F1 | “Non ho scordato come si guida”: dove si è inceppato Russell a Miami finendo nell’ombra di Kimi
Il weekend di Miami ha esposto le fragilità di un Russell che ora deve fare i conti con la crescente solidità di Kimi che aggiunge ulteriore pressione. Alla base ci sono però anche delle ragioni tecniche, con l'inglese che ha faticato nel gestire per tutto il weekend le gomme e l'eccessivo scivolamento che gli hanno tolto grip e fiducia.
George Russell, Mercedes
Foto di: Sona Maleterova / Getty Images
Nel weekend più difficile per la Mercedes dall’inizio della stagione, segnato da un vantaggio sulla concorrenza che si è assottigliato in parte anche per gli aggiornamenti lasciati in standby in attesa del GP del Canada, a caricarsi la Stella sulle spalle e a salvare il bilancio della tappa a Miami non è stato George Russell, bensì Andrea Kimi Antonelli.
Se si ripercorre l’intero fine settimana, già il venerdì nelle qualifiche sprint era stato un guizzo del pilota italiano a tenere a galla la Mercedes, e Antonelli si è poi ripetuto il sabato con una pole in cui ha rifilato circa quattro decimi al compagno di squadra. Una superiorità emersa anche in gara: solo nei primi giri, con gomma nuova, Russell è riuscito a difendersi, prima di cedere terreno a causa del degrado sulla distanza.
Questo è stato il contorno di un weekend da dimenticare, indubbiamente il peggiore di questo avvio di campionato, ma che si scontra con un Antonelli sempre più solido. È vero che a Shanghai e a Suzuka alcuni episodi favorevoli gli avevano permesso di impostare una gara in discesa fino alla vittoria, ma è soprattutto la crescita complessiva, e il cambio di supremazia sul giro secco, a restituire una sensazione diversa.
Charles Leclerc, Ferrari, George Russell, Mercedes
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Una vettura veloce può spesso cambiare molte dinamiche, ma dalla Cina in poi i ruoli all’interno del box della Stella sembrano essersi invertiti. Antonelli è diventato il trascinatore e Russell l’inseguitore. Certo, non si può negare che alcune situazioni abbiano giocato a sfavore dell’inglese, dai problemi in qualifica in Cina agli errori di setup e di gestione energetica a Suzuka, ma il trend complessivo non pende dalla sua parte.
Parlando dopo la corsa, il britannico è stato perentorio nel rispondere alle domande sul suo stato di forma e sull’eventuale rischio di aver sottovalutato la sfida con Antonelli, che già verso il finale della scorsa stagione, pur tra alti e bassi, aveva dimostrato di essersi avvicinato pericolosamente alle prestazioni del compagno di squadra, mostrando picchi di rendimento molto promettenti.
“Io ho ancora fiducia in me stesso, e ci sono già passato: non ho dimenticato come si guida! È solo un periodo un po’ complicato, ma con quattro gare disputate c’è ancora tanta strada davanti. Come ho detto, rivaluteremo alcune cose nelle prossime settimane”, ha raccontato Russell al termine della gara chiusa con un quarto posto che vale punti preziosi in un fine settimana difficile, ma senza sorrisi.
George Russell, Mercedes
Foto di: Sona Maleterova / Getty Images
“Ho abbastanza esperienza nei campionati che ho vinto per sapere come l’inerzia possa cambiare nel corso di una stagione. A dire la verità, non ci sto nemmeno pensando. Voglio solo tornare sul gradino più alto del podio. Nelle prime tre gare avevo il passo per farlo. Questo weekend no. Potrei essere qui ora con tre risultati molto diversi nelle gare precedenti e questo sarebbe solo un episodio isolato, ma ovviamente in Giappone e in Cina le cose sono andate diversamente. A volte la Formula 1 è così”.
Ma cosa ha impattato così negativamente sul suo weekend? Le prime difficoltà erano già emerse nelle libere e nelle qualifiche del venerdì. Russell non ha mai amato le piste con poco grip, dove è fondamentale lavorare con precisione sul volante e sulla modulazione dell’acceleratore per tenere a bada un posteriore che tende a diventare nervoso, innescando un circolo vizioso che porta al surriscaldamento delle gomme, a cui si sono sommate le difficoltà nel bilanciamento evidenziate anche da Antonelli, ma più a suo agio nel guidarci sopra con il suo stile più aggressivo.
Miami è uno di quei tracciati in cui questo fenomeno può manifestarsi in modo ancora più evidente, soprattutto con temperature così elevate. E con una gomma sensibile come la soft C5, caratterizzata da una finestra di utilizzo piuttosto ristretta, le difficoltà sono diventate ancora più marcate. Sul giro secco questa mancanza di fiducia l’ha pagata sia nei tratti veloci, dove accusava sovrasterzo, sia in quelli più lenti, in particolare nella parte finale del secondo settore, dove il grip meccanico è determinante.
George Russell, Mercedes
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Solo in quel tratto, infatti, l’inglese ha accumulato oltre la metà dei quattro decimi pagati in qualifica. Sebbene a Miami ci sia un allungo importante tra curva 8 e curva 11, va ricordato che non si tratta di un vero e proprio rettilineo: le posteriori, infatti, non si raffreddano quanto le anteriori, e questo contribuisce a rendere ancora più evidente il surriscaldamento e la perdita di aderenza meccanica.
Di fatto, parte delle difficoltà incontrate nelle curve veloci del primo settore, dove faticava a portare più velocità in percorrenza e nella ripresa dell’acceleratore, si sono poi estese anche ai tratti lenti, mostrando dinamiche simili ma ancor più penalizzanti. In gara, la gomma nuova e più dura ha in parte mascherato queste criticità nei primi giri, ma con l’aumento del degrado sono riemersi gli stessi problemi già accusati nella sprint, con una perdita di passo ancora più marcata.
Sebbene sia vero che la domenica le temperature sono calate, facilitando in parte la gestione delle gomme, l’asfalto è comunque rimasto poco sotto i 40°C, una media ancora “elevata”. Sulla lunga distanza molti hanno sofferto il degrado del retrotreno, e nel caso di Russell questo non ha fatto altro che amplificare il divario nelle curve più lente, dove il supporto meccanico era ormai ridotto.
George Russell, Mercedes
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
Nell’ultima parte di gara, in realtà, il britannico ha provato anche qualcosa di differente: “È stata una gara molto, molto dura. Il ritmo dal mio lato è stato davvero, davvero scarso. Ho qualche idea sul perché. A dire la verità, ho usato gli ultimi 20 giri come una sorta di test personale e ho provato a fare cambi piuttosto drastici nel mio stile di guida e in alcune impostazioni del differenziale e della ripartizione della frenata sulla mia vettura, e la situazione è migliorata”.
Al di là delle piccole sbavature, come la leggerezza del sabato nella sprint che gli è costata una penalità di cinque secondi, Antonelli appare sempre più concreto, solido e capace di gestire una pressione che inevitabilmente continuerà a crescere. Russell, invece, eccezion fatta per la scorsa stagione, ha spesso faticato a trovare quel pizzico di continuità necessario per restare stabilmente ai livelli più alti.
George, che partiva da favorito grazie alla sua esperienza, si ritrova ora con un passivo di venti punti. Ma più del distacco in classifica pesa la competitività mostrata da Kimi, al quale dovrà necessariamente rispondere con la crescente consapevolezza che, con il passare delle gare, diventerà un avversario sempre più scomodo. Tuttavia, secondo Russell è ancora presto per far suonare l'allarme: “Non vedo l’ora che arrivino le prossime gare, in condizioni un po’ più normali. Non c’è motivo di particolare preoccupazione”.
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