McLaren: perché è una seconda vittoria buttata via

La squadra di Woking ormai deve essere considerata alla stregua di un top team, avendo raggiunto delle prestazioni di assoluto livello non solo sui lumghi rettilinei di Monza. Lando Norris si è precluso di conquistare la prima vittoria in F1, ma Sochi il muretto di Woking è stato complice di una scelta scellerata del giovane pilota inglese.

McLaren: perché è una seconda vittoria buttata via

Gran Premio di Russia, giro 47, ovvero -6 alla bandiera a scacchi. Lando Norris, scattato dalla pole position, è a meno di trenta chilometri dalla sua prima vittoria in Formula 1, traguardo diventato alla portata grazie ad una gara impeccabile in cui è riuscito a stoppare anche la rimonta di Lewis Hamilton.

La McLaren è vicina ad un clamoroso successo-bis dopo quello conquistato con Daniel Ricciardo due settimane fa a Monza. Dopo aver atteso nove stagioni per tornare alla vittoria, ecco che dopo due settimane si prospetta un altro successo.

Arriva però la pioggia, ma in condizioni rese più critiche dal fondo scivoloso Norris al giro 48 sfrutta meglio di Hamilton la situazione, incrementando il vantaggio sul campione del mondo.

Un aspetto che influenzerà Lando nel momento lo convince (al contrario di Hamilton) a restare in pista. Quando Lando prosegue e Lewis entra ai box, il pilota della McLaren perde il Gran Premio di Russia.

La decisione successiva di proseguire anche un secondo giro con le gomme slick (rispondendo con un secco ‘no’ alla chiamata del suo ingegnere) costerà a Norris anche il podio, limitando il bottino di tappa alla settima posizione.

“Non so da dove cominciare – ha commentato Lando dopo la gara - sono infelice, direi devastato. Quando è iniziata a cadere la pioggia inizialmente abbiamo deciso di restare in pista e sono rimasto fedele alla scelta fatta, una valutazione che poi è risultata sbagliata".

"Anche quando la squadra mi ha chiamato per entrare ai box, sono rimasto fuori, pensavo che ormai era la cosa giusta da fare, mi sentivo in grado di farcela”.

Non c’è un solo colpevole, anche se Norris è il maggior responsabile nella débacle che ha privato la McLaren di una vittoria che avrebbe ampiamente meritato per quanto fatto vedere in pista.

Monza non è stata un exploit

Al di là della comprensibile delusione di Norris e della McLaren, c’è comunque parecchio di buono se valutiamo in prospettiva i riscontri di Sochi. Il successo conquistato da Ricciardo a Monza è stato archiviato troppo frettolosamente come un perfetto connubio tra una monoposto e la pista più atipica del mondiale dove l’efficienza in rettilineo ha avuto decisamente il sopravvento sul carico aerodinamico.

Ma due settimane dopo è arrivata la conferma che il terreno di caccia della McLaren non sono solo i rettilinei del circuito italiano, confermandosi velocissima anche in Russia ed in tutti i settori del circuito di Sochi.

Il ritmo confermato da Norris è stato impressionante, e non è solo questione di ‘aria libera’, indubbiamente un vantaggio importante per tutte le monoposto in pista.

La McLaren è cresciuta: in qualifica, nel ritmo di gara, nella gestione degli pneumatici così come nei pit-stop, ed oggi si candida a qualcosa di più del ruolo di terza forza, traguardo che in questo momento sembra difficile possa sfuggirgli.

Nelle sette tappe che mancano al termine della stagione le due monoposto papaya si propongono come protagoniste assolute, in grado di interferire nella sfida Mondiale tra Red Bull e Mercedes.

Lo si è visto bene nel weekend di Sochi, con l’exploit in qualifica ma soprattutto nel momento in cui Hamilton ieri si è trovato dietro Ricciardo (nel primo stint) e successivamente alle spalle di Norris nell’ultimo terzo di corsa.

Al giro 47, ultima tornata prima dell’arrivo della pioggia, il vantaggio del tandem Norris-Hamilton su Carlos Sainz, terzo, era di ben quaranta secondi, grazie ad un forcing iniziato da Hamilton a cui Norris ha risposto vigorosamente, ottenendo il giro più veloce con ben otto decimi di margine su Bottas, autore del terzo crono della gara.

Come confermato dalla stessa Mercedes, in condizioni di pista asciutta Hamilton difficilmente avrebbe superato Norris, così come in precedenza non era riuscito a fare con Ricciardo, ricorrendo ad un ‘overcut’ con gomma più fresca per riuscire ad avere la meglio sull’australiano nel corso del ventisettesimo giro. Con Norris l’arma ‘strategia’ non era a disposizione, ma a cambiare lo scenario ci ha pensato la pioggia.

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