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F1 | "Qualsiasi cosa faccio, non funziona": come Tsunoda è finito ultimo in griglia

Yuki Tsunoda sta vivendo un weekend difficile a Barcellona. Sin dal venerdì non ha sentito feeling con la vettura e per la seconda volta nelle ultime tre gare è uscito in Q1, evidenziando soprattutto una grossa carenza di grip generale. Al di là della posizione, ciò che preoccupa il giapponese è che tutte le modifiche fatte non hanno funzionato.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

C’è un trend che preoccupa la Red Bull, e non riguarda il distacco dalla McLaren. Nelle ultime tre sessioni di qualifiche, Yuki Tsunoda non è riuscito a centrare la Q3 nemmeno una volta, venendo eliminato in ben due occasioni già al termine della prima manche.

Se a Imola il giapponese aveva attribuito l'incidente a un eccesso di fiducia, sottovalutando l'imprevedibilità della RB21, più difficile da giustificare è l'eliminazione in Spagna, per cui Tsunoda stesso fatica a trovare spiegazioni.

“La prestazione è deludente. Venerdì era abbastanza vicino a Max, e ora in qualifica non ha funzionato nulla. Finire ultimo, anche se la vettura non è del tutto identica, è qualcosa su cui dobbiamo interrogarci internamente”, ha detto Helmut Marko ai microfoni di Sky al termine delle qualifiche.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images

Una performance deludente che nemmeno il pilota giapponese riesce a spiegarsi pienamente, sebbene già al venerdì fossero emersi segnali preoccupanti. Fin dalle prime libere, Tsunoda ha lamentato una chiara carenza di grip, per cui non sorprende che il distacco sia aumentato in modo graduale e costante piuttosto che in un singolo punto.

“È davvero difficile, onestamente. Non ho fatto un errore enorme, ma sono comunque molto indietro”, aveva detto al termine delle FP2, aggiungendo di non avere idea del perché. Le difficoltà si sono ripresentate anche sabato. Nell’ultima sessione di libere sembrava esserci stato un piccolo passo avanti nella gestione del retrotreno, ma non è bastato per evitare l’eliminazione in Q1, quando l’asfalto sfiorava i 50°C.

Tsunoda è stato il più lento in Q1 a Barcellona, a circa mezzo secondo dal compagno di squadra, evidenziando due aspetti chiave: non solo il margine poteva essere maggiore, dato che Verstappen ha completato un solo tentativo senza cercare il limite, ma il gruppo è così compatto che pochi decimi possono costare molte posizioni.

“Già dal primo giro lanciato in FP1 ho detto via radio che qualcosa non andava. Il livello non era allineato con le mie aspettative, né con ciò che sentivo dalla macchina in termini di grip. Ovviamente abbiamo cercato di risolvere il problema, ma quando sei limitato dal grip complessivo, ogni cambiamento di assetto è solo una pezza. Non riesci a correggere il limite alla radice”.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

Il problema, infatti, non è localizzato in curve specifiche, ma riguarda una mancanza generale di aderenza. Questo rende difficile sfruttare il potenziale delle gomme, in particolare su una Red Bull veloce ma esigente nella finestra operativa. Non a caso, anche sabato il distacco da Verstappen è cresciuto in maniera lineare lungo tutto il giro.

Dai dati emerge che il gap si accentua soprattutto nelle curve ad alta velocità, dove serve fiducia e grip. In curva 9, ad esempio, Tsunoda ha tenuto il piede sollevato più a lungo di Verstappen. Un dettaglio che incide, perché il tempo perso si riflette anche sul rettilineo fino a curva 10. In curva 14, ha alzato il piede fino al 53% e per più tempo, mentre Max ha solo parzializzato fino all’88%, con una discrepanza di circa 5 km/h fino al traguardo.

La sua vettura ha una specifica leggermente diversa da quella di Verstappen, essendo ancora priva del nuovo fondo a causa dell’incidente avvenuto a Imola, che dovrebbe garantire maggior carico, ma soprattutto una maggior finestra operativa, come suggerito da Red Bull. Tuttavia, Tsunoda non crede si tratti solo di una questione di setup, avendo provato numerose configurazioni senza trovare una soluzione.

“Non credo sia un problema di assetto. Abbiamo provato praticamente ogni configurazione possibile. Ci sono ovviamente delle preferenze personali, ma sono convinto che il bilanciamento della vettura sia buono. Il bilanciamento in sé non è male, e la fiducia c’era. Il giro in qualifica, soprattutto l’ultimo, non era affatto male. I risultati e il passo però non coincidono con le sensazioni che avevo”.

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Yuki Tsunoda, Red Bull Racing Team

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images

“Fino a Monaco stavo facendo buoni progressi, e nelle ultime due sessioni stavo eguagliando o andando un po’ più veloce di Max. Poi, all’improvviso, è crollato tutto. Qualunque cosa faccia, anche nei long run, non succede nulla. E questa macchina divora le gomme, con un degrado pazzesco. C’è qualcosa che non torna”.

Quello di Barcellona è sempre stato un tracciato molto particolare, tanto che, se si nota anche il gap al vertice, storicamente è sempre stato o molto ristretto o molto ampio, a conferma di come, quando viene a mancare l’aderenza o ci sono problemi generalizzati, il distacco può crescere rapidamente, specie contro un pilota come Verstappen. 

Tsunoda ha però cercato di cogliere qualche aspetto positivo, a partire dalla comunicazione col team: “Tra gli elementi positivi, direi che il modo in cui ho costruito il weekend e la comunicazione con la squadra sono stati tra i migliori”, ha detto, sottolineando che nei weekend precedenti mancava ancora un legame stabile con il box.

Complice la posizione in griglia, Red Bull ha deciso di cambiare l'ala posteriore per un'altra specifica e fare delle modifiche al setup, nella speranza di raccogliere dati utili, cosa che però lo costringerà a prendere il via dalla pit lane. Non è irreale pensare che, a questo punto, Tsunoda sarà anche usato come riferimento per Verstappen per capire le gomme.

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