Piloti concordi nel non correre senza la minima visibilità

Carlos Sainz sostiene che la pista non fosse impraticabile: “Penso che le condizioni non fossero idonee per consentire a venti vetture di correre, ma se fossimo scesi in pista un pilota alla volta credo che avremmo potuto guidare una F1 nelle condizioni che abbiamo visto. La visibilità era ridotta e se si girava qualcuno venica colpito da chi arrivava: la situazione era troppo rischiosa e pericolosa".

Piloti concordi nel non correre senza la minima visibilità

Riavvolgiamo il nastro. Ieri a Spa si sono commentate (poco positivamente) diverse scelte che hanno portato la Formula 1 a mandare in archivio un Gran Premio che non si è disputato, con tanto di punteggio Mondiale e celebrazione sul podio.

Decisioni discusse e discutibili, ma il cuore del problema, ciò che ha innescato quanto accaduto ieri in Belgio, è l’impossibilità delle Formula 1 attuali di poter correre in caso di forte pioggia.

Nell’orgia di commenti scatenatisi al termine del lungo pomeriggio di Spa, c’è chi ha tirato in ballo piloti, circuiti, e altri aspetti di fatto estranei alle ragioni per cui non si è disputato il Gran Premio del Belgio, anche se lo troveremo in archivio.

Il motivo in realtà è uno solo: la mancanza di visibilità. In condizioni di pista bagnata, con molta acqua presente sull’asfalto, una Formula 1 attuale scarica con le sole gomme posteriori ben 120 litri d’acqua al secondo, formando alle sue spalle una nuvola che riduce drasticamente la visibilità di chi segue. Un punto spiegato molto bene nella serata di ieri da Carlos Sainz.

“Penso che le condizioni non fossero idonee per consentire a venti vetture di correre – ha spiegato lo spagnolo – se fossimo scesi in pista un pilota alla volta credo che avremmo potuto guidare una Formula 1 nelle condizioni che abbiamo visto. Ma con venti monoposto in fila la visibilità era davvero ridotta, se si fosse girato un pilota nelle prime posizioni sarebbe stato colpito da chi era alle sue spalle, una situazione troppo rischiosa e pericolosa. Fortunatamente questo non accade molto spesso, ma oggi è stato così”.

“Avremmo potuto fare una super pole oggi – ha proseguito Carlos – non credo ci sarebbe stato alcun problema, avremmo potuto passare all’Eau Rouge, avremmo potuto completare il giro. Ma se sei dietro una o più vetture e un avversario si gira, non lo vedi. Le gomme delle monoposto attuali sono molto grandi, e i diffusori sono enormi, credo che la combinazione di questi due fattori contribuisca a ridurre drasticamente la visibilità".

"Se sei in pole position ovviamente vuoi partire, ma fidatevi, se pensiamo a chi avrebbe preso il via nella seconda metà dello schieramento, non c’è mai stata una finestra per poter fare scattare la gara, sarei stato il primo a segnalarlo via-radio, amo Spa, amo il bagnato, e i fan lo meritavano. Ma non c'era stato alcun momento in cui sarebbe stato possibile partire”.

“Non potevo spingere sui rettilinei perché non vedevo la Williams di George – ha ribadito Hamilton – non potevo capire se stesse frenando o meno, e neanche vedere a che distanza fossero gli altri piloti alle mie spalle. Ma il rischio ancora maggiore era all’Eau Rouge, se qualcuno avesse avuto un incidente con la stessa dinamica vista sabato con Lando, non avremmo visto la monoposto ferma in mezzo alla pista”.

“Nei giri che abbiamo percorso ad andatura ridotta non riuscivo a vedere la luce rossa della monoposto che mi precedeva solo quando arrivavo a dieci metri di distanza – ha aggiunto Ricciardo – e a velocità di gara è troppo tardi”.

L’abbinamento tra le condizioni di pista viste ieri a Spa e le caratteristiche delle monoposto attuali, non ha permesso lo svolgimento del Gran Premio del Belgio, portando alla luce in modo sin troppo chiaro un problema latente che non ha soluzione.

Ora la speranza è che la prossima generazione di monoposto che vedremo in pista nel 2022 possa risultare meno estrema dell’attuale in condizioni come quelle viste ieri a Spa, ma su questo fronte nessuno al momento è in grado di fornire delle indicazioni precise. La risposta, molto probabilmente, arriverà nella prima gara bagnata a cui assisteremo la prossima stagione.

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