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F1 | Pirelli: al GP del Giappone fa il suo esordio la C1. E occhio all'asfalto nuovo

Pirelli farà esordire al Gran Premio del Giappone la sua mescola più dura, la C1, ma sarà interessante capire il comportamento di C2 e C3, più morbide rispetto al passato. Inoltre è stato rifatto il manto d'asfalto: quante incognite a Suzuka.

Set di pneumatici Pirelli medi e duri utilizzati dalla McLaren

Set di pneumatici Pirelli medi e duri utilizzati dalla McLaren

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

La terza gara del campionato vedrà il debutto stagionale della C1, la mescola più dura della gamma 2025, che sarà accompagnata dalla C2 e dalla C3. Del resto, il tracciato di Suzuka è uno dei più severi per i pneumatici nel calendario iridato ed è tradizione che Pirelli selezioni per questo appuntamento il tris di mescole più duro.

Due le novità rispetto all’edizione dello scorso anno. Innanzitutto, l’asfalto, rifatto per una parte significativa del tracciato: dall’uscita dell’ultima chicane fino alla fine del primo settore. Si tratta di un tratto importante perché comprende curve a media e alta velocità, anche a lunga percorrenza, come le prime due in fondo al rettilineo di partenza, e sulle quali le gomme vengono stressate in maniera significativa.

La seconda novità è tutta targata Pirelli. Quest’anno sul podio di Suzuka – così come avvenuto anche a Melbourne e a Shanghai – i piloti indosseranno un’edizione speciale del Podium Cap, realizzata dal designer Denis Dekovic e ispirata all’identità del Paese del Sol Levante. Il cappellino fa parte di una collezione prodotta da Pirelli Design e composta da 14 edizioni sui 24 Gran Premi in calendario. 

GP del Giappone: le mescole

Come ricordato in precedenza, a Suzuka ci saranno le tre mescole più dure della gamma. Va peraltro sottolineato che se la C1 è la mescola più simile alla sua versione 2024, C2 e C3 – soprattutto la prima – sono quelle che, invece, sono state più modificate in termini di prestazione, rendendole più morbide rispetto allo scorso anno. Sarà quindi interessante verificare in pista come le squadre gestiranno l’allocazione dei pneumatici durante le tre sessioni di prove libere a disposizione per cercare l’assetto migliore della monoposto, con più di un occhio per la strategia di gara.

Le simulazioni della vigilia – realizzate sulla base dei dati forniti dalle squadre – indicano un miglioramento dei tempi sul giro, dovuto alla combinazione fra l’effetto del nuovo asfalto in termini di grip e il progresso prestazionale delle vetture 2025, valutabile attorno al secondo e mezzo, un dato che sarà verificato già il venerdì nelle prime due ore di attività di pista. Sempre in base ai dati forniti dalle squadre, i tecnici della Pirelli hanno adeguato leggermente le prescrizioni relative alle pressioni minime di partenza in maniera bilanciata fra i due assi: all’anteriore è stata abbassata di mezzo psi (da 25 a 24,5) e aumentata della stessa quantità sul posteriore (da 23 a 23,5).

Come sempre, i dati raccolti il venerdì saranno prontamente analizzati per verificare la rispondenza delle simulazioni alla realtà e, nel caso fosse necessario, regolarsi di conseguenza.  Sarà importante verificare se, come si è visto in Cina nella seconda gara della stagione, l’asfalto nuovo avrà un impatto molto rilevante sulle prestazioni e anche quale sarà il ritmo di evoluzione della pista, considerato che quello di Suzuka è uno dei circuiti più utilizzati durante l’anno (già due gli eventi competitivi ospitati nel 2025).

Pressioni minime al via (gomme slick)

Anteriore: 24,5 psi
Posteriore: 23,5 psi

Camber massimo

Anteriore: -2,75°
Posteriore: -1,50°

Ecco come andò nel 2024 

L’edizione del 2024, vinta da Max Verstappen davanti al compagno di squadra Sergio Perez e all’allora ferrarista Carlos Sainz, vide i piloti suddividersi in maniera abbastanza uguale fra Medium e Soft come mescola per il primo stint: dodici scelsero la C2, otto la C3. Le scelte strategiche furono però influenzate dall’immediata interruzione a causa di una collisione fra Albon e Ricciardo e la successiva ripartenza dalla griglia, con sette piloti che cambiarono mescola. La gara offrì la possibilità di vedere strategie relativamente differenziate fra i piloti, sia in termini di numero di soste – la doppia fu comunque la più gettonata – che di ordine di utilizzo delle mescole.  Peraltro, fu la C1 la mescola più utilizzata (60% dei giri completati) davanti alla Medium (31%), con la Soft confinata ad un primo stint breve o alle fasi finali a causa di un degrado prestazionale piuttosto significativo.

Da segnalare la rimonta di Charles Leclerc che, fermandosi una sola volta per passare dalla Medium alla Hard, riuscì a guadagnare quattro posizioni rispetto alla griglia di partenza, chiudendo al quarto posto. Quest’anno, con delle mescole che sulla carta dovrebbero essere più distanziate fra loro in termini di prestazione, la sosta singola potrebbe risultare più complicata anche se bisognerà vedere come influirà ad esempio la parte di asfalto nuovo nonché capire quali saranno le temperature del fine settimana.

Il tracciato di Suzuka

La pista di Suzuka è una delle più affascinanti ed impegnative di tutto il calendario iridato, nonché l’unica ad avere la forma di un otto. Di proprietà della Honda – che nella città della prefettura di Mie costruì nel 1960 una delle sue principali fabbriche sul territorio giapponese – è ritenuto una sfida sia in termini di guida che di rendimento delle monoposto. Il tracciato, lungo 5,807 chilometri, comprende 18 curve - alcune sono entrate nella storia di questo sport come le Esse del primo settore o la mitica 130R – ed è rimasto sostanzialmente inalterato nel corso dei decenni.

Oltre alla già citata novità relativa al manto stradale, altri piccoli ritocchi sono stati apportati rispetto allo scorso anno, con alcuni cordoli e aree erbose che sono stati modificati. I cambiamenti più significativi hanno interessato la curva 9, dove il cordolo singolo è stato sostituito con un cordolo doppio più alto, e le curve 2, 7, 9, 14 e 17, dove le aree esterne in erba sintetica sono state sostituite con della ghiaia.

Parola chiave: forze

Quali tipi di forze sono esercitate su una gomma in una competizione estrema come la Formula 1? I pneumatici sono soggetti ad una serie di forze complesse che influenzano direttamente le loro prestazioni e la loro durata. Le forze principali che agiscono sull’unico punto di contatto tra la vettura e la pista sono verticali, laterali e longitudinali. Le prime derivano dal peso della vettura e dal carico aerodinamico generato dalle ali e dal fondo. Quelle laterali vengono generate quando la monoposto percorre una curva: il peso viene trasferito verso l’esterno della curva, generando forze laterali che aumentano in funzione della velocità di percorrenza – possono arrivare fino a 4G - e mettendo così sotto stress gli pneumatici. Accelerazioni e violente frenate – tipiche, ad esempio, di tracciati con curve a basso raggio collocate al termine di lunghi rettilinei – producono su uno pneumatico forze longitudinali che possono arrivare anche a 5G.

Suzuka è una delle piste più probanti per i pneumatici, soprattutto per le forze laterali cui sono sottoposti. Nella scala usata da Pirelli per classificare le piste il valore di riferimento per Suzuka è il più alto (5), condiviso con Barcellona, Silverstone, Spa, Zandvoort e Lusail. 

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