F1 | Mistero Hamilton: persi 5s all’ultimo giro, ma dai dati non c’è stata una foratura
Hamilton chiude due volte quarto ad Austin, ma con sensazioni opposte: vicino al podio nella Sprint, più distante in gara, dove si è sentito penalizzato dalla strategia. Ma c'è un mistero: sul finale ha perso circa cinque secondi segnalando all'improvviso una foratura all'anteriore destra, mentre dai dati non è emerso alcun parametro anomalo.
I due quarti posti conquistati da Lewis Hamilton ad Austin hanno un sapore molto diverso tra loro. Stessa posizione, ma sensazioni differenti. Se nella Sprint del sabato il britannico aveva chiuso a pochi decimi dal podio, lasciando intravedere segnali incoraggianti, nella gara lunga di domenica il distacco dal terzo posto è stato ben più pesante e, a suo avviso, fortemente condizionato dalle scelte strategiche del muretto.
Il britannico, infatti, era partito con gomma media, a differenza del compagno di squadra Charles Leclerc, unico tra i primi dieci a scegliere la mescola più tenera. Una strategia aggressiva, pensata per guadagnare subito posizioni, trovare aria pulita e difendersi il più a lungo possibile dal ritorno degli inseguitori.
Una strategia che ha pagato solo a metà. Leclerc è riuscito a scavalcare Lando Norris e a portarsi in seconda posizione, mentre Hamilton ha mantenuto il quarto posto, accodandosi proprio dietro alla McLaren. Da lì in avanti il monegasco ha dato prova di grande tenacia, difendendo con decisione la posizione conquistata al via e resistendo agli attacchi di Norris per oltre venti giri con la gomma soft.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Jim Watson / AFP via Getty Images
Alle loro spalle, Hamilton si è mantenuto a distanza, sebbene sempre sotto i due secondi di distacco, in buona parte perché sarebbe stato difficile riuscire a impensierire e sorpassare il connazionale della McLaren. Come ha dimostrato Norris stesso, riuscire a completare il sorpasso non era semplice, specie quando si viene condizionati dall’aria sporca nel primo settore.
Inoltre, Norris poteva contare sul DRS garantito da Leclerc, il che rendeva ancora più arduo pensare di infastidirlo o tentare il sorpasso. Per riuscirci, Hamilton avrebbe dovuto spremere le gomme, vanificando così il senso stesso della scelta iniziale di partire con la media per allungare il primo stint. Tanto più che, con l’evolversi della gara, il passaggio alla soft nel secondo stint si è trasformato in un’opzione obbligata.
Dopo aver prolungato il primo stint e completato la sosta, è rientrato con un distacco di circa dieci secondi dal compagno di squadra, senza però avere il passo per ridurre il margine. Anzi, dopo una prima fase in cui il gap era rimasto stabile, il distacco ha iniziato ad ampliarsi fino a sfiorare i tredici secondi. L’aspetto più curioso, però, è arrivato all’ultimo giro: Hamilton ha improvvisamente perso cinque secondi, passando da un ritmo sull’1:38 a un ben più lento 1:43.
Lewis Hamilton, Ferrari, Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images
“Non sono sicuro di cosa sia successo, sono arrivato in curva 5 mi è sembrato di aver colpito qualcosa, all’improvviso ho poi avuto del forte sottosterzo, pensavo di avere una formatura. Alla fine, sono riuscito a resistere nelle ultime curve, ma avevo tanto sottosterzo, pensavo che si fosse rotta l’ala anteriore o fosse successo qualcosa alle gomme”, ha raccontato Hamilton dopo la gara.
In effetti, dopo la lunga sequenza di curve veloci del primo settore, il britannico ha segnalato quasi subito un problema alla gomma anteriore destra, temendo una foratura perché avvertiva del forte sottosterzo che non gli permetteva di affrontare le curve come sperato. In effetti, proprio nella prima parte del serpentone, Lewis ha accusato del sottosterzo, finendo lungo nelle curve seguenti.
Tuttavia, come confermato via radio, nel corso del giro gli ingegneri hanno analizzato in tempo reale i dati relativi a pressioni e parametri, senza riscontrare anomalie né segni di foratura: tutto risultava nella norma. Si potrebbe ipotizzare che si sia verificata una foratura lenta, ma Hamilton ha avvertito il problema in modo repentino, come se avesse ceduto in quel momento.
Parte dei cinque secondi persi in quel giro si spiega in altro modo. Oltre all’errore in curva 6, che già di per sé pesa sul cronometro, l’aspetto decisivo è che Hamilton, andando largo, è finito sui residui di gomma lasciati dai piloti, proprio quelli che sabato avevano già tradito Leclerc in un episodio simile. Nella gara lunga, però, i marbles erano molto più abbondanti e hanno compromesso in maniera netta il grip, amplificando la perdita di tempo.
Problema Hamilton ultimo giro Austin
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Osservando i dati emerge come Hamilton abbia affrontato il serpentone con maggiore cautela sin dall’inizio, sollevando il piede dall’acceleratore in anticipo ma finendo comunque in sottosterzo, fino a registrare circa 50 km/h di differenza proprio nel punto in cui è andato lungo. Le difficoltà di aderenza, acuite anche dalla presenza dei marbles, si sono rese evidenti soprattutto in uscita da curva 9, faticando in trazione.
Si nota inoltre come, una volta ripuliti parzialmente gli pneumatici, Hamilton abbia limitato le difficoltà rispetto al primo settore o all'inizio del secondo intertempo, fatta eccezione per la penultima curva a sinistra, particolarmente stressante per l’anteriore destra. In quel punto il britannico non ha voluto forzare, anche con Piastri in avvicinamento alle sue spalle, perdendo qualche decimo ma senza il crollo evidente registrato nel primo settore.
Un mistero che comunque non ha intaccato il quarto posto finale, con Hamilton che ha tracciato ad ogni modo un bilancio positivo del weekend nonostante crede che la direzione di setup non sia stata quella corretta. “Sicuramente mi sono sentito più a mio agio nella prima sessione. Credo che siamo andati nella direzione sbagliata dopo la FP1, non ho avuto più il passo che avevo in FP1 nel resto del weekend, ma ci sono comunque degli aspetti positivi da prendere da oggi. La strategia mi ha penalizzato, ma abbiamo fatto comunque punti importanti per il team”.
Al di là del risultato di Austin, Hamilton crede che il feeling con la macchina stia crescendo, come è normale che sia dopo un primo periodo di adattamento, specie dopo aver passato tanti anni in un'altra squadre dovendo adattarsi a tanti diversi elementi: "Sicuramente, penso che stiamo facendo passi avanti nella giusta direzione in termini generali, mi sento meglio in macchina. Dobbiamo capire come estrarre ancora più potenziale e mettere la vettura in una finestra migliore”.
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