F1 | Norris punta il dito sulla strategia: McLaren ha perso un’occasione?
In un weekend che doveva essere a tinte papaya si è inserito Verstappen, capace di incasellare un'altra magia strappando la vittoria alla McLaren. Un successo in parte perso già al sabato, ma Norris crede che si sarebbe potuto fare qualcosa sul fronte strategico: è così? Scopriamo le alternative McLaren e perché ciò espone un problema più grande.
Nel corso degli anni, Suzuka si è guadagnata la fama di essere una pista che esalta il talento dei piloti e anche quest’anno non è stata da meno, con un Max Verstappen capace di pennellare prima il giro secco al sabato e poi i 53 passaggi in gara che gli sono valsi la prima vittoria del 2025.
Una prova da Campione, di quella con la C maiuscola, eppure al termine del Gran Premio del Giappone è emersa una domanda: la vittoria dell’olandese è più la coronazione di un weekend magico o un’occasione mancata da parte della McLaren con una vettura più veloce? Come spesso accade, la realtà si trova nel mezzo.
“Sembrava che fossimo sulla strada della pole position quando Max è riuscito a fare quello che sembra un giro quasi perfetto”, ha ammesso il team principal della McLaren, Andrea Stella. Verstappen è stato sublime e Red Bull, come accaduto in altre occasioni, ha ritrovato la strada maestra nella nottata tra il venerdì e il sabato analizzando i dati ricavati dalla pista e cestinando il setup preparato al simulatore.
Lando Norris, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Clive Mason/Getty Images
Ma è qui che si cela il problema, in quelle difficoltà nel trovare un punto d’incontro per una vettura che a sprazzi può essere veloce, specie un tracciato adatto alle sue caratteristiche, ma che spesso lascia a metà il suo potenziale a causa di quella finestra di funzionamento ancora ridotta.
Dall’altra parte, c’è una McLaren che sorride a metà, perché c’è la consapevolezza di non essere riusciti a trionfare in una gara che la MCL39 avrebbe dovuto vincere. Ed è una vittoria persa su due diversi fronti, in buona parte già al sabato, quando né Lando Norris né Oscar Piastri sono riusciti a mettere insieme il giro della pole.
Parafrasando George Russell, le opportunità si creano quando i due piloti McLaren non concretizzano, dato che la superiorità globale della MCL39 per ora non sembra essere messa in discussione. È in quel sottile confine che si è inserito Verstappen rompendo le uova nel paniere a una McLaren che sembrava aver già tutto pronto per un'altra vittoria.
Su un tracciato ricco di curve veloci, con una sola zona DRS e che si è rivelato essere a basso degrado, questi elementi hanno permesso al poleman di assumere il controllo rendendo la track position ancora più centrale che altrove. Ma per McLaren vi era comunque l’opportunità di ribaltare la situazione?
Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Clive Mason/Getty Images
Norris ha dubbi sulla strategia
“Forse avremmo potuto variare un po' di più con la strategia e con l'overcut o l'undercut. Per qualche motivo ci siamo fermati nello stesso giro, quindi discuteremo di alcune cose. Il senno di poi è una cosa meravigliosa. Probabilmente avrei dovuto provare a fare un undercut”, ha raccontato Norris a fine gara.
Ma era fattibile? Vi era una sottile opportunità di provare qualcosa di differente al termine del ventesimo giro, quello in cui a sorpresa è rientrato ai box Piastri. Ed è proprio in quel momento che si sono quasi azzerate le opportunità tattiche per McLaren, perché a quel punto era logico che anche Norris si sarebbe fermato nel giro successivo.
L’inglese, infatti, non avrebbe potuto proseguire per altre due tornate senza il concreto rischio di venire sopravanzato dal compagno di squadra. Di conseguenza, Red Bull non ha dovuto fare altro che coprire, richiamando a sua volta Verstappen nello stesso giro.
Se si ragiona allargando lo sguardo, di fatto McLaren ha sprecato la chance migliore di giocare in un due contro uno proprio nel momento in cui ha fermato Piastri ai box: ciò non solo ha messo in allarme Red Bull rivelando la strategia, ma ha tolto anche l’effetto sorpresa, l’unico strumento che avrebbe potuto sbaragliare le carte per il team papaya.
Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Peter Fox - Getty Images
Piastri fermato per non prendersi rischi
La domanda, quindi, sorge spontanea? Perché il team ha richiamato l’australiano per primo? La risposta si articola su due livelli. Tutto è nato nel momento in cui George Russell si è fermato per il suo primo pit stop al termine del diciannovesimo giro, dando il via al valzer delle soste, con una pit loss di circa 21,5s.
La scelta di fermare Piastri nella tornata successiva è stata più di previsione sulla distanza che sul breve periodo, in quanto in realtà non vi era un concreto rischio di subire subito un undercut da Russell, ormai distante quasi cinque secondi, tanto che nemmeno Charles Leclerc, il più a rischio, ha risposto subito, rimanendo fuori per un altro passaggio, dato che il pilota della Stella si sarebbe ritrovato nel traffico.
Ma ipotizziamo che Leclerc si fosse fermato nella tornata successiva, al termine del ventesimo giro, per quanto sarebbe stata comunque un’ipotesi remota dato che Ferrari stava attendendo di creare il gap utile a rientrare davanti a Pierre Gasly. A quel punto si sarebbero create tre ipotesi: richiamare Norris per tentare l’undercut su Verstappen, far rientrare subito Piastri per non esporlo a Leclerc oppure effettuare un doppio pit stop, il che però comporta dei rischi e una perdita di tempo per il secondo che rientra.
In sostanza, McLaren ha voluto coprire Piastri ed essere sicura che restasse in zona podio, anche a costo di giocarsi l’opportunità di provare a sorprendere la Red Bull. Ma ci sarebbe stata un’alternativa? Forse sì, ma avrebbe richiesto coraggio ed elasticità.
Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
C'era un'alternativa per sorprendere Red Bull?
Se si osservano i distacchi verso la fine del ventesimo giro, quello in cui è rientrato Piastri, emerge come Norris avesse circa 21,7 secondi di vantaggio su Oliver Bearman, ovvero il pilota su cui McLaren sperava di avere la finestra per fermarsi e tentare qualcosa di diverso a livello strategico. Un tempo che sarebbe stato in realtà sufficiente per rientrare e uscire davanti, a patto che tutto fosse perfetto.
Il pit stop avrebbe dovuto essere massimo poco sopra i due secondi e Lando avrebbe dovuto difendere la posizione sullla Haas in curva 1 e 2. Un delta risicato, che rappresentava più una scommessa che una certezza, ma il pit stop di Russell ha accelerato i tempi, rendendo quella l’unica chance per sorprendere Red Bull.
Attendere un altro giro per essere sicuri di avere la finestra su Bearman non avrebbe dato alcun vantaggio. L’unica speranza era che Verstappen rimasse fuori per non rischiare di perdere la track position in caso di Safety Car, ma il timore di subire un undercut era troppo concreto per non rientrare al termine del ventunesimo passaggio, anche perché l’olandese in realtà aveva una comoda finestra per non ritrovarsi nel traffico.
Ma è proprio qui che nasce il secondo livello dell’analisi. La possibilità di effettuare l’undercut al termine del ventesimo giro era più una scommessa che una certezza e avrebbe richiesto un po’ di flessibilità. Se il pit stop non fosse stato perfetto o qualcosa non avesse funzionato, Norris sarebbe potuto finire rientare Bearman, di certo non un grosso ostacolo da superare data la differenza di performance e di gomme.
Lando Norris, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images
Si mantiene lo status quo per non penalizzare nessuno
Realisticamente sarebbe stato difficile vedere Norris perdere la posizione su Piastri, che a quel punto si sarebbe potuto fermare senza problemi e senza rischi il giro dopo. Tuttavia, ipotizzando che il britannico per qualche motivo fosse finito dietro il compagno di squadra nel provare quella scommessa per vincere la gara, cosa avrebbe fatto McLaren? Avrebbe richiesto di invertire le posizioni?
Al momento il team di Woking si trova in una situazione complessa nella gestione dei piloti. Con una vettura così competitiva, sa che potenzialmente potrebbero essere i suoi due portacolori a giocarsi il titolo ed è chiaro che non voglia penalizzare nessuno dei due, rimanendo quanto più neutra possibile, anche a costo di mancare delle occasioni.
Un punto di vista che condivide anche Christian Horner, Team Principal della Red Bull: “Credo che il problema sia che hanno due piloti in lotta per il campionato piloti. Credo che il problema sia che hanno deciso di farli correre liberamente. Quindi questo è il compromesso che inevitabilmente ne consegue”.
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