F1 | Non solo fortuna: ecco perché la vittoria di Norris può fare paura
Lando Norris ha vinto la sua prima gara in Formula 1 sfruttando il doveroso intervento della Safety Car, entrata al momento giusto. La McLaren, però, può far paura a lungo termine: il passo del britannico è stato il migliore per tutta la gara.
Nella conferenza stampa seguita al Gran Premio di Miami, tra domande e risposte si è provato a capire con i diretti protagonisti quanto la safety car abbia aiutato Lando Norris nella sua corsa verso la prima vittoria in Formula 1. “Chissà, avrei dovuto superare le due Ferrari, una Red Bull e Oscar, che stava disputando una gran gara”. A quel punto è intervenuto un frizzante Max Verstappen: “Si fanno sempre tante supposizioni, ‘se’, ‘se’, ‘se’…allora dico che se mia madre avesse le palle sarebbe mio padre, giusto? Alla fine queste sono le corse, a volte di vengono incontro altre no”. E giù risate.
In realtà l’analisi della gara è mirata a capire se la velocità della McLaren sarebbe stata sufficiente a togliere la leadership alla Red Bull anche senza il congelamento della corsa, un dato importante in ottica futura. Prima del suo pit-stop Norris era leader della corsa ma virtualmente sesto, visto che i suoi avversari diretti avevano già completato la loro sosta. L’ingresso in pista della safety car ha di fatto garantito a Lando un guadagno di cinque posizioni. Solo fortuna? No. Norris ha preso il via della corsa con un set di gomme medie, scelta fatta da tutti i piloti nella top-10 ad eccezione di Hamilton. Sfilato sesto in partenza, Lando è rimasto in pista ben 16 giri a strettissimo contatto con il retrotreno della Red Bull di Perez, solitamente una posizione che non aiuta la vita degli pneumatici.
Ritrovatosi a pista libera (Checo ha effettuato il suo pit-stop al giro 17) Norris ha iniziato un forcing notevole, girando ad un ritmo molto veloce e tremendamente costante. “I miei penumatici sembrano nuovi”, ha detto via-radio Lando al suo ingegnere, ed in effetti il cronometro supportava la sua sensazione. Due tornate dopo il pit-stop di Perez si è fermato Leclerc, poi al giro 23 è stato il turno di Verstappen e al 27 di Piastri e Sainz. Norris ha proseguito la sua marcia su indicazione della squadra, intenzionata ad allungare il suo stint il più possibile. Una scelta resa possibile dai tempi stampati da Norris e dettata da due motivi: avere un gap di gomma sugli avversari nel secondo stint ed essere pronti ad approfittare di un eventuale periodo di safety car. È bastato un giro e mezzo ed ecco il contatto tra Magnussen e Sargeant.
La safety car Lando Norris, McLaren MCL38, Max Verstappen, Red Bull Racing RB20
Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images
In realtà la direzione gara ha atteso un po' prima di segnalare il congelamento della corsa poiché Magnussen era riuscito a tornare in pista autonomamente e non era chiaro se anche Sargeant avrebbe fatto lo stesso. Quando è stato evidente che la Williams non sarebbe stata in grado di proseguire è stato lanciato il segnale. In quel momento Norris era allineato con l’ingresso della corsia box e per entrare avrebbe dovuto frenare e sterzare di colpo, una manovra rischiosa. La squadra ha così deciso di lasciato in pista, e Lando ha proseguito sul rettilineo di partenza. Nonostante la velocità ridotta della McLaren, la safety car (posta all’uscita dei box) non ha fatto in tempo ad uscire prima che transitasse Norris. Se Bernd Maylander fosse sfilato davanti a Lando tutti i piloti in pista sarebbero arrivati alle sue spalle e dopo il pit-stop Norris si sarebbe ritrovato nelle ultime posizioni, invece il primo pilota ad arrivare dietro la safety car è stato Verstappen.
Norris ha così avuto a disposizione un giro in solitaria per poi arrivare ai box per il cambio gomme. Appena la McLaren è tornata in pista la direzione gara ha chiesto a Maylander di attendere Norris e permettere al resto del gruppo di accodarsi a Lando. Ripresa la corsa Norris ha potuto contare su tre fattori per prendere il largo: gomme nuove, pista libera e una Red Bull (quella di Verstappen) non al massimo dell’efficienza. Prima della safety car Max aveva colpito un cono posto alla curva 14, e dopo qualche giro gli ingegneri della Red Bull hanno potuto verificare che l’urto aveva causato dei danni al fondo della monoposto. “Abbiamo perso carico”, ha ammesso Christian Horner, ed i suoi tempi sul giro lo confermano. Il ritardo accumulato nei confronti di Norris sotto la bandiera a scacchi è stato di quasi otto secondi, un margine forse sufficiente ad ipotizzare un Lando in grado di vincere la sua prima gara in Formula 1 anche senza aiuti esterni. Importa poco alla McLaren e allo stesso Norris, ma diventa un tema importante in vista di Imola, weekend nel quale anche Piastri potrà contare sulle versione 2.0 della MCL38.
Lando Norris, McLaren MCL38, ai box per il pit stop
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Perché Verstappen è rientrato ai box così presto?
Verstappen sembrava avere tutto sotto controllo nelle prime fasi di gara. Il primo inseguitore è stato Oscar Piastri, risalito al secondo posto con una buona partenza e un sorpasso ai danni di Charles Leclerc. Verstappen non è riuscito a staccarsi bene, ma non c'era nemmeno il rischio diretto di un undercut da parte dell'australiano. È stato solo il pit-stop anticipato di Charles Leclerc al 19esimo giro a causare disordini al posto di comando della Red Bull.
La Ferrari ha guidato un secondo più veloce di Verstappen con gomme nuove e senza traffico. Quando il margine era ancora intorno ai tre secondi, la Red Bull ha tirato il ripcord e ha riportato al rientro il campione del mondo al 23esimo giro. Questo è esattamente ciò che la Ferrari aveva intenzione, come spiegò in seguito il caposquadra Frederic Vasseur: "Con il pit-stop anticipato di Charles, volevamo costringere gli altri a reagire. Per noi, la lunga distanza rimanente non è stata un problema perché sappiamo quanto bene la nostra macchina gestisce i bypass delle gomme".
Gli inseguitori della Red Bull sono ormai così vicini che possono sfruttare la strategia per esercitare pressione. L'anno scorso questo non era possibile. All'improvviso la Red Bull è vulnerabile. Secondo il caposquadra Christian Horner, a Miami si è verificato anche un secondo problema: "Max ha superato il dissuasore nella chicane e ha danneggiato il sottoscocca. Ciò gli è costato il ritmo." Quando Verstappen è stato interrogato in merito in conferenza stampa, ha reagito con sorpresa: "Dopo la macchina non sembrava affatto diversa da prima".
Max Verstappen, Red Bull Racing RB20 dopo aver colpito un birillo
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
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