non si riesce a trovare ciò che gli ingegneri definiscono “sweet spot”, la monoposto 2025 torna a mostrare quelle caratteristiche di sbilanciamento visto già in passato.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Red Bull Content Pool
Il lavoro di analisi ha sacrificato quello sui long run
Solo nel pomeriggio della seconda giornata Red Bull ha messo momentaneamente da parte le prove di assetto per effettuare dei long stint con Lawson, ma senza completare una vera e propria simulazione gara. Di fatto ciò era comunque necessario per dare modo al neozelandese di accumulare chilometri, dato anche il problema al mattino di pressione dell’acqua che lo ha costretto a rimanere fermo ai box.
Tuttavia, una volta completati i due long stint, Red Bull è tornata a sperimentare, anche in maniera molto estrema nei setup, con una vettura che toccava vistosamente l’asfalto, proprio per comprendere quanto ci si potesse spingere. Anche nella terza giornata il team di Milton Keynes è tornato a spruzzare la vernice flow-viz sulla vettura, a dimostrazione del fatto che i tecnici fossero ancora alla ricerca di risposte.
Le simulazioni dei team: Lawson non ha completato la sua, ma ha comunque effettuato oltre una quarantina di giri con C2 e C1
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Alla fine, il tempo a disposizione in Bahrain è scaduto e probabilmente la scuderia anglo-austriaca non ha trovate tutte le risposte che stava cercando, tanto da sacrificare anche la simulazione gara con Max. Non è un mistero che il team di Milton Keynes faccia molto affidamento alle prove in pista, anche nei weekend di gara, per validare l'assetto, quindi tutto quanto provato rientra nell'ottica di capire il pacchetto più che cercare la performance pura.
La sensazione è che, nonostante Red Bull sia riuscita in parte ad allargare la finestra di funzionamento, in realtà anche la RB21 abbia ancora bisogno di un profondo lavoro di messa a punto per estrarne il potenziale, il che potrebbe renderla la mina vagante nella prima parte di stagione. Un tema centrale, perché è proprio da questo lavoro di analisi che parte lo sviluppo dei pacchetti che debutteranno in futuro sulla monoposto.
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