F1 | Pirro: "La sfida Norris - Piastri? Quando uno sale l'altro scende"
Il campione romano, vincitore con Audi di cinque 24 Ore di Le Mans, crede nella teoria dei vasi comunicanti. Pirro nel 2023 è stato responsabile del McLaren Driver Development program e nel 1988 collaudatore di Woking quando c'erano Senna e Prost. A Emunuele abbiamo chiesto analogie e differenze con la sfida fra Norris e Piastri.
Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Andrea Diodato / NurPhoto via Getty Images
Quanto conta un punto di differenza nella lotta mondiale fra Lando Norris e Oscar Piastri, quando mancano quattro GP e due gare Sprint da disputare? “Niente” spiega Emanuele Pirro, cinque volte vincitore della 24 Ore di La Mans con l’Audi.
Stella, team principal McLaren, con Pirro, nel 2023 McLaren Driver Development programme e Gabriel Bortoleto
Foto di: McLaren
Abbiamo cercato il 63enne pilota romano non a caso: in gioventù, dopo essere stato in F1 con Benetton e Scuderia Italia disputando 37 GP, Emanuele era stato scelto come collaudatore della McLaren all’epoca di Ayrton Senna e Alain Prost (1988-1991) e, nel 2023 era diventato responsabile del McLaren Driver Development program, avendo un occhio particolare sui giovani talenti e aveva avuto modo di conoscere la coppia dei top driver di Woking dal di dentro.
Emanuele Pirro, McLaren MP4/4
Foto di: Emanuele Pirro
Con queste premesse è interessante scoprire qual è l’idea di Pirro sulla sfida iridata, tenuto conto che nella partita c’è anche un certo Max Verstappen.
“È una sfida entusiasmante e per niente scontata – spiega Emanuele -. Vediamo un Lando Norris lanciato e un Oscar Piastri in leggera difficoltà. L’australiano sembra aver perso l’imperturbabilità: mi piace l’idea che questi ragazzi che vanno fortissimo mostrino qualche umano passo falso. Non si tratta di un aspetto banale, né scontato. Ci hanno detto che Oscar possa aver patito le recenti piste con basso grip e molto caldo, ma non sarà sempre così ed è bellissimo ritrovare i due piloti McLaren separati solo da un punto dopo 20 Gran Premi”.
La flessione di Piastri può avere una spiegazione?
“Non ho elementi per giudicare. Anche Norris ad un certo momento sembrava tagliato fuori dalla lotta, ma Lando, seguito da una psicologa che ha fatto un grande lavoro, ha saputo ritrovare le motivazioni per rimettersi in corsa”.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Alfredo Estrella / POOL / AFP via Getty Images
La McLaren ha confermato che non sostituirà il telaio di Oscar, ma sta facendo tutti i controlli sugli elementi prestazionali della MCL39 (fondo, ali, eccetera...) non trascurando che ci possa essere anche un fattore tecnico nella flessione dell’australiano...
“Ricordo un episodio – prosegue Pirro – stavamo preparando la 24 Ore di Le Mans con la diesel e nei test avevamo tre set di ala posteriore che avremmo portato alla gara della Sarthe: può sembrare incredibile, ma ciascun elemento generava un carico leggermente diverso e aveva una diversa rigidezza strutturale, pur essendo di identica costruzione. Sono differenze che si trovano solo quando si possono effettuare dei collaudi per cui tutto è possibile”.
Quale idea ti sei fatto?
“Ho maturato una convinzione: quando ci sono dei confronti così belli e serrati fra compagni di squadra mi vengono in mente i vasi comunicanti. Quando uno dei due piloti cresce nelle prestazioni, l’altro inevitabilmente ne risente e cala. La tua forza psicologica la prendi anche dalla debolezza del tuo avversario. E credo che quello che stiamo vedendo con Piastri – Norris ne sia un esempio eloquente. Lando è più fragile psicologicamente ma è stato bravissimo a reagire, mentre Oscar, che sembra più imperturbabile, deve ritrovare la piena forma”.
“Un altro esempio che spiega la teoria dei vasi comunicanti si osserva quando un pilota in rimonta si porta in scia a quello che lo precede: grazie a un passo più veloce quello dietro vede crescere la sua motivazione per preparare un sorpasso. L’attacco deve riuscire al primo tentativo. Altrimenti il pilota davanti, che aveva cominciato a guardare con frequenza negli specchietti retrovisori, perdendo prestazione, non subendo subito il superamento ritroverebbe la forza per difendere la posizione”.
Sui social dopo il GP del Messico è scoppiata violenta una polemica nella quale c’è chi ha addirittura parlato di boicottaggio di Oscar per favorire Norris...
“Non scherziamo – insiste Pirro – la McLaren manda in pista i due piloti con il migliore materiale a disposizione. Certe parole si usano a sproposito e non mi sembra il caso di doverle pronunciare, anche se il calo di Piastri è sotto gli occhi di tutti”.
Alain Prost e Ayrton Senna rivali nel 1988 in McLaren
Foto di: Sutton Images
Hai vissuto l’era di Senna e Prost in prima persona: la squadra di Woking come aveva affrontato la rivalità fra i campionissimi?
“Ron Dennis, proprietario del team, non aveva adottato alcuna papaya rules. La McLaren era molto attenta a dare identico materiale ai due. Jo Ramirez, l’abile team manager, cercava di mettere acqua sul fuoco nella bollente gestione della squadra, ma Ron non ha mai messo dei vincoli fra Ayrton e Alain”.
E la teoria dei vasi comunicanti come si applicava a quei due?
“È semplice: avevano vasi così colmi che non c’erano mai travasi. La rivalità è andata crescendo con il tempo, è possibile che siano arrivati all’odio, ma c’era anche un grande rispetto di uno per l’altro. Avevano cominciato con dei dispetti e sono arrivati a tirarsi le... bombe atomiche. Va ricordato che Senna e Prost erano anche più uomini fatti rispetto a Norris - Piastri che sono ancora molto giovani”.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Bryn Lennon / Formula 1 via Getty Images
Come andrà a finire?
“Davvero non lo so, anche perché c’è un certo Max Verstappen nella contesa e l’olandese è l’unico pilota dell’era moderna che ha le spalle larghe come quelle di Ayrton e Alain. Max vive le corse ventiquattro ore al giorno: tutti i piloti hanno un punto di rottura psicologica, non lui. Prima o poi toccherà anche al quattro volte campione del mondo, ma al momento è l’unico che riesce a mantenere un rendimento altissimo senza oscillazioni”.
Le papaya rules saranno una forza o una debolezza nel rush finale?
“All’inizio pensavo che fossero la scelta migliore – ha concluso Pirro – ma quando visto che sono scattate delle compensazioni, la situazione si è forse troppo complicata. Una rottura di motore di Norris non ha semplificato le cose. Forse era meglio accettare qualche scaramuccia, mantenendo le scelte della squadra davanti a quelle dei piloti”.
Condividi o salva questo articolo
Iscriviti ed effettua l'accesso a Motorsport.com con il tuo blocco delle pubblicità
Dalla Formula 1 alla MotoGP, raccontiamo direttamente dal paddock perché amiamo il nostro sport, proprio come voi. Per continuare a fornire il nostro giornalismo esperto, il nostro sito web utilizzala pubblicità. Tuttavia, vogliamo darvi l'opportunità di godere di un sito web privo di pubblicità e di continuare a utilizzare il vostro ad-blocker.
Top Comments