F1 | Russell non voleva rientrare: "Dovevo fidarmi del mio istinto"
George Russell ci aveva visto lungo: il britannico aveva suggerito via radio di non voler rientrare perché con l'intensità della pioggia in aumento il rischio di un incidente o di una bandiera rossa era elevato. Il team gli ha però imposto di rientrare e ha anche ignorato la sua richiesta di passare alle gomme full wet, montando le intermedie.
Il Gran Premio di San Paolo ha regalato una delle gare più intense e imprevedibili degli ultimi anni, come del resto dimostra anche il risultato finale. Tuttavia, a dettare il ritmo di questo appuntamento sono stati anche dei momenti critici nel corso della gara, come quando dopo il 25° passaggio è aumentata in modo importante l’intensità della pioggia, scombussolando i piani delle squadre.
Un’opportunità per alcuni team, che proprio da questa fase hanno dato una svolta decisa alla loro gara, ma una scelta che invece ha pesato negativamente per altre scuderie. Tra chi ne è uscito “penalizzato” c’è George Russell che, prima della sosta per passare a un nuovo treno di gomme intermedie, si trovava al comando del Gran Premio, con un piccolo ma importante vantaggio su Lando Norris.
Seppur a tratti nella prima fase di gara l’inglese della McLaren si fosse dimostrato più veloce insidiando la leadership del connazionale, le basse velocità di punta dovute anche al cambio d’ala posteriore per una versione più carica, così come una buona gestione da parte di Russell, hanno reso molto difficile trovare un pertugio in cui infilarsi.
George Russell, Mercedes F1 W15, Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Andrew Ferraro / Motorsport Images
La fase più delicata è però arrivata quando l’intensità della pioggia ha iniziato ad aumentare, rendendo molto più difficile per i piloti gestire le proprie vetture, tra cui per lo stesso Russell, che stava patendo la sensazione scivolamento nelle curve ad alta velocità. Con l’aumentare dell’acqua in pista, per i team è subito arrivato il momento di ragionare a livello strategico, comprendendo quale fosse la scelta migliore sia sul breve periodo che sulla lunga distanza. Alcuni team, come Mercedes, Ferrari e McLaren, hanno scelto di rientrare per montare una nuova gomma intermedia, altri sono passati direttamente alla full wet, mentre vi sono state squadre che hanno scelto di affrontare la fase più critica senza fermarsi.
La prima a innescare il valzer dei pit stop è stata la Ferrari, richiamando Charles Leclerc per montare un set di intermedie nuove, soprattutto perché lo stesso monegasco, dopo essere rimasto a lungo dietro le altre vetture nel traffico, voleva spingere in aria libera. Successivamente, anche Mercedes e McLaren, quest’ultima dopo una prima esitazione, hanno scelto di replicare la strategia Ferrari fermandosi, ma in un momento particolare, ovvero con la Virtual Safety Car.
A differenza della Safety Car, decidere di rientrare con la Virtual Safety Car potenzialmente rappresenta sia un grosso vantaggio, ma anche un rischio perché, se la direzione gara richiama la neutralizzazione quando si è ancora ai box, come avvenuto nel caso di Russell e Norris, il guadagno è ridotto. Tuttavia, dietro questo ragionamento c’è un retroscena molto interessante che riguarda proprio il pilota inglese della Mercedes che, in realtà, non si sarebbe voluto fermare.
Russell ritiene infatti che avrebbe dovuto seguire il suo istinto e scavalcare la decisione della scuderia quando lo ha richiamato ai box. "È un risultato molto doloroso, tutto sommato. Non c'è molto da dire", ha risposto Russell quando gli è stato chiesto se avesse perso almeno un podio in Brasile, essendo alla fine arrivato quarto.
George Russell, Mercedes F1 W15
Foto di: Andrew Ferraro / Motorsport Images
Sulla decisione di rientrare ai box, Russell ha spiegato che inizialmente si era opposto alla decisione del team, ma l’insistenza della squadra lo ha poi spinto a rientrare: “Era 'box'. Ho detto 'resto fuori'. Il team mi ha detto di nuovo 'box', io ho detto ‘resto fuori'. E loro hanno detto di nuovo 'box'. E alla fine sono dovuto rientrare. A volte devi fidarti del tuo istinto. L'ultima volta che mi sono fidato del mio istinto, è andata bene. Oggi, chissà se avremmo potuto vincere la gara?”, ha aggiunto il britannico.
"Ma se non avessimo fatto il pit, saremmo stati in testa alla ripartenza e nei primi 30 giri avevo controllato il ritmo. Con Lando dietro di noi, avevamo anche un'ottima velocità in rettilineo, come minimo saremmo arrivati secondi", ha poi aggiunto il pilota inglese, che in effetti aveva letto molto bene la situazione.
Andando a ripercorrere i suoi team radio, infatti, Russell effettivamente non si sarebbe voluto fermare ai box, soprattutto perché aveva interpretato in maniera corretta quale sarebbe stato lo scenario da lì ai prossimi giri, sottolineando che vi era talmente tanta pioggia che prima o poi la direzione gara avrebbe esposto la bandiera rossa fermando la corsa o che vi sarebbe stato un incidente. In effetti, il direttore di gara ha chiamato in causa la Safety Car, con la bandiera rossa che è arrivata proprio per un incidente di Franco Colapinto: quando vi sono queste condizioni, tendenzialmente in passato la decisione è stata comunque quella di neutralizzare il GP.
C’è anche un secondo elemento nella disamina di Russell: il britannico non solo non voleva fermarsi, ma non voleva nemmeno montare un set di gomme intermedie, sostenendo che la situazione fosse da full wet. Tuttavia, analizzando il radar che sosteneva che la pioggia sarebbe diminuita dopo pochi giri, il team ha scelto di ignorare l’indicazione del pilota, montando comunque un set di penumatici intermedi. Una scelta che in realtà ha pesato anche sulla posizione persa con Norris prima della neutralizzazione, perché la paura di finire in aquaplaning aveva spinto Russell ad alzare il piede in pieno rettilineo.
George Russell, Mercedes F1 W15
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
Russell ritiene che in quel frangente avesse un punto di osservazione migliore del muretto box Mercedes per decidere se rientrare ai box o rimanere fuori, così come sulla gomma da montare: “Dal punto di vista del team, non è affatto ovvio", ha aggiunto.
"Dall'abitacolo, era molto chiaro che ci sarebbe stata una bandiera rossa o una safety car, perché le condizioni erano inguidabili. La pioggia non accennava a diminuire. Potevo vedere la grande nuvola nera sopra di me. E poi c'è stato Shov (Andrew Shovlin) che è intervenuto, come se avesse scavalcato il mio ingegnere per dire 'box'. Così ho presunto, sai... Lavoriamo come una squadra, cerchiamo di prendere le decisioni migliori in quel momento".
"Chiaramente i ragazzi che non hanno fatto il pit, sono arrivati in prima, seconda e terza posizione e noi siamo arrivati davanti a tutti gli altri piloti che comunque si sono fermati. Quindi mi prendo una piccola fetta di soddisfazione".
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