F1 | Piastri sulle papaya rules: "Nuovo approccio per evitare controindicazioni"
L'australiano commenta le regole interne al team McLaren: "In tanti hanno giudicato l’approccio della squadra senza conoscerne il funzionamento interno, molte cose appaiono diverse da come sono in realtà. Qualche modifica ci sarà sicuramente, ma è chiaro che vogliamo ancora gareggiare il più possibile come squadra”.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Le Papaya rules, ovvero le regole di ingaggio interne definite dalla McLaren per la gestione dei suoi piloti, sono state uno dei temi ricorrenti della stagione 2025. A conti fatti, il bilancio del mondiale ha dato ragione all’approccio voluto da Zak Brown e Andrea Stella: Lando Norris si è laureato campione senza fratture evidenti all’interno del team.
La filosofia adottata ha garantito un equilibrio che in Formula 1 è tutt’altro che scontato. Nessuno dei due piloti ha potuto rivendicare uno status privilegiato e questo ha permesso alla squadra di attraversare i momenti più delicati senza tensioni pubbliche. Un successo gestionale che, però, non va letto come privo di costi.
La parità assoluta ha infatti imposto alla McLaren di accettare qualche compromesso sul piano sportivo. In più di un’occasione il team ha sacrificato punti e opportunità di vittoria in nome di un principio, e la lotta per il mondiale piloti si è trascinata fino all’ultima gara di Abu Dhabi. Una situazione che ha aumentato la pressione e reso ogni decisione più esposta al giudizio esterno. Non è un caso che, guardando al 2026, la squadra abbia già fatto capire che qualcosa verrà rivisto.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: McLaren
Il messaggio è arrivato in modo chiaro, anche se prudente, dal media meeting di Woking. “Come ha già avuto modo di dire Andrea (Stella), semplificare le cose è una decisione saggia – ha commentato Piastri – la scorsa stagione ci siamo creati qualche grattacapo inutile. Come principio generale e come modo di gareggiare ci sono stati molti aspetti positivi, ma è giusto analizzare il tutto e chiederci come perfezionare il nostro approccio, mantenendone i punti di forza ed evitando le controindicazioni".
"In tanti hanno giudicato l’approccio della squadra senza conoscerne il funzionamento interno, molte cose appaiono diverse da come sono in realtà. Qualche modifica ci sarà sicuramente, ma è chiaro che vogliamo ancora gareggiare il più possibile come squadra”.
Nessuna rivoluzione, ma un affinamento necessario, a conferma che il principio di fondo resta valido, ma la sua applicazione in contesti di gara a volte complessi potrà variare. L’intenzione di snellire le regole, ribadita da Stella agli Autosport Awards, va letta proprio in questa direzione.
Oscar Piastri, McLaren MCL40
Foto di: McLaren
Nel 2025 ci sono stati episodi che hanno mostrato i limiti del sistema: il Gran Premio del Qatar, con la scelta di mantenere strategie identiche costata la vittoria, o il discusso scambio di posizioni in Italia, finito sotto la lente dei media australiani.
Le Papaya rules hanno esposto il team a qualche polemica, ma allo stesso tempo hanno costruito le basi per un successo che sarebbe stato difficile ottenere in un clima interno più conflittuale. In fondo, gestire due piloti in lotta per il mondiale è il prezzo da pagare quando tutto il resto funziona alla perfezione, uno di quei grattacapi che ogni squadra si augura di dover affrontare.
“Non si può sempre prendere la decisione giusta – ha concluso Piastri – e non si può neanche sperare di accontentare tutti. La Formula 1 resta uno sport di squadra che assegna un premio a un singolo pilota, è nella sua natura”.
Nel 2026 la McLaren proverà a rendere questo equilibrio meno fragile...
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