F1 | Mercedes: la confusione sulle gomme rispecchia una W16 ancora troppo sensibile
Gomma media o soft? La confusione durante l'ultimo tentativo della Q3 in casa Mercedes, con il britannico che voleva usare la mescola più dura, rispecchia ancora una volta l'eccessiva sensibilità della W16 sul giro secco. Il compound più tenero ha generato movimento e calore in curva, togliendo fiducia ai piloti nel momento decisivo.
George Russell, Mercedes
Foto di: Marco Bertorello / AFP via Getty Images
Nella sfida ai piani alti, c’è un tema passato quasi sottotraccia al termine delle qualifiche del GP d’Italia, sovrastato dalla splendida pole di Max Verstappen e delle opinioni divergenti sulla scia in casa Ferrari, ossia la terza fila tutta Mercedes. Un quinto e sesto posto sicuramente figlio anche della pole che dovrà scontare Lewis Hamilton, ma che evidenzia un tema ben più interessante, la gestione delle gomme.
Prima delle qualifiche, la Stella era tra le pochissime squadre ad aver conservato un secondo set di medie in vista del prosieguo del weekend. Un dettaglio curioso, che suggeriva una strategia differente rispetto alla concorrenza, lasciando o una porta aperta a una doppia sosta in gara o alla possibilità di provare qualcosa di diverso in qualifica, magari concentrandosi sulla soft nelle libere dove aveva riscontrato più difficoltà.
Tuttavia, quel secondo set di gomme medie è stato poi utilizzato in Q1, dove George Russell si è subito mostrato competitivo, riuscendo a segnare un tempo solido che gli ha garantito il passaggio del turno, senza la necessità di dover ricorrere a una soft. Un aspetto importante, anche perché prima della qualifica Mercedes era rimasta solamente con quattro set della mescola più tenera, uno in meno dei rivali.
George Russell, Mercedes
Foto di: Beata Zawrzel / NurPhoto via Getty Images
Proprio quella velocità mostrata con le medie ha spinto Russell a chiedere un ulteriore treno dello stesso compound per il suo ultimo tentativo in Q3. Una scelta in netta controtendenza rispetto ai rivali, tutti orientati verso la soft. Tuttavia, Mercedes ha deciso di non assecondare la richiesta del britannico, optando invece per montargli un set di soft, con cui ha comunque centrato la terza fila.
Per Russell, tutto ciò è nato da un malinteso interno: “È stato semplicemente un malinteso tra me e il team. Quindi non è davvero colpa loro. Probabilmente è colpa mia quanto la loro, non sono stato chiaro. Pensavo che, visto il tempo sul giro che avevo fatto, fosse ovvio”, ha raccontato dopo le qualifiche.
“Dopo la Q1 ho detto che le medie andavano alla grande, e ho chiesto se si potevano considerare per la Q3. Poi a metà della Q2, dopo il mio primo giro, ho detto che volevo usare le medie in Q3. Poi in garage ho chiesto ‘manteniamo il piano?’ e mi hanno risposto ‘sì’, e io pensavo che il piano fosse usare le medie, ma invece era usare le soft. Ecco perché sono rimasto sorpreso. Come ho detto, è anche colpa mia”.
George Russell, Mercedes
Foto di: Bryn Lennon / Formula 1 / Getty Images
Un rimpianto perché, come già evidenziato con al venerdì, la W16 non si trovava del tutto a suo agio con la mescola più tenera e Russell pensava che la media potesse garantire maggior stabilità nel giro finale. Per Monza, Pirelli ha mantenuto la medesima allocazione degli anni passati, con la C5 come soft: una mescola molto tenera che, sui lunghi curvoni, può generare del movimento e del calore, surriscaldando la gomma.
A quel punto, individuare la finestra ideale di utilizzo e ottenere il massimo grip dalla soft diventa una sfida complessa, soprattutto per una monoposto come la W16 che, nel corso della stagione, in più occasioni ha dimostrato qualche difficoltà nello sfruttare la mescola più tenera, preferendo soluzioni meno prestazionali ma più stabili e prevedibili come a Imola e in Canada.
Nel caso specifico di Monza, Russell ha proprio avvertito un'eccessiva instabilità, data dal movimento della soft, nella percorrenza delle curve veloci. Dato che la differenza prestazionale tra i due compound qui non era poi così ampia, il britannico avrebbe quindi voluto una mescola con un picco minore, ma più stabile e da cui estrarre più facilmente il grip.
George Russell, Mercedes
Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images
Non a caso, confrontando i riferimenti cronometrici tra Q1 e Q3, George Russell ha migliorato il proprio tempo di appena tre decimi, mentre altri top team sono scesi anche di mezzo secondo o più. Un dato piuttosto insolito per un pilota che, solitamente, riesce a esprimersi al meglio proprio nelle fasi finali della qualifica. Un dettaglio che non è passato inosservato nemmeno al diretto interessato, il quale ha ammesso di non essere particolarmente soddisfatto dei suoi giri nell’ultima parte della sessione.
“Di solito si migliora di cinque o sei decimi. Considerando che in Q1 avevo già fatto due giri con quella media, guardando i numeri ci si aspetterebbe un miglioramento sostanziale rispetto a quello che ho ottenuto. In definitiva penso che abbiamo semplicemente sottoperformato in Q3”. Certo, con quasi quattro decimi di distacco dalla pole era difficile pensare di sognare in alto, ma la seconda fila non era poi così distante.
Allo stesso modo, anche Andrea Kimi Antonelli ha rivelato di aver tentato un approccio diverso con gli pneumatici nell’ultimo giro lanciato, ma il risultato non è stato quello sperato. Un’ulteriore conferma di quanto la Mercedes continui a mostrare una certa fragilità nella gestione delle gomme sul giro secco. La finestra operativa della W16 resta particolarmente stretta, e questo si traduce in prestazioni altalenanti, dove anche minime variazioni possono alterare il rendimento.
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