F1 | McLaren: il dominio a Miami non nasce solo dalle gomme, è una lezione di versatilità
A Miami, la McLaren ha mostrato un dominio senza appelli rifilando quasi 40” ai rivali, ma la superiorità non è solo questione di gestione degli pneumatici, dove è il riferimento. La sua forza sta nella versatilità della MCL39, su un tracciato che richiede un compromesso aerodinamico e meccanico in zone totalmente differenti tra loro.
“Abbiamo visto che, quando la McLaren spingeva, noi eravamo tra sette decimi e un secondo dietro. Per la prima volta abbiamo visto la loro velocità pura”, ha raccontato Helmut Marko al termine della gara di Miami, offrendo un’immagine chiara, nuda e cruda della superiorità espressa dalla McLaren.
Dei sei appuntamenti disputati finora, quello statunitense è il primo in cui il team papaya ha espresso pienamente il proprio potenziale, finora solo intravisto o parzialmente nascosto da diverse circostanze di gara. Due elementi hanno colpito maggiormente in Florida: il distacco finale e la rapidità con cui Lando Norris è riuscito a riportarsi alle spalle di Max Verstappen dopo l’episodio del primo giro.
Dopo essere scivolato in sesta posizione, con due Mercedes e una Williams da superare, l’inglese ha impiegato solo 13 giri per ricucire il gap su Verstappen, aiutato anche da alcuni fattori come la facilità di sorpasso a Miami con il DRS, agevolato quest’anno dall’allungamento di una delle zone, e dal duello tra l’olandese e Oscar Piastri.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: James Sutton / Motorsport Images
Tuttavia, la velocità con cui Norris ha effettuato la rimonta ha dato una misura concreta del potenziale della McLaren a Miami. Il tutto si inserisce in un quadro più ampio: quasi 40 secondi inflitti alla concorrenza, a partire da George Russell. Ma da dove nasce un divario così ampio, tra i maggiori dell’era ad effetto suolo?
La gestione degli pneumatici è l’elemento centrale dell’analisi, ambito in cui McLaren ha già dimostrato più volte di eccellere. Ma non è l’unico: “Ogni volta che le condizioni diventano difficili per le gomme, in particolare per il surriscaldamento, l'auto sembra fare un ottimo lavoro nel mantenerle in una finestra di funzionamento ideale”, ha commentato Andrea Stella, sottolineado anche le soluzioni trovate per mantenerle fresche. Non a caso il vantaggio si allarga sui circuiti più caldi.
“Voglio cogliere l’occasione per elogiare il lavoro svolto dagli ingegneri, sia nell’identificare i fattori che influenzano la gestione degli pneumatici, sia nel progettarli in modo tale da ottenere un vantaggio. Hanno anche saputo padroneggiare uno degli aspetti che in F1 resta quasi un’arte oscura: la gestione delle gomme”.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Proprio a Miami, dodici mesi fa, iniziava la risalita McLaren, ma questo non significava che la MCL38 disponesse già allora di una gestione gomme ottimale. Anzi, specie sul giro secco, le alte temperature mettevano in crisi la monoposto, rendendo difficile estrarre grip dalla mescola soft.
Quest’anno, invece, tutti i miglioramenti apportati hanno dato i propri frutti, non solo nella gestione degli pneumatici ma anche nella versatilità e nell’efficacia nei tratti lenti, che dodici mesi fa rappresentavano un punto debole. Ed è proprio qui che nascono quei quasi 40” alla concorrenza, per quanto McLaren abbia risparmiato qualche secondo beneficiando della VSC durante la sosta.
Analizzando i dati di gara, è evidente come nel primo stint, dopo aver consumato le gomme nel duello con le McLaren, Verstappen non sia più riuscito a sfruttare il potenziale della RB21 nei tratti ad alta velocità. In curva 5, dove in qualifica McLaren accusava un gap di 8 km/h, verso la fine del primo stint il vantaggio papaya ha raggiunto i 15 km/h.
Confronto telemetrico tra Verstappen e Piastri durante la gara a Miami
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Ma è nella seconda metà di gara che emerge un dato ancor più interessante: dopo aver montato le hard, Verstappen ha ritrovato ritmo nei curvoni veloci, tornando a sfruttare l’unico vero punto di forza rimastogli, spostando il focus altrove, su quell'efficacia McLaren nelle curve lente. Dove un anno fa la MCL38 soffriva un cronico sottosterzo, ora la MCL39 ne ha fatto una delle sue armi migliori.
Questo tema si inserisce nel contesto più ampio della versatilità. La MCL39 non è l’auto perfetta, ma è la più completa, capace di adattarsi a un’ampia gamma di tracciati. Sebbene Miami sia un circuito che valorizza le caratteristiche McLaren più che quelle Red Bull, resta un tracciato complesso da interpretare sul setup, dove serve un compromesso tra curve lente, zone veloci e rettilinei.
Ed è proprio grazie a questa versatilità che McLaren riesce a fare la differenza, continuando a dominare nei tratti lenti senza compromettere troppo l’efficacia nei tratti a media-alta velocità, dove altre vetture restano superiori in termini assoluti.
Non è solo una questione di temperatura. Se si osserva quella dell’asfalto domenica a Miami, era paragonabile, se non addirittura inferiore nel finale, a quella vista a Jeddah. Eppure la Red Bull ha sofferto un surriscaldamento delle gomme maggiore rispetto a due settimane fa: “Avevamo gomme più calde che a Jeddah, e una piccola variazione di temperatura può cambiare molte cose. Le gomme sono molto sensibili”, ha detto Horner.
Confronto tra le aperture per il raffreddamento tra McLaren, Ferrari e Red Bull
Se a Jeddah Red Bull aveva potuto configurare la vettura per esaltarsi nei curvoni veloci, a Miami non è riuscita a trovare un compromesso efficace quanto quello della McLaren. Non è solo una questione di gestione gomme, ma anche di finestra operativa e versatilità tecnica, ambiti in cui la MCL39 eccelle.
Restando in tema di temperature, c’è un ulteriore aspetto: il motore Honda, come in parte quello Ferrari, necessita di smaltire l'aria calda in maniera più marcata, e non è un caso se nelle tappe più calde o umide la Red Bull sia tra le vetture con le feritorie più generose.
Al contrario, la Power Unit Mercedes sembra gestire meglio questa esigenza, e alcune scelte progettuali della McLaren ne hanno massimizzato il potenziale. Questo permette di mantenere una carrozzeria più chiusa e filante, non solo lungo il cofano, ma anche nella parte terminale dello sfogo centrale, con benefici evidenti sull’efficienza aerodinamica.
“C’è un’altra caratteristica che funziona molto bene con la nostra vettura: il raffreddamento. Quando fa caldo, si nota come la nostra macchina sia relativamente chiusa, proprio perché c’è stato un grande lavoro anche su questo aspetto. Credo che l’eccellenza ingegneristica della McLaren abbia raggiunto un livello tale da fare davvero la differenza”, ha aggiunto Stella. Una vettura non perfetta, ma sicuramente la più completa.
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