F1 | Norris si è trasformato in campione nel momento peggiore della stagione
Lando sembrava fuori dai giochi iridati dopo il ritiro in Olanda per un cedimento della McLaren: l'inglese, anziché abbattersi, ha trovato la forza per reagire e non commettere più errori quando l'avversario di riferimento non era più Piastri ma Verstappen. Avrebbe potuto andare alla Red Bull ma è rimasto a Woking per vincere. E ha avuto ragione...
Lando Norris, McLaren
Foto di: Michael Potts / LAT Images via Getty Images
Non è stato facile per Lando Norris gestire le emozioni. L’ansia, prima del via, ma anche la gioia che lo ha travolto dopo la bandiera a scacchi. Quando si corre per il titolo mondiale si fa un altro mestiere, lo dicono i grandi nomi della storia della Formula 1, ambitissimo e ristretto club che da stasera ha accolto anche Norris. Tanti ‘iridati’ hanno descritto la vigilia del primo titolo mondiale come una sorta di incubo (Lando, probabilmente, confermerà il tutto tra qualche anno), un momento di stress che forgia ed eleva un pilota ad un gradino più alto.
Norris è arrivato a Yas Marina con il dovere di vincere, a dirlo era la classifica e l’avere a disposizione una monoposto in grado di permettergli un’agevole gara in difesa. Tutto vero, ma trasformare le previsioni in una classifica finale non è mai un passaggio semplice, basta un’inezia, un piccolo imprevisto, una sbavatura, ovvero ciò che è stato ritenuto a lungo il punto debole di Lando. Come si è visto, tutto è stato poi gestito alla perfezione, Norris e la McLaren sono partiti avendo ben presente qual era l’obiettivo della serata di Yas Marina. Non c’erano successi di tappa da inseguire, ma bisognava chiudere i giochi mondiali al termine di una stagione lunga, intensa e stressante.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Sam Bagnall / Sutton Images via Getty Images
Il ‘turning point’ della stagione di Lando ha una data precisa. Il 31 agosto, quando sul circuito di Zandvoort ha visto svanire 18 punti pesantissimi nella classifica generale per un problema tecnico alla sua monoposto. Norris ha lasciato l’Olanda con un passivo di -34 rispetto ad Oscar Piastri, un margine pesante considerando che l’avversario guida la sua stessa monoposto. Da quando Lando ha pensato che il mondiale fosse probabilmente perso, ha in realtà messo le basi per vincerlo. L’approccio di chi non ha più molto da perdere ha funzionato alla perfezione, Norris si è isolato riducendo al minimo le sue apparizioni così come le sue risposte nelle interviste di rito. In modalità ‘rivincita’ sono iniziate ad arrivare le prime vittorie, accolte con pochi sorrisi e zero festeggiamenti. Avanti così.
Mentre Lando recuperava terreno intorno a lui è cambiata anche la figura del primo sfidante, il volto di Piastri è stato sostituito da quello di Verstappen, avversario duro quando sente odore d’impresa. Anche qui, Norris ha tenuto botta dove possibile, cercando di portare a casa il massimo possibile in ogni occasione. È stata più la McLaren a lasciare per strada punti preziosi, dalla squalifica di Las Vegas alla strategia errata di Lusail. In questo scenario Norris non ha fatto una piega, tenendo la barra dritta fino a Yas Marina. Per chiudere i giochi serviva il terzo posto, ed è arrivato il terzo posto.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Mario Renzi - Formula 1 - Getty Images
Quando la missione è stata compiuta è emerso ciò che Lando aveva tenuto dentro per mesi. Ha voluto condividere i momenti iniziali con le persone a lui più care, ma avrà tempo per godersi un successo arrivato sette anni dopo il suo esordio. Centocinquanta Gran Premi che lo hanno trasformato da un giovane agiato a cui era sempre stato messo a disposizione il massimo per crescere al meglio, in un pilota professionista diventato il punto di riferimento della squadra. Non era un passaggio scontato, il primo a crederci è stato Zak Brown (che lo ha guidato anche in alcuni passaggi della sua carriera) poi ha iniziato anche la squadra.
Nel 2022 ha detto ‘no’ ad un’offerta Red Bull (in quel momento squadra campione del mondo) per restare fedele alla McLaren. Una scelta che lasciò sconcertati in molti, ma a distanza di tre anni Lando può dire di aver avuto ragione. Ha raggiunto il suo obiettivo e lo ha fatto dove voleva farlo, che si sia trattato di fiducia incondizionata o una scommessa poco importa, i fatti gli hanno dato ragione.
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