F1 | Mercedes, strategia e ultima curva fatali: dove Russell ha perso la pole
Russell ha mancato la pole position a Jeddah per un decimo, ma il primo posto era più vicino di quanto possa sembrare, sfuggito proprio all'ultima curva. Il pilota Mercedes ha espresso rammarico per non aver adottato la strategia su due tentativi come Verstappen, suggerendo come il solo giro a disposizione l'abbia spinto a essere più conservativo.
La qualifica di Jeddah è stata forse ancora più entusiasmante di quanto racconti la classifica finale, con ben tre squadre in lotta per la pole fino all’ultima curva. Questa volta, quell’“ultima curva” non è solo un espediente narrativo per rendere l’idea di una sfida al vertice giocata fino agli ultimi metri, ma va intesa in senso letterale.
Se davanti Max Verstappen può gioire per la pole, e Oscar Piastri sorride per una preziosa prima fila che domani gli permetterà di giocarsi punti importanti in ottica mondiale, dall’altra parte c’è chi ha chiuso le qualifiche con un retrogusto amaro, consapevole che avrebbe potuto ottenere qualcosa in più.
George Russell, infatti, ha perso una pole alla sua portata proprio… all’ultima curva. E quando la lotta si decide sui centesimi, sui minimi dettagli, è naturale che emerga un pizzico di delusione, che lo stesso pilota britannico non ha nascosto al termine delle qualifiche.
George Russell, Mercedes
Foto di: Steven Tee / Motorsport Images
“Ad essere sincero, prima della sessione avrei sicuramente accettato una terza posizione”, ha spiegato Russell. Razionalmente, infatti, ci si attendeva una McLaren in grande forma, con i due piloti pronti a occupare la prima fila; la lotta per la terza casella si sarebbe dunque giocata con Max Verstappen, su una pista particolarmente adatta alle caratteristiche della Red Bull.
“Ma quando ho visto quanto ero vicino... sono contento del giro, ma si pensa sempre che si sarebbe potuto fare un po' di più. Sappiamo che sui circuiti ad alta velocità non abbiamo il passo delle McLaren, e ovviamente Max ha fatto di nuovo un lavoro straordinario”, ha aggiunto il portacolori della Stella.
Un aspetto chiave, menzionato dallo stesso Russell nelle interviste, riguarda la scelta della Mercedes di non effettuare due tentativi nei minuti conclusivi del Q3, a differenza di quanto fatto da Verstappen, con la Red Bull che ha caricato abbastanza carburante per completare due run.
Una scelta che ha un impatto soprattutto sul pilota: sapere di avere un solo tentativo a disposizione aumenta la pressione, perché ci si gioca la posizione in griglia senza la sicurezza di avere almeno un tempo utile. Verstappen, al contrario, ha potuto contare su questa opzione, sottolineando l’importanza della strategia suggerita dal suo ingegnere di pista, Gianpiero Lambiase.
George Russell, Mercedes
Foto di: Peter Fox - Getty Images
“Ho sentimenti contrastanti perché sento che c’era ancora qualcosa da tirare fuori. C’è tanta pressione quando affronti quell’ultimo giro, perché Oscar aveva già un tempo. Penso che il piano di Verstappen, con due tentativi, fosse davvero buono e non l’abbiamo davvero preso in considerazione.
Avere un tempo toglie un po’ di pressione. Quando arrivi alla curva uno, devi davvero rischiare e freni a 75 metri dalla curva. Quando non hai un tempo, pensi: ‘Non ho margine di errore, se sbaglio anche di poco sono fuori’. Come pilota, sapere di avere solo un giro a disposizione, soprattutto su una pista come questa, ti obbliga a dare tutto,” ha spiegato Russell.
“Sono sicuro che se n’è parlato al muretto, ma non sono a conoscenza di ogni singola conversazione, perché in quel momento io guido e mi fido del team. Ma è qualcosa di cui parleremo dopo,” ha aggiunto.
George Russell, Mercedes
Foto di: Peter Fox - Getty Images
In effetti, analizzando i dati, emerge subito come il britannico abbia perso qualcosa in curva uno rispetto a Verstappen, il più incisivo in quel tratto della pista. Il distacco accumulato, tuttavia, è in parte dovuto anche a quanto perso sul rettilineo di partenza, dove il quattro volte campione del mondo ha potuto contare sulla scia di Yuki Tsunoda.
Analizzando i dati, nei curvoni ad alta velocità del primo settore, come già visto a Suzuka, la Mercedes riesce a reggere il ritmo della Red Bull, che in questo campo, in particolare nei tratti che richiedono grande stabilità aerodinamica, ha sempre eccelso.
Dove la W15 riesce invece a fare la differenza è nelle curve da inserimento, in cui è necessario portare molta velocità a centro curva, come la 13 e la chicane 16/17: qui Russell è riuscito a recuperare circa un decimo e mezzo su Verstappen. Tuttavia, la speranza di partire in pole si è spenta proprio all’ultima curva, dove il britannico non è riuscito a essere incisivo né quanto l’olandese né quanto Oscar Piastri.
Sebbene non vi sia una particolare differenza in termini di velocità minima di percorrenza, il gap nasce soprattutto in entrata, dove Verstappen è in grado di staccare più tardi, così come in uscita, dove l'olandese gode di una curva di accelerazione migliore lanciandosi verso il traguardo. Piccole differenze, ma che sono costate al pilota della Stella una chance concreta di giocarsi la pole.
Confronto telemetrico tra Verstappen e Russell - Q3 Arabia Saudita
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Un rammarico per Russell, consapevole che la pole era davvero a una sola curva di distanza, così come la prima fila, e che in gara dovrà partire dalla terza posizione. Un buon punto di partenza, certo, ma che complica notevolmente i sogni di gloria a meno di colpi di scena.
“Sia io che Max sappiamo che la McLaren è chiaramente la favorita e ha decisamente più passo rispetto a tutti gli altri. Se Piastri andrà in testa, probabilmente vedremo una ripetizione del Bahrain. Se restiamo nell'ordine in cui ci siamo qualificati, penso che la gara potrebbe essere combattuta fino ai pit stop,” ha aggiunto Russell.
Visto il basso degrado riscontrato nei due giorni in Arabia Saudita, è realistico aspettarsi una gara su una sola sosta, con le squadre che cercheranno di allungare il primo stint per evitare il traffico e, soprattutto, per non rischiare di essere penalizzate da un eventuale ingresso della Safety Car. A quel punto, la corsa si sposterà sul piano strategico, soprattutto in ottica di un possibile undercut.
“La gomma media di quest’anno è quella che l’anno scorso era la soft, che solo un pilota ha usato in tutta la gara. In Giappone abbiamo visto che le gomme erano troppo dure. Tutti noi abbiamo spinto per avere mescole più morbide. Speriamo che questo non renda la strategia a una sola sosta troppo scontata e che possano esserci un paio di strategie diverse sul tavolo,” ha concluso Russell.
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