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F1 | Personale part time per stare nel budget cap: basta furbate

Con il ‘cost-cap’ le squadre hanno implementato le attività collaterali ai GP per spalmare i costi dei dipendenti su attività diverse dalla F1. E' evidente che si tratta di un modo per eludere i vincoli FIA, per cui dal 2026 chi sarà coinvolto nel team dovrà comunque essere contato a tempo pieno. E spariranno molte iniziative collaterali.

Yuki Tsunoda, Visa Cash App RB F1 Team

Negli ultimi anni diverse squadre di Formula 1 si sono trasformate in centri polifunzionali. Di colpo si è scoperto che il bagaglio di conoscenze degli ingegneri può essere sfruttato in altri ambiti, che vanno dalle imbarcazioni hi-tech a programmi paralleli nel mondo endurance, da biciclette in carbonio a consulenze nei rami più disparati. Quando qualcosa prende piede in così breve tempo c’è sempre qualcosa di sospetto.

Uno dei limiti dell’attuale regolamento ‘cost-cap’ riguarda il controllo dei costi relativi al personale, una delle voci più significative nella somma delle spese che non deve superare il limite di budget (in un campionato con 24 Gran Premi e sei weekend sprint è di circa 143 milioni di dollari).

I meccanici Mercedes impegnati in un pit stop nei test in Bahrain

I meccanici Mercedes impegnati in un pit stop nei test in Bahrain

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Da tempo ci sono malumori da parte di diverse squadre in merito alla gestione del personale, giudicata troppo spregiudicata grazie ad una crepa dell’attuale regolamento finanziario. Se un team utilizza uno dei suoi ingegneri in condivisione con altri programmi, ovvero quelli elencati in precedenza, a gravare sui costi che rientrano nel budget cap è solo il numero di ore dedicate al programma Formula 1.

Teoricamente è impeccabile, ma nella realtà la regola si scontra con l’impossibilità da parte del dipartimento finanziario della FIA di poter verificare con precisione la veridicità delle dichiarazioni presentate dalle squadre.
“Ci sono squadre che di colpo hanno aperto molte altre società”, si vocifera nel paddock, alludendo alla possibilità di poter spalmare i costi del personale su ‘company’ ufficialmente impegnate in altri progetti. La Formula 1 sembra essere improvvisamente diventata un mondo di impiegati part-time, dove una cospicua fetta di dipendenti (anche di alto livello) passa con regolarità dalla monoposto ad una vela in carbonio o a una vettura sport.

Già lo scorso anno il problema era stato discusso dalla Formula 1 Commission, con tanto di direttiva messa nero su bianco che avrebbe dovuto dare un colpo di spugna sul problema. La soluzione era considerare un dipendente che opera su un progetto Formula 1 a tempo pieno, quindi una squadra avrebbe dovuto caricare il suo stipendio complessivo annuale tra i costi, indipendentemente dal numero di giorni dedicati al progetto.

Un modo per tornare alla realtà, visto che fino a qualche anno fa non è mai emerso che il personale dedicato al progetto di Formula 1 fosse condiviso con altre attività. In primavera della direttiva si sono perse le tracce, secondo indiscrezioni dopo la sua bocciatura da parte di alcuni team.

La FIA però non ha lasciato cadere la questione, e durante i giorni di test in Bahrain è emerso che sarà inserita nel nuovo regolamento finanziario che entrerà in vigore nel 2026.
“Vedremo quante delle attuali attività collaterali sopravviveranno dopo quella data - ironizzava un ingegnere in Bahrain – vedrete che improvvisamente tutti torneranno ad essere impegnati a tempo pieno in Formula 1, sabati compresi!”.

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