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Analisi

F1 | Mercato piloti: tutti confermati, mai successo nella storia!

Nel 2024 rivedremo gli stessi venti piloti che stanno correndo in questo campionato: manca solo la conferma di Sargeant che sta definendo il rinnovo, per trovare una griglia immutata da un anno all'altro: nelle 74 edizioni del mondiale non è mai successo. Andiamo a scoprire quali sono le motivazioni che portano alla stabilità, con contratti molto lunghi: Hamilton inizierà nella prossima stagione il 13esimo campionato con la Mercedes, mentre Verstappen arriverà già al nono.


Lewis Hamilton, Mercedes-AMG

Manca solo una conferma, ovvero il nome di chi siederà al volante della seconda Williams, poi lo scacchiere squadre/piloti che troveremo al via del campionato mondiale 2024 sarà completo. Se Logan Sargeant rinnoverà l’accordo con la Williams (le trattative sembrano andare in questa direzione) prenderà forma uno scenario inedito nell’intera storia della Formula 1: tutti gli abbinamenti team/pilota che concluderanno la stagione 2023 li rivedremo al via nel 2024.

Una stabilità che non ha precedenti nelle 74 edizioni del campionato mondiale di Formula 1, i cui motivi sono oggetto di analisi nel paddock. Siamo davanti ad una coincidenza o ad una tendenza?

Venti conferme sono probabilmente frutto di entrambe le cose, ma è innegabile che negli ultimi anni le squadre abbiano puntato su una politica il più possibile priva di rischi e scommesse. Ogni decisione comporta sempre un margine di errore, ed è ciò che spesso scoraggia chi è al timone delle squadre, che siano CEO o team principal l’approccio manageriale tende a ridurre al minimo indispensabile decisioni che potrebbero rivelarsi controproducenti. Ma ci sono anche altri motivi che hanno determinato lo scenario, alcuni evidenti, altri più nascosti e frutto di politiche che nel tempo sono diventate sempre più estreme.

Max Verstappen, Red Bull RB19

Max Verstappen, Red Bull RB19

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Abbinamento vincente non si cambia

Nel 2024 Lewis Hamilton disputerà la sua dodicesima stagione in Mercedes, Max Verstappen la nona in Red Bull. In questi due casi il rapporto di collaborazione con le rispettive squadre è stato cementato dal più potente dei collanti: il successo.

Sei titoli mondiali, nel caso di Hamilton, quasi tre per Max, rappresentano buoni motivi per non cercare alternative, la loro è di fatto una scelta obbligata per non fare un passo indietro. Con il contratto firmato questa stagione, Lewis arriverà a disputare almeno tredici stagioni con la Mercedes, lo stesso numero che raggiungerà Max al termine dell’accordo siglato con la Red Bull, che scadrà alla fine del 2028.

Uno degli effetti di questi contratti prolungati nel tempo è quello di chiudere la porta a nuovi candidati. Se due top-team si ritrovano ad essere fuori dal mercato (almeno per quanto riguarda la figura del pilota di riferimento) le opportunità calano drasticamente, soprattutto per chi è alla caccia di una monoposto da mondiale.

In mancanza di opportunità di crescita, molti piloti si ritrovano forzati a restare dove si trovano in attesa di tempi migliori. È il caso di Lando Norris, pilota che su un mercato aperto sarebbe stato molto appetibile, ma al momento si trova di fatto costretto a sperare in una crescita della McLaren per puntare al primo successo in Formula 1. Questo almeno fino alla fine della stagione 2025, quando scadrà il suo attuale contratto.

Lando Norris deve sperare nella crescita McLaren per vincere il primo GP

Lando Norris deve sperare nella crescita McLaren per vincere il primo GP

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

Contratti dei piloti: rapporti lunghi

Squadra

Pilota Stagioni nel team (nel 2024)

Mercedes

Lewis Hamilton

12

Red Bull

Max Verstappen

9

Haas

Kevin Magnussen

7*

Ferrari

Charles Leclerc

6

McLaren

Lando Norris

6

Aston Martin

Lance Stroll

6

Red Bull

Sergio Perez

4

Ferrari

Carlos Sainz

4

Alpine

Esteban Ocon

4

AlphaTauri

Yuki Tsunoda

4

AlphaTauri

Daniel Ricciardo

4*

Williams

Alexander Albon

3

Mercedes

George Russell

3

Alfa Romeo

Guanyu Zhou

3

Alfa Romeo

Valtteri Bottas

3

McLaren

Oscar Piastri

2

Alpine

Pierre Gasly

2

Aston Martin

Fernando Alonso

2

Williams

Logan Sargeant

2**

Haas

Nico Hulkenberg

2

                                                     * in due cicli

                                                     ** da confermare

 

Il nuovo ‘must’ in tempi di budget cap è la qualità

“Basta avere i soldi”. Per tanti anni l’impressione che un posto sulla griglia di Formula 1 fosse raggiungibile a suon di bonifici era supportata da diversi casi reali. Il primo grande passo verso una maggiore meritocrazia è stato fatto nel 2015, con l’introduzione del sistema a punti per la concessione della Superlicenza necessaria per accedere alla Formula 1.

Un cambiamento voluto dall’allora presidente FIA Jean Todt, con l’obiettivo di mettere un freno all’arrivo nel paddock di piloti improbabili pronti a sfruttare momenti di difficoltà finanziare delle squadre. Restava però un altro obiettivo, raggiunto dopo il periodo Covid.

L’introduzione del Budget Cap ha aumentato esponenzialmente il valore dei team presenti in Formula 1, ed il successo commerciale ottenuto di Liberty Media ha incrementato gli introiti destinati alle squadre.

L’indipendenza finanziaria, status raggiunto anche dai team nella seconda metà della griglia, ha permesso a queste squadre di non dipendere più da supporti finanziari garantiti dai piloti, arrivando a poter scegliere chi mettere al volante delle proprie monoposto senza basarsi solo sulla dote economica. Uno scenario nuovo, nel quale sono scomparse quasi del tutto le candidature di piloti di secondo piano che in passato sono stati presenti per una o due stagioni prima di dedicarsi ad altro. Oggi le scelte sono indirizzate maggiormente alla qualità, un requisito che ha portato anche una maggiore stabilità dei rapporti e a rare critiche delle squadre nei confronti dei propri piloti.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

I vivai in fase di stanca

Insieme alla Superlicenza la FIA ha voluto anche rendere più chiaro il percorso che i giovani piloti devono affrontare per poter ambire all’ingresso in Formula 1, ma serve pure la materia prima. Se nel 2018 i primi tre classificati nel campionato Formula 2 sono stati George Russell, Lando Norris ed Alexander Albon, negli ultimi anni i livelli dei piloti proposti non è stato ritenuto interessante dalle squadre di Formula 1. C’è stata un’eccezione, Oscar Piastri, un caso che dimostra come, davanti ad un percorso di qualità, il paddock della massima formula non resta indifferente.

L’asticella si è alzata molto, oggi non basta vincere ma è necessario farlo in tempi brevi. In una Formula 1 priva di test, la candidatura di un giovane che ha impiegato due stagioni per imporsi nelle categorie propedeutiche è già oggetto di riflessioni e, davanti a carriere meno esaltanti di quella di Piastri, l’approccio dei team principal è molto prudente.

Mancando la possibilità di poter programmare dei test, una squadra difficilmente assegna una sua monoposto ad un esordiente che, almeno sulla carta, non si presente con le massime credenziali. Meglio un ‘usato sicuro’ piuttosto che rischiare di ritrovarsi alle prese con un giovane chiamato a pagare un prezzo al noviziato ed anche questo aspetto contribuisce ad una stabilità generale.

Charles Leclerc, Ferrari SF-23

Charles Leclerc, Ferrari SF-23

Photo by: Zak Mauger / Motorsport Images

Piloti blindati da contratti molto lunghi

Quando il 3 marzo dello scorso anno la Red Bull ufficializzò l’estensione del contratto con Verstappen fino al termine della stagione 2028 non mancarono reazioni di stupore. Non è stato però il primo caso di accordi decisamente lunghi rispetto anche ad un recente passato, visto che alla fine del 2019 la Ferrari propose a Leclerc un contratto di ben cinque stagioni.

Questa tendenza non nasce dalle richieste dei piloti, ma dalla volontà delle squadre di vertice di tutelarsi dalla possibilità di perdere un suo ‘asset’ di valore assoluto qualora attraversasse un difficile ciclo tecnico, come è accaduto alla stessa Ferrari nel periodo 2020/2021.

Anche i giovani che provengono dai programmi ‘junior’ nel momento in cui arrivano all’esordio nella massima formula sono vincolati per almeno tre stagioni, è il prezzo da pagare nei confronti di una squadra che ha investito supportando la carriera nelle categorie propedeutiche.

Pure in questo caso l’eccezione è Piastri, riuscito lo scorso anno a svincolarsi clamorosamente dall’Alpine avendo quest’ultima superato la scadenza temporale entro la quale avrebbe dovuto garantirgli un sedile da pilota titolare per la stagione 2023.

La McLaren, squadra con cui Piastri è poi arrivato all’esordio, si è tutelata con un’opzione a suo favore esercitata due settimane, garantendosi la presenza dell’australiano fino al termine del 2026.

C’è anche un ultimo aspetto che non gioca a favore di un ricambio generazionale come in passato, ed è legato allo stato di forma di veterani come Alonso e Hamilton. Lo spagnolo il prossimo anno compirà 43 anni, ma il rendimento che sta garantendo all’Aston Martin non è certo quello di un pilota ai titoli di coda.

Anche Hamilton festeggerà nel 2025 i suoi 40 anni da pilota titolare della Mercedes, e difficilmente lo farà senza le carte in regola per dire la sua. Tre due anni Lewis affronterà la sua diciannovesima stagione in Formula 1, e non tutti sono convinti che sarà l’ultima.

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