F1 | Questo Kimi stupisce tutti, anche Mercedes: sbaglia al via, poi trionfa con la calma (e la fortuna) dei campioni
Antonelli centra il bis a Suzuka e vola in testa al Mondiale Piloti di F1: è il primo teenager della storia a riuscire nell'impresa. Dopo la vittoria in Cina il bolognese è più tranquillo e si è tolto di dosso tanta pressione. Ora può esprimersi al meglio senza essere obbligato, almeno formalmente, alla vittoria finale.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Clive Mason / Getty Images
“Quando abbiamo deciso che sarebbe stato uno dei nostri piloti titolari, un anno e mezzo fa, speravamo in questo percorso di crescita, che con gli alti e bassi che ci si aspetta da un giovane pilota di 18 anni nella stagione d’esordio. Credevamo che il successo si sarebbe concretizzato nel secondo anno ma… avremmo potuto prevedere due vittorie di Kimi nelle prime tre gare della stagione? No”. Toto Wolff ha descritto così il momento magico di Antonelli, in parte atteso ma che, di fatto, ha superato le aspettative.
Ci sono stati due momenti chiave nella domenica giapponese di Kimi. Il primo allo spegnimento dei semafori, con un avvio disastroso che ha visto le Mercedes numero 12 scivolare dal primo al sesto posto. “Ho posizionato male il dito sulla frizione – ha ammesso Antonelli – il rilascio non è stato dei migliori e le gomme posteriori hanno iniziato a scivolare”. C’erano tutti gli ingredienti per una crisi di nervi (che ha poi colpito Russell venti giri dopo) ma in questo frangente Kimi ha costruito buona parte della sua vittoria: ha mantenuto la calma e si è rimboccato le maniche, riuscendo a passare prima Hamilton poi Norris.
Non sono stati sorpassi semplici, perché come è poi apparso chiaro nella seconda parte della corsa, senza un errore dell’avversario superare si è rivelato più complicato del previsto. La conferma è arrivata quando Kimi è arrivato alle spalle di Leclerc. “Charles ha gestito molto bene l’energia elettrica nei punti in cui serviva farlo”, ha poi spiegato Antonelli dopo la gara, sottolineando come non fosse sufficiente un passo molto più veloce (garantito dalla sua Mercedes) per superare facilmente una Ferrari o una McLaren.
Poi è arrivato l’aiuto della safety car, che ha permesso a Kimi di guadagnare due posizioni al pitstop nei confronti di Piastri e Russell, rientrati ai box due giri prima. E proprio nei due giri prima dell’incidente di Bearman (che ha causato l’ingresso in pista della vettura di servizio) si era avuto un primo assaggio del passo di Antonelli. Quando si è ritrovato in area libera, nonostante il set di gomme medie avesse già venti giri sulle spalle, è diventato subito il più veloce in pista. La safety car ha dato a Kimi una grossa mano, senza questo ‘bonus’ avrebbe dovuto superare Russell e Piastri per poter ambire alla vittoria. Sarebbe stato un risultato alla sua portata?
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Simon Galloway / LAT Images via Getty Images
Difficile dirlo, ma ciò che è certo è il ritmo tenuto con il set di hard dal trentesimo al cinquantesimo giro: una sequenza impressionante, con tempi costantemente inferiori al minuto e trentatré secondi. In prospettiva questo (insieme alla pole position di sabato) è l’aspetto più significativo emerso nel weekend giapponese di Antonelli. Era lecito attendersi un salto di qualità nel secondo anno di Formula 1, ma exploit del genere sono stati esaltati in passato quando a firmarli erano Verstappen o Hamilton, in momenti in cui avevano comunque un’esperienza ben maggiore rispetto a quella di cui dispone oggi Antonelli.
La statistica dice che nessun teenager era mai stato leader del campionato mondiale di Formula 1. Tuttavia, non è solo un freddo dato anagrafico a rafforzare la convinzione che Kimi possa realisticamente inseguire un sogno, ma quanto mostrato nell’intero weekend di Suzuka. Gli effetti della vittoria di Shanghai si sono visti chiaramente: Antonelli è apparso finalmente libero dalla pressione che lo aveva accompagnato per tutto il 2025 e fino al termine del fine settimana cinese. Doveva dimostrare di meritare la grande occasione concessagli dalla Mercedes e, una volta saldato il conto, è tornato ad essere un Kimi più sereno, come quello visto a Suzuka.
Ora si trova nel mezzo di un “caos calmo”: la pressione della leadership del mondiale è poca cosa rispetto a quella di dodici mesi fa, quando la Mercedes tardava ad annunciare la sua riconferma. Ora può esprimersi al meglio senza essere obbligato, almeno formalmente, alla vittoria finale. Quello stress si è spostato nell’altra metà del box, e gli effetti di sono già visti.
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