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F1 | Mercedes, tripletta amara: cosa non ha funzionato da Imola a Barcellona

Nelle ultime tre gare, tra Imola e Barcellona, Mercedes ha raccolto solo 18 punti. Un bottino non soddisfacente, che si lega anche alla carenza di performance e i problemi di degrado, secondo Allison dipesi da come è statao impostata la macchina chiedendo troppo al posteriore. Inoltre, è emerso il problema dell'affidabilità, inusuale per la Stella.

George Russell, Mercedes

Diciotto punti conquistati in tre gare, due ritiri per problemi di affidabilità, aggiornamenti accantonati e prestazioni che non hanno convinto, in particolare sulla lunga distanza. Senza ombra di dubbio, l’ultimo triple header non ha seguito il percorso sperato dalla Mercedes, rivelandosi a tratti disastroso, tanto da costarle anche il secondo posto nel mondiale costruttori a favore della Ferrari.

Un netto cambio di passo rispetto alle prime gare della stagione quando, pur non avendo sempre l’auto più competitiva dopo la McLaren, riusciva a concretizzare bene le occasioni, portando a casa risultati e punti fondamentali per il campionato, dove l’obiettivo era chiaramente il secondo posto più che il titolo.

La stagione è ancora lunga, ma cosa è andato storto nell’ultima tripletta per la Mercedes? A parlarne è stato James Allison, che ha fornito chiavi di lettura interessanti sulle difficoltà affrontate da Imola a Barcellona, incluso il deludente doppio zero di Monaco, nato dagli episodi in qualifica che hanno spento ogni ambizione di brillare nel Principato.

George Russell, Mercedes

George Russell, Mercedes

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

Un ritmo "nemmento lontanamente paragonabile"

“L’umore nella squadra? Direi un mix. Un po’ riflessivo. Direi che da Barcellona ci sono stati alcuni aspetti del nostro approccio al weekend e della prestazione della macchina in condizioni di pista molto calde che ci danno un po’ di ottimismo per il futuro”, ha commentato l’ingegnere di pista britannico nel classico debrief Mercedes post-gara.

“Ma siamo tutti piuttosto scottati dai ritiri e dall’aver affrontato il triple header senza aver raccolto punti a un ritmo neanche lontanamente paragonabile a quello delle prime gare dell’anno. Speriamo bene per il futuro, non vorrei rivivere queste tre gare nello stesso modo”.

Fino al Bahrain, la W16 era stata senza dubbio la vettura più costante tra le inseguitrici della McLaren; probabilmente non la più veloce, ruolo che spettava alla Red Bull, ma comunque la più consistente, in un campionato dove questo elemento potrebbe fare la differenza. Inoltre, spesso faceva della prestazioni sul giro secco il suo punto di forza, inserendosi alle volte anche nella lotta per la pole.

George Russell, Mercedes, Max Verstappen, Red Bull Racing

George Russell, Mercedes, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Gongora / NurPhoto via Getty Images

Non solo le prestazioni della vettura non sembravano più condizionate dal fastidioso porpoising, ma si era intravisto anche un miglioramento nella gestione degli pneumatici, anche in quei GP dove, invece, lo scorso anno aveva mostrato qualche carenza. Tuttavia, in Arabia Saudita è arrivato il primo vero stop stagionale, con una corsa disastrosa in cui ha “cotto” le gomme, evidenziando un degrado estremo.

Un problema che nemmeno la Mercedes si aspettava e che non si è ripresentato a Miami, dove Pirelli aveva comunque portato mescole molto morbide con temperature elevate, tanto che aveva messo in crisi, proprio sul piano della gestione termica, la Red Bull più ancora che a Jeddah. Aiutato anche da una Virtual Safety Car, George Russell riuscì a conquistare un bel podio, l’ultimo risultato di rilievo prima della tripletta.

Resta il giudizio sospeso su alcune novità

Nel tentativo di migliorare la gestione degli pneumatici posteriori, aspetto che l’aveva penalizzata anche in Arabia Saudita, Mercedes si era presentata a Imola, la prima gara del triple header, con importanti novità tecniche, tra cui una sospensione posteriore ridisegnata nei punti di attacco.

Tuttavia, la mancanza di prestazioni in quella gara, così come l’eccessivo degrado che aveva addirittura portato Russell a pensare che ci fosse qualcosa di rotto sulla monoposto, hanno poi spinto la Mercedes a tornare alla vecchia specifica per Monaco, mantenendola anche in Spagna, dove sono arrivati ulteriori affinamenti al fondo vettura.

A Monaco è tornata la vecchia sospensione posteriore, con la nuova accontonata subito dopo Imola

A Monaco è tornata la vecchia sospensione posteriore, con la nuova accontonata subito dopo Imola

Foto di: Bernd Erlhof / circuitpics.de

Al di là della questione aggiornamenti, con la sospensione posteriore che verrà rivalutata in futuro dopo ulteriori analisi, Allison ritiene che il problema di base che ha rallentato la Mercedes sia stata anche la scelta del setup fatta per Imola e Monaco, che in parte sono riusciti a correggere a Barcellona.

“Penso che la cosa più importante di queste tre gare sia che abbiamo sbagliato le prime due nel modo in cui abbiamo impostato la macchina. Abbiamo chiesto troppo al posteriore e abbiamo sofferto molto di conseguenza. Per questo, ci siamo avvicinati a Barcellona con una mentalità un po’ diversa”.

Si è chiesto troppo dal posteriore

In effetti, soprattutto a Imola, la Mercedes ha patito molto le difficoltà nel contenere il degrado al posteriore, evidenti sin dai primi giri. A Monaco, inoltre, Mercedes si è vista costretta a ribaltare completamente l’assetto della monoposto prima delle qualifiche, ma i problemi durante le prove ufficiali non le hanno permesso di verificare a pieno quei cambiamenti. Quella di Barcellona, con il suo asfalto aggressivo, lunghi curvoni e alte temperature, mette in crisi la gestione del posteriore. 

“Su una pista che ci avrebbe distrutto le gomme se l’avessimo affrontata con la stessa impostazione di Imola e Monaco, siamo invece riusciti a essere più vicini al nostro potenziale. Quindi, guardando avanti e sapendo che possiamo fare di più in quella direzione e insistere su quell’approccio nelle prossime gare, penso che sia una cosa positiva”, ha commentato Allison.

Andrea Kimi Antonelli dopo il ritiro di Barcellona

Andrea Kimi Antonelli dopo il ritiro di Barcellona

Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images

Sebbene sia vero che a Barcellona la W16 non abbia comunque impressionato, in realtà, in una gara che avrebbe potuto trasformarsi in un disastro annunciato, la macchina di Brackley non è stata così distante dalla Ferrari. A conferma, nell’ultimo stint con gomma soft, Russell stava riuscendo anche a chiudere il gap su Charles Leclerc, per quanto va detto che il Ferrarista montasse una media, non proprio la mescola più efficace.

È emerso anche il tema affidabilità

Oltre alla mancanza di prestazioni, l’ultima tripletta ha evidenziato anche un altro problema: la mancanza di affidabilità. Antonelli è stato costretto al ritiro nelle gare di Imola e Barcellona per guasti meccanici, e anche George Russell ha avuto un problema durante le qualifiche a Monaco.

Ma se i problemi di Imola e Monte Carlo erano legati ad aspetti minori, come un sensore o un cablaggio, il guasto vissuto da Antonelli in Spagna desta maggior preoccupazione, anche perché la PU Mercedes è sempre stata tra le più affidabili della griglia. Inoltre, anche i team clienti stanno vivendo problemi di affidabilità, come Aston Martin, costretta al ritiro a Monaco per un guasto all’ibrido.

Antonelli realisticamente avrà bisogno di un nuovo motore, al di fuori di quelli consentiti prima della fine della stagione, anche perché la seconda unità ha ceduto piuttosto presto nel suo ciclo vitale: “Questo mette pressione sulla rotazione dei motori. Potremmo installare una nuova power unit nel prossimo weekend di gara senza subire penalità. Ma, ovviamente, siamo solo a un terzo dell’anno... beh, un po’ di più. E quindi, questo metterà parecchia pressione sulla gestione delle restanti unità”, ha detto Allison.

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