F1 | Mercedes mostra la sua forza: a Montreal oltre mezzo secondo guadagnato in 4 rettilinei
Non è un segreto che l'efficacia sugli allunghi sia uno dei segreti del successo di questa W17 ma a Montreal è emerso in maniera ancora più evidente. Il vantaggio complessivo sulla McLaren in quei tratti si è esteso a oltre tre decimi, mentre su Hamilton, il primo dei Ferraristi, è cresciuto quasi raddoppiando, ma c'è anche un retrogusto amaro.
George Russell, Mercedes
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
Alla vigilia ci si attendeva una Mercedes protagonista, e la pista ha confermato i pronostici. In un venerdì dominato, sia nelle prove libere sia nelle qualifiche sprint, la Stella ha ribadito la propria superiorità sul giro secco, allontanando la McLaren, l’unica squadra capace finora di interrompere l’egemonia della W17.
I tre decimi rifilati alla scuderia di Woking, che peraltro non aveva nemmeno iniziato il weekend nel migliore dei modi in termini di feeling per i piloti, complice anche il lavoro di comparazione aerodinamica tra i diversi pacchetti, sono un segnale... a metà. Uno degli obiettivi era proprio quello di allontanare la McLaren che si era fatta minacciosa a Miami.
Sul primo pacchetto di aggiornamenti della W17 gravavano aspettative importanti, che gli stessi piloti non hanno nascosto al giovedì, pur mantenendo un pizzico di prudenza. Analizzando a fondo i dati della qualifica sprint di Montreal emergono però spunti molto interessanti confermano come la monoposto progettata a Brackley faccia di una certa caratteristica il suo punto distintivo da massimizzare per costruire il tempo sul giro.
George Russell, Mercedes
Foto di: Clive Mason / Getty Images
Prendendo come riferimento i tempi di ogni singolo intertempo, si nota come i due piloti Mercedes abbiano fatto segnare il miglior crono sia nel secondo sia nel terzo settore, cedendo soltanto a Lewis Hamilton con la sua Ferrari nel primo parziale.
Sebbene una parte del vantaggio accumulato dal britannico del Cavallino nel primo settore derivi da una diversa interpretazione del deployment sul rettilineo di partenza, è altrettanto evidente che la SF‑26 continui a fare della forza nelle curve a media e bassa velocità il proprio principale punto di eccellenza.
Ecco, è un po' questo il punto. Non è un segreto che la Ferrari sia molto competitiva in quei tratti, ma se il confronto si estende alla McLaren, ancora alla ricerca di carico aerodinamico puro, il tempo nel primo intertempo non esalta. È anche per questo che Toto Wolff, pur essendo felice della pole, non ha nascosto un pizzico di amarezza, perché si attendeva un vantaggio più ampio. Un segnale che la W17 pesantemente aggiornata, su una pista con poco grip come a Miami, sta ancora cercando il suo bilanciamento ideale.
È altrettanto vero che anche in casa Ferrari si sono viste differenze. Leclerc, ad esempio, ha pagato un errore in percorrenza di curva 4, dove ha perso aderenza in uscita dovendo posticipare il ritorno sull'acceleratore, con un impatto in un tratto dove potenzialmente la Rossa poteva essere superiore alla concorrenza, mentre è riuscito a essere più brillante del compagno di squadra tra il secondo e il terzo settore.
Lewis Hamilton, Ferrari
Foto di: Minas Panagiotakis / Getty Images
È anche vero che Hamilton ha stressato molto le gomme nella prima parte del giro rispetto al primo tentativo e riuscire a tenere in vita la soft per tutto la tornata non era semplice, tanto che Pirelli stessa non ha visto il miglioramento di mezzo secondo atteso.
Tracciando un bilancio, si può però dire che dopo le prime sette curve Hamilton avesse già accumulato oltre 3 decimi di margine su George Russell, costruito nella percorrenza della chicane a media velocità 3‑4 e in quella più lenta della 6‑7, dove serve aggredire i cordoli con decisione senza però scomporre la vettura. Sono queste le aree in cui la SF‑26 ha fatto la differenza. Da quel punto in avanti, però, è stato un assolo Mercedes, che sul sette volte iridato ha guadagnato più di mezzo secondo solo sugli allunghi.
Su una pista dove in qualifica la quantità di energia recuperabile era limitata a 6 MJ e dove l’efficacia del motore termico aveva un peso piuttosto importante, la W17 ha fatto valere le sue doti non solo sul piano delle velocità di punta, dove si è dimostrata più rapida sia della Rossa che della McLaren, ma pure sul fronte della progressione, dove ha poco da invidiare ai rivali.
Infatti, il distacco non si amplia soltanto in fase di accelerazione, ma cresce in modo ancora più marcato quando la centralina inizia a tagliare potenza dalla parte elettrica. Mentre la Mercedes continua a progredire con decisione, arrivando ad avere anche 8 km/h in più rispetto alla Ferrari prima di curva 8, la Rossa, al contrario, sembra non disporre più della spinta necessaria in quella fase.
Confronto telemetrico Russell - Hamilton Canada Sprint
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Come raccontato alla vigilia, a Montreal ci sono quattro rettilinei consecutivi, intervallati da soli tre chance di ricarica. Considerando che la FIA ha scelto di ridurre a 6 MJ il quantitativo di energia che si può recuperare in qualifica per evitare troppo lift and coast o superclipping, occorre scegliere in modo oculato dove e come sfruttare la parte elettrica, iniziando la fase di derating nel momento ideale.
Nel caso della Rossa, l'indicazione è che gli ingegneri abbiano preferito sacrificare parte dei due allunghi del secondo settore per conservare energia in vista del rettilineo principale. Non è un segreto che, quando si entra in Q2 e Q3, i motorizzati Mercedes riescano sempre a esprimere qualcosa in più sul fronte motoristico, e questo aspetto si è ripresentato anche in Canada, anche nei confronti della Red Bull che, come il Cavallino, tende a pagare un deficit soprattutto nei primi due allunghi.
Altrettanto interessante è il confronto con la McLaren, che ha un’interpretazione della gestione energetica molto diversa, come già visto in altri appuntamenti. Mentre i piloti papaya riescono a reggere il ritmo nel secondo settore, il distacco si amplia in modo netto sul lungo rettilineo, dove Lando Norris e Oscar Piastri hanno fatto segnare velocità di punta sensibilmente inferiori non solo alla Mercedes, ma anche alla Ferrari.
Ma l’aspetto che vale la pena evidenziare è come, anche dopo l’ultima chicane, rispetto a tutti gli altri i piloti Mercedes abbiano ancora il potenziale per estendere il vantaggio, continuando a incrementarlo. Una gestione energetica superiore a tutto tondo, che ha messo bene in mostra uno dei punti di forza della W17.
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