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Intervista

F1 | Mekies esclusivo: il team principal Racing Bulls scopre le carte

Il manager francese torna a Faenza dopo l'esperienza in FIA e in Ferrari. A 47 anni, Laurent ha una grande occasione professionale: nega che la macchina sia una copia della RB19 e assicura che il cuore del team sarà in Romagna, mentre il reparto aero sarà trasferito a Milton Keynes. L'obiettivo è arrivare a metà classifica. Scopriamo come...

Laurent Mekies, Team Principal, RB F1 Team, Liam Lawson, Reserve Driver, Visa Cash App RB F1 Team

Laurent Mekies fa parte della new-wave di team principal arrivati al timone di squadre di Formula 1 nelle ultime due stagioni. Lo scorso mese di gennaio ha ripercorso una strada che conosce molto bene, direzione Faenza, verso una sede che ha frequentato quotidianamente per oltre dieci anni.

Nel 2014 lasciò l’allora Toro Rosso per un’opportunità di lavoro in FIA, ora è tornato dopo cinque stagioni trascorse a Maranello nel ruolo di direttore sportivo. A 47 anni Mekies vanta un curriculum di peso, ha occupato diversi ruoli in contesti differenti, operando in ambiti puramente tecnici così come in scenari più gestionali, passando dalla cura dei piloti ai regolamenti.

Laurent Mekies, Team Principal RB F1 Team, con Peter Bayer, CEO della squadra faentina

Laurent Mekies, Team Principal RB F1 Team, con Peter Bayer, CEO della squadra faentina

Foto di: Red Bull Content Pool

Ora è arrivata l’opportunità di mettere a frutto il suo percorso professionale in un ruolo di peso, un’occasione giunta in un momento in cui il team RB (per dovere la denominazione ufficiale è Visa Cash App RB) riparte con un progetto a lungo termine con obiettivi molto chiari.

La formazione tecnica di Mekies emerge ancora nelle sue risposte, meditate e spiegate in modo inattaccabile, ma Laurent (così è chiamato da tutti in squadra) ha anche la capacità di mediare quando diventa necessario. Probabilmente sarà la dote che gli servirà di più nei prossimi anni.

Che sensazione hai provato tornando nella sede di Faenza?
“È stato un momento bellissimo. La prima cosa che ho fatto è stata analizzare l’organigramma aziendale e, sfogliando le pagine, mi sono reso conto nome dopo nome, di quanti talenti ci sono in questa squadra. Alcuni sono qui da tempo, avevo ben presente le loro figure già nella mia precedente esperienza nel team, e negli ultimi dieci anni se ne sono aggiunti altri. Quindi il primo feeling è stato molto positivo, mi sono reso conto che questa squadra ha una base solida”.

È la tua prima esperienza nel ruolo di team principal. Come la vivi? Senti il peso della responsabilità?
“Partiamo da un concetto fondamentale: non si può far niente di buono senza il supporto delle persone. Più il ruolo professionale sale e più diventa cruciale assicurarsi che tutte le persone siano messe nelle condizioni per esprimersi al meglio. Tradotto in termini pratici vuol dire creare un ambiente di lavoro idoneo, e ovviamente devi assicurarti di avere le persone giuste a tutti i livelli. Una volta che hai fatto questo il resto è una conseguenza”.

Yuki Tsunoda, RB F1 Team VCARB 01

Yuki Tsunoda, RB F1 Team VCARB 01

Foto di: Red Bull Content Pool

Che obiettivi ti sei posto nel breve e medio periodo?
“So bene che se questa squadra si dovesse trovare in fondo alla griglia non avrebbe senso nei progetti della Red Bull. La libertà di movimento che abbiamo è totale, la proprietà ci ha dato un nuovo punto di partenza e ci ha indicato come obiettivo il posizionamento a metà griglia. Il primo passo è stato partire dalle persone e dalla cultura aziendale affinché tutti siano messi nelle condizioni per dare il meglio”.

La vigilia di questa stagione ha visto molta attenzione da parte dei vostri avversari in merito al rapporto tra RB e Red Bull. Un interesse critico, che ha portato anche a delle polemiche. Perché questa attenzione è arrivata proprio ora?
“Noi operiamo totalmente all’interno delle regole. Non interessa a nessuno della Red Bull andare a giocare in aree griglie del regolamento, e per nostra fortuna le regole sono molto chiare. Condividiamo (con Red Bull) alcune componenti che il regolamento permette di condividere, come d’altronde fa metà della pit-lane. Poi, possiamo discutere se le regole sono giuste o meno, ovvero se è corretto condividere dei pezzi tra più squadre, ma dobbiamo partire dall’inizio e ricordarci perché sono stati scritti e approvati questi regolamenti”.

Ecco il muretto della Racing Bulls F1 Team

Ecco il muretto della Racing Bulls F1 Team

Foto di: Shameem Fahath

Ti riferisci alla riduzione del gap?
“Anni fa avevamo griglie di partenza con cinque secondi di differenza tra la prima e l’ultima fila, un aspetto che non era molto bello per lo sport. Si discusse della possibilità di ridurre il gap, provando ad arrivare ad un margine tra i due e i tre secondi, e si approvò un regolamento che consentiva, e consente tutt’ora, di condividere delle componenti, come cambio e sospensioni. Ci sono stati dei progressi ma non dei miracoli, non abbiamo visto una Williams in pole position o una Haas sul podio, questo perché tra le componenti condivisibili non sono stati inseriti pezzi molto sensibili in termini di performance, preferendo puntare su parti con un rapporto sviluppo/costo elevato sul fronte finanziario. In più questo regolamento puntava a favorire anche un nuovo modello di business, ovvero offrire la possibilità ad una squadra di Formula 1 di poter essere in pista senza costringerla a sostenere investimenti molto importanti per alcune componenti, come ad esempio la trasmissione”.

Credi che questo aspetto del regolamento debba restare invariato?
“Ci tengo a sottolineare che in un momento per la F.1 così favorevole sul fronte finanziario, la nostra proprietà continua a stanziare un budget ogni anno, e credo sia così per una fetta importante della griglia. Non credo ci siano i presupposti per poter decidere di cambiare questa parte del regolamento, alla fine solo per accontentare una squadra. Il rischio è fare una scelta sbagliata per il nostro sport nel suo insieme”.

Racing Bulls VCARB 01: la fiancata si ispira alla RB19, ma i concetti aerodinamici mostrano forme diverse

Racing Bulls VCARB 01: la fiancata si ispira alla RB19, ma i concetti aerodinamici mostrano forme diverse

Foto di: Giorgio Piola

I primi accenni di polemica sono emersi lo scorso anno quando avete introdotto nel finale di stagione la sospensione della RB19 facendo un passo avanti...
“Il regolamento prevede questa possibilità e abbiamo visto che non c’è stato alcun miracolo in termini di performance. In realtà quanto accaduto l'anno scorso è una storia molto più ampia. La squadra è stata a lungo decima nella classifica Costruttori, per provare a modificare le cose è stato deciso di fare un cambiamento molto più grande della singola sospensione, con un programma di sviluppo che è arrivato fino all’ultima gara di Abu Dhabi. È stata variata praticamente mezza macchina, si è andati ben oltre la sospensione, e i risultati sono stati evidenti anche perché era l’unica squadra ad avere un programma di sviluppo in quella fase della stagione. È stata una scommessa vinta, la squadra ha guadagnato due posizioni nella classifica Costruttori, ed oltre alla gratificazione sportiva c’è stata anche quella finanziaria. Forse questo trend ha dato fastidio, ma di certo non è stata solo una questione di sospensioni”.

Cosa rispondi a chi dice che la vostra monoposto 2024 è una copia della RB19?
“La nostra macchina non è la Red Bull dell'anno scorso, semplicemente non lo è, e se qualcuno ha voglia di andare ad analizzare tecnicamente la monoposto, vedrà che è così. Poi, tutti i nostri avversari, nessuno escluso, hanno provato a trovare ispirazione osservando la RB19, lo abbiamo fatto anche noi, ma sappiamo dalla storia della Formula 1 che copiare non è un grande affare. Lo vediamo anche oggi nel paddock, non ci sono due macchine identiche o anche vicine all’esserlo, e aggiungo che dopo aver visto tutte le monoposto presenti in pit-lane posso dire che visivamente siamo tra coloro che assomigliamo meno alle RB19”.

Stanno iniziando le discussioni sul nuovo ‘Patto della Concordia’ che entrerà in vigore a partire dal 2026. Tra le indiscrezioni che trapelano c’è anche la volontà di imporre, nel lungo periodo, il divieto ad una singola proprietà di possedere due squadre. È motivo di preoccupazione per la vostra squadra?
“Da vent’anni il gruppo Red Bull investe in due squadre e lo ha fatto in momenti positivi come in momenti difficili, quando le monoposto sulla griglia di partenza erano poche. Credo che sia un aspetto che vada riconosciuto e rispettato. Detto questo, non credo che nell’arco di vent’anni non sia mai stato un problema per lo sport, abbiamo visto gli aspetti positivi di questo programma e non credo di ricordare un singolo problema. Tutto è stato fatto nel pieno rispetto del regolamento tecnico e sportivo. Poi, cosa sarà discusso non posso saperlo, dico solo che l’ultimo Concorde Agreement è stato discusso e approvato tre anni fa, non so cosa possa essere cambiato in questo lasso di tempo”.

Può essere una questione più politica che tecnica? Ad esempio, i voti nella F1 Commission?
“Credo che negli ultimi trent’anni abbiamo sempre visto le squadre con la stessa motorizzazione essere sempre allineate quando si è trattato di votare nella commissione. Questo per dire che il legame conseguente alla stessa fornitura di power unit alla fine ha gli stessi effetti di quello legato ad una proprietà comune”.

Daniel Ricciardo, Racing Bulls

Daniel Ricciardo, Racing Bulls

Foto di: Erik Junius

Come hai visto Daniel?
“Credo sia motivato e concentrato. Abbiamo ritrovato un pilota che lavora tecnicamente ad uno standard molto alto, al di là della velocità per la squadra è un valore aggiunto molto importante. Poi è bello aver ritrovato un Daniel molto contendo e sorridente”.

E Yuki? Che obiettivi avrà questa stagione?
“Da quando è arrivato in Formula 1 ha sempre fatto uno step di maturazione importante in ogni stagione e,  se ne confermerà un altro, credo che arriverà ad un livello molto, molto interessante. La squadra gli ha sempre dato fiducia, lo ha coccolato e gli ha consentito di integrarsi sempre più e crescere anno dopo anno. Credo che insieme a Daniel formi una bella coppia, poi dovremo valutare se entrambi performeranno al meglio o meno”.

In Toro Rosso, poi AlphaTauri e infine RB, c’è sempre stato il rischio di vedere un proprio pilota partire senza preavviso in direzione Red Bull. È un aspetto che temete o lo considerate un premio per il lavoro della squadra?
“Fa parte del gioco. Una coppia Daniel/Yuki è un setup ideale per il nostro team, ma sappiamo che tra gli obiettivi del nostro progetto c’è quello di essere pronti a garantire un pilota qualora dovesse averne bisogno la Red Bull. Fa parte del ‘dna’ di questa squadra, è sempre stato così. Poi, ovviamente, abbiamo come obiettivo quello di migliorare la nostra performance, ma sappiamo anche che nei nostri compiti c’è anche altro”.

Liam Lawson, pilota di riserva, Visa Cash App RB F1 Team e Red Bull Racing

Liam Lawson, pilota di riserva, Visa Cash App RB F1 Team e Red Bull Racing

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Sarà difficile tenere calmo Liam Lawson dopo l’ottimo esordio della scorsa stagione?
“Lo scorso anno credo che Liam sia stato una bella sorpresa. Sappiamo di dovergli offrire tutte le possibilità che avremo per metterlo in macchina, ha svolto un test a Imola e sarà il nostro pilota di riserva (insieme a Red Bull) per tutta la stagione, poi vedremo in futuro”.

Passiamo al futuro della sede di Faenza. La notizia dell’investimento in una nuova sede nel campus di Milton Keyes della Red Bull ha fatto sorgere il sospetto di un progetto più orientato verso l’Inghilterra. È così?
“Inizio col dire che non abbiamo chiesto a nessun ingegnere di trasferirsi in Inghilterra. Faenza è la sede storica della squadra ed è una sede moderna, che ha goduto anche di investimenti abbastanza recenti. Abbiamo ottimi strumenti di produzione e una gran parte del design-office. A Bicester abbiamo il reparto aero, il concept design e una parte del desing-office, il tutto in una sede scelta per essere vicini alla galleria del vento. Quindici anni fa la squadra era ridotta rispetto alle dimensioni attuali, e Bicester aveva un senso. Oggi il reparto aero è triplicato, la galleria non la utilizziamo più perché ne abbiamo un’altra, e la sede non è più adeguata. Così la lasceremo alla fine dell’anno per passare in una nuova struttura a Milton Keynes, adiacente il campus Red Bull. È un cambiamento che fa parte del progetto di crescita, e qui torniamo al punto di partenza: mettere il personale nelle condizioni di esprimersi al meglio. C’è anche un altro aspetto molto importante: vogliamo avere la possibilità di poter assumere personale in Inghilterra così come in Italia, creando una struttura nella quale si possa operare in entrambe le sedi”.

Laurent Mekies, Team Principal Racing Bulls, con Yuki Tsunoda

Laurent Mekies, Team Principal Racing Bulls, con Yuki Tsunoda

Foto di: Sam Bloxham / Motorsport Images

Uno sdoppiamento di molti reparti in due sedi?
“Il vantaggio è che potremo andare sul mercato degli ingegneri proponendo due sedi di lavoro, potremo attingere sia in Italia che in Inghilterra. Lo riteniamo un grande plus, considerando che non è sempre facile proporre a chi ha famiglia di cambiare residenza. Sappiamo che ci sono anche dei rischi, in passato questa politica non ha sempre funzionato, ma oggi abbiamo una tecnologia che aiuta molto il lavoro da remoto, ed anche l’approccio del personale è cambiato. La sede principale sarà sempre Faenza, la parte di aero sarà principalmente in Inghilterra, ma la monoposto sarà assemblata e gestita nella sede storica. Tutto questo diventerà operativo alla fine di questa stagione, quindi abbiamo ancora diversi mesi davanti per completare il tutto”.

Ci sono state anche delle polemiche, curiosamente emerse sempre negli ultimi mesi, in merito ad una potenziale condivisione di personale tra Red Bull e RB...
“Anche in questo caso, e direi ancora ‘per nostra fortuna’, il regolamento è chiarissimo. È specificato molto bene che non si può utilizzare il trasferimento di personale per aggirare il regolamento per quanto riguarda l’ip (la proprietà intellettuale). Quindi, non si può spostare una persona da una squadra A ad una squadra B per trasferire conoscenza, ad esempio, aerodinamica. Ora, nel nostro caso posso dire che questi trasferimenti sono stati poco frequenti, ma ogni volta che si è verificato un trasferimento abbiamo interpellato la FIA chiedendo se l’acquisizione di un tecnico o un ingegnere in uno specifico ruolo era da considerare in linea con quanto specificato dal regolamento. E abbiamo sempre agito solo dopo aver ricevuto l’okay da parte della Federazione Internazionale”.

Ricapitolando. Confermi che il team RB camminerà con le sue gambe…
“Francamente credo che tutti i segnali che si possono vedere, anche dall’esterno, siano molto chiari. Stiamo assumendo personale, la proprietà sta investendo in nuove infrastrutture, siamo già oggi oltre 600 persone e non mi sembra che sia una politica in linea con chi ha intenzione di copiare una monoposto. Sappiamo dove vogliamo arrivare e sappiamo che ci vorrà tempo, ci confrontiamo con avversari importanti e sarà dura guadagnare ogni singola posizione. Ma questa è la sfida che abbiamo accettato e che affronteremo con entusiasmo da oggi ai prossimi anni”.

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