F1 | McLaren indecifrabile: è andata in crisi proprio dove si aspettava di essere competitiva
La squadra di Woking non è riuscita ad andare oltre la quarta fila, sorprendendo in negativo anche il team, che dopo le difficoltà incontrare ieri nel far funzionare le gomme, sperava di poter raggiungere almeno la quinta o la sesta posizione. La MCL40 è mancata dove sperava potesse fare la differenza, evidenziando una carenza di carico puro.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Dopo il Gran Premio del Canada di due settimane fa, Andrea Stella guardava con un certo ottimismo al weekend di Monaco, considerato una buona occasione per tornare a lottare davanti e magari provare a replicare il risultato dell’anno scorso, quando Lando Norris si impose in grande stile.
“Possiamo dire che, allo stato attuale dello sviluppo, la McLaren è probabilmente una vettura più adatta alle curve a bassa velocità rispetto a quelle di media e alta velocità, dove vediamo Ferrari e Mercedes essere superiori. Questo dovrebbe metterci in una buona posizione per Monaco”, aveva commentato il Team Principal dopo il Canada, dove la MCL40 aveva perso soprattutto sui rettilinei.
“Allo stesso tempo, contrariamente a quanto può sembrare, a Monaco ci sono alcune curve di media e alta velocità: se pensi alla curva del Casinò si superano i 150 km/h, Tabaccaio è sui 170‑180, la piscina è oltre i 200. Quindi in realtà la performance nelle curve di media e alta velocità è importante a Monaco, ma alcune delle curve lente sono estremamente lente”.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
La sostanza era chiara: Stella si aspettava una Ferrari favorita, così come Mercedes e Red Bull, ma riteneva che la McLaren potesse comunque inserirsi nella lotta là davanti. La realtà, però, ha presentato un conto diverso e probabilmente in parte inatteso. Monte Carlo resta una pista anomala, un contesto in cui molti dei compromessi emersi negli altri appuntamenti possono essere aggirati, e dove spesso i valori si rimescolano.
Generalmente per Monaco si lavora in modo molto specifico e, quasi paradossalmente, non è del tutto una sorpresa che in pole non ci siano i grandi favoriti della vigilia. Uno scenario che richiama, almeno in parte, quello dello scorso anno: la SF‑25 faticava nelle curve lente, ma a Monte Carlo ritrovò quella velocità che le era mancata per tutta la stagione, proprio perché i compromessi richiesti altrove qui pesano molto meno.
Aspetti che invece hanno messo in risalto Mercedes e Red Bull, con il team di Brackley che, come già raccontato in altre occasioni in questa stagione, dispone in realtà di un ottimo telaio, soprattutto quando c’è da chiedere tanto alla vettura in inserimento sfiorando i muretti, un elemento chiave a Monte Carlo. Ma in un quadro che vede una Mercedes protagonista, una Red Bull ritrovata e una Ferrari che, pur senza brillare, ha comunque monopolizzato la seconda fila, spicca una grande assente: la McLaren.
Oscar Piastri non è andato oltre la settima posizione, a oltre cinque decimi e mezzo dalla pole di Andrea Kimi Antonelli, mentre Lando Norris, soltanto ottavo, ha abortito il suo ultimo tentativo per un errore in un giro che, in ogni caso, non lo avrebbe avvicinato alla vetta. Lo stesso Andrea Stella non ha nascosto il disappunto, perché si aspettava almeno una terza fila in quello che per Norris è stato un confronto con la realtà.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
“Ovviamente sono io a guidare la macchina, quindi posso dire quanto sia difficile estrarre il tempo sul giro, quanto fosse già complicato lo scorso weekend a Montréal. È per questo che sono rimasto così sorpreso di essere stati così competitivi”, ha spiegato il campione del mondo in carica dopo la qualifica.
“Monaco è una sorta… non direi uno schiaffo, ma comunque un piccolo confronto di realtà su quanto siamo lontani . Non avevo grandi aspettative per questo weekend. La macchina è semplicemente molto difficile da guidare, poco permissiva, per nulla indulgente. L’anno scorso il mio livello di fiducia era 100, ora è 85. E a Monaco, lo sai, devi essere a 100”.
Fiducia è la parola chiave e non sorprende che quando non si è completamente a proprio agio con la vettura i tempi fatichino ad arrivare. Non è un segreto che la MCL40 sia gentile con le gomme e fatichi su quelle piste dove non è semplice mandarle in temperatura, tanto che in Australia e in Cina aveva patito grossi problemi di graining all'avantreno.
Dopo le difficoltà del venerdì di Monaco, dove accusava circa un secondo di ritardo dalla vetta, la McLaren è riuscita a dimezzare il gap trovando il modo di risolvere quei problemi di freno motore accusati nelle prime libere e sfruttando meglio le gomme, ma alla fine non è bastato.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Per Norris, infatti, non si tratta di un problema legato solo alle coperture, ma della vettura nel suo complesso, a partire da una chiara carenza di carico rispetto agli avversari. Le novità introdotte a Miami hanno aiutato su quel fronte, garantendo anche una maggiore stabilità al posteriore, ma ciò che è sembrato mancare in questo weekend è stata soprattutto la sensibilità dell’avantreno.
“Credo che alla fine siamo riusciti a far funzionare le gomme. Ieri abbiamo faticato, oggi penso di averle portate in una finestra migliore, ma quando hai meno grip e meno carico aerodinamico è molto più difficile far funzionare tutto. Quindi forse, rispetto agli altri, sì, ma il punto è che quando aumenti il grip e aumenti il carico, la macchina semplicemente non rende come dovrebbe, ed è tutto lì”.
“Abbiamo difficoltà con alcune caratteristiche, con il bloccaggio dell’anteriore e con l’avantreno che non funziona molto bene. Ma questo è un problema della macchina, non delle gomme. O una combinazione delle due cose. Ed è qualcosa su cui dobbiamo lavorare”.
Osservando i dati sia del giro di Piastri sia di quello di Norris, le difficoltà maggiori sono emerse nel tratto a media velocità del Casinò, dove la MCL40 ha faticato sia in ingresso sia nel portare velocità in percorrenza. Criticità che si sono poi ripresentate anche in frenata e nei tratti più lenti, tanto nel settore centrale quanto nelle ultime due curve.
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