F1 | Non si lavora solo sulle PU: lo studio dell'ala anteriore è uno dei temi caldi della pausa
Le quattro settimane senza gare hanno offerto ai team l’occasione di approfondire uno dei temi più sensibili di questo avvio: l’ala anteriore. Tra aerodinamica attiva, differenze tra unità e ricerca di costanza, la pausa è diventata la chance per un lavoro mirato sull’anteriore, con alcune squadre che hanno avviato anche un progetto specifico.
Un mese di sosta che, in realtà, non è affatto una pausa. La cancellazione dei GP del Bahrain e dell’Arabia Saudita a causa dei conflitti in Medio Oriente ha ridisegnato il calendario, aprendo un vuoto di circa quattro settimane prima del prossimo appuntamento a Miami. Un intervallo anomalo che precede non solo la quarta trasferta extraeuropea dall’inizio dell’anno, ma anche la seconda gara sprint.
Per alcune squadre, questa pausa forzata può essere letta in due modi. Da una parte c’è l’opportunità di approfondire dati e scenari che, con un calendario così fitto, spesso ricevono meno attenzione. Dall’altra, però, resta un certo rimpianto: chi è partito forte avrebbe preferito tornare subito in pista per capitalizzare lo slancio e consolidare il proprio stato di forma.
Tuttavia, prima di proiettarsi troppo avanti, è interessante osservare cosa hanno effettivamente analizzato le squadre durante questa sosta. Tra i temi che hanno ricevuto maggiore attenzione spicca l’ala anteriore, componente che in questo avvio di stagione si è rivelata particolarmente sensibile e determinante per la prestazione complessiva.
Esteban Ocon, Haas F1 Team
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
La definizione del telaio ha implicazioni profonde sull’intera vettura, soprattutto per i volumi che occupa e per il tipo di sospensione anteriore adottato, perché ogni scelta modifica i flussi che alimentano il posteriore. Lo stesso discorso vale per l’ala anteriore, un’area in cui ci si attendono molte novità e che avrà un ruolo centrale nel comportamento aerodinamico complessivo.
Rispetto al 2025, le ali anteriori sono cambiate in modo significativo, sia nella filosofia progettuale sia nella funzione, perché vengono aperte con maggiore frequenza per ridurre la resistenza aerodinamica sui rettilinei. Proprio per questo l’ala anteriore sarà una delle aree in cui ci si aspetta il maggior numero di novità nel corso della stagione, insieme ai bargeboard laterali davanti alle pance.
Prima di arrivare alla versione definitiva, ogni squadra ha valutato decine di concept diversi, consapevole del ruolo centrale che questo componente avrà nella gestione dei flussi lungo la vettura. Anche per questo, durante la pausa, gli ingegneri hanno dedicato molto tempo all’analisi approfondita dei dati di ogni configurazione, potendo spingersi in valutazioni più dettagliate rispetto al normale ritmo di gara.
Ala anteriore di Gabriel Bortoleto, Audi F1 Team
Foto di: Marcel van Dorst / EYE4images / NurPhoto via Getty Images
“Abbiamo potuto lavorare su alcuni aspetti che sono emersi con chiarezza dopo le prime gare. Ad ora c’è ancora molto potenziale da estrarre da queste monoposto, che sono ancora piuttosto immature dal punto di vista dello sviluppo. E un buon esempio lo abbiamo già visto”, spiega Hoagy Nidd, Head of Car Engineering alla Haas.
“A Suzuka abbiamo introdotto un aggiornamento all’ala anteriore. Un intervento relativamente piccolo, il primo dell’anno, ma ci siamo resi conto che oggi l’ala anteriore è una componente estremamente sensibile per le prestazioni. E con l’aerodinamica mobile che utilizziamo adesso, la sfida è garantire che l’ala lavori in modo costante, sia tra diverse specifiche sia tra sessioni differenti, anche usando la stessa configurazione”.
Può sembrare un dettaglio secondario, quasi paradossale, perché il modo di costruire le ali non è cambiato. Eppure, in questo avvio di stagione non sono mancati i casi di piloti che hanno lamentato un comportamento poco costante dell’anteriore. Un esempio è Franco Colapinto, che in Cina aveva segnalato come qualcosa non avesse funzionato all’avantreno della sua Alpine A526 proprio su questo fronte.
Williams FW48, dettaglio ala anteriore
Foto di: AG Photo
In effetti, come spiegato da Nidd, i rilevamenti non sono sempre identici e, talvolta, anche con la stessa specifica possono emergere piccole differenze costruttive tra un’ala e l’altra. L’obiettivo è garantire un comportamento il più possibile costante, evitando variazioni sensibili di bilanciamento. Proprio per questo motivo in Haas, ad esempio, durante la pausa è stato impostato un programma specifico dedicato a questo tema.
“Abbiamo quindi avviato un progetto specifico per analizzare questo aspetto, studiare la cinematica del sistema e capire come assicurarci di offrire sempre la stessa prestazione al pilota, perché in definitiva è il nostro strumento di bilanciamento in vettura. Determina la sensazione in ingresso curva. È un elemento di una potenza enorme”.
Considerando che da quest’anno i team dispongono anche dell’aerodinamica attiva, dall’ala anteriore passa una quota rilevante della performance complessiva per diverse ragioni. Un aspetto cruciale è garantire un comportamento costante nelle fasi di apertura e chiusura, soprattutto in staccata, così da evitare reazioni inattese. Non a caso diversi piloti preferiscono chiudere l’ala con un certo anticipo rispetto alla frenata.
Dettaglio Haas VF-26
Foto di: Getty Images
Un tema che potrebbe diventare ancora più importante se dovesse essere esteso l'uso dell'aerodinamica attiva, al punto da pensare di liberalizzarla, dato che è una delle proposte sul tavolo per cercare di ridurre l'uso d'energia, nonostante i piloti non siano particolarmente d'accordo per motivi di sicurezza.
Più in generale, però, pochi click possono avere una differenza marcata su vetture che oggi hanno un posteriore più nervoso rispetto al passato, sia per la riduzione del carico aerodinamico e del grip meccanico, sia perché la componente elettrica tende a erogare più coppia in modo immediato.
“Abbiamo riscontrato che, in questo avvio di stagione, anche differenze minime risultano forse più evidenti. Immagino possa essere una conseguenza del minor carico complessivo della vettura: variazioni molto piccole nelle diverse configurazioni diventano più percepibili. Per questo abbiamo portato avanti un progetto piuttosto ampio e tuttora in corso, con l’obiettivo di garantire che il pilota abbia sempre la stessa sensazione, indipendentemente dall’ala anteriore che utilizza".
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