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F1 | McLaren, c'era riserva: dove ha liberato il suo vero potenziale per battere Max

Per battere la McLaren, Red Bull ha dovuto osare con coraggio, puntando su una strategia a tre soste tutta all'attacco. Se nella prima metà di gara il team di Woking era tranquillo, verso la fine del secondo stint ha dovuto mostrare il suo vero potenziale per contenere il ritorno di Verstappen, mostrando come vi fosse ancora margine sulle gomme.

Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Pista ad alto degrado, circa 50°C d’asfalto e una corsa che avrebbe reso fondamentale la gestione degli pneumatici. Tutto sembrava già apparecchiato per una doppietta McLaren, e l’unico modo per pensare di rovinare la festa papaya era agire in modo aggressivo, sfrontato, come ha fatto Red Bull con la tattica a tre soste, che davvero in pochi si attendevano alla vigilia.

Una strategia che puntava ad annullare soprattutto uno dei maggiori punti di forza della McLaren: la gestione delle gomme sulla lunga distanza. Per questo Red Bull ha individuato nelle tre soste e in una gara all’attacco l’unica opzione per provare a infastidire la McLaren e, in effetti, in una certa fase del Gran Premio sembrava quasi poter funzionare. Quasi.

Red Bull ha scelto presto di orientarsi verso una tattica più aggressiva, specie dopo che Lando Norris aveva dimostrato di avere il ritmo per superare Verstappen in pista, situazione diversa da un anno fa, quando la lentezza del britannico nei sorpassi fu uno degli elementi cruciali nella vittoria del quattro volte campione del mondo. A quel punto, era chiaro che per impensierire la McLaren servisse qualcosa di diverso.

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Lando Norris, McLaren, Oscar Piastri, McLaren, Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Andy Hone / Motorsport Images

“Per come si stava sviluppando la gara, abbiamo scelto di fare tre soste. Lo abbiamo deciso abbastanza presto, perché abbiamo visto che in un confronto diretto non sarebbe stato possibile contrastare il vantaggio di passo e di gestione gomme che aveva la McLaren”, ha detto Horner a fine gara.

Guardando le gare passate, si è spesso notato come Verstappen cerchi di tenere il passo delle McLaren a inizio gara, per poi doversi arrendere alla superiorità della MCL39 nella gestione degli pneumatici. È proprio su questo aspetto che Red Bull ha costruito la sua strategia, impostando una gara all’attacco, resa possibile anche dall’efficacia della gomma soft a Barcellona, rivelatasi la migliore del weekend.

Si sono contrapposte due filosofie: la velocità pura contro la capacità di gestire le gomme. Chiaramente, le tre soste comportavano anche degli aspetti negativi: in primis i 22 secondi in più da recuperare; in secondo luogo, il traffico, che costringe sempre a dover usare le coperture più di quanto si vorrebbe.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images via Getty Images

Su questo fronte, in occasione del secondo pit stop, quando Verstappen è passato alla media, Red Bull ha ragionato con grande intelligenza, tenendo sotto controllo la finestra su Lewis Hamilton per assicurarsi di farlo uscire davanti, cercando allo stesso tempo di spingere e allungare. Ma è proprio qui che la gara si è fatta interessante.

Nei primi stint, McLaren ha sempre monitorato l’andamento dei rivali, senza sentirsi particolarmente sotto minaccia. Tuttavia, quando Verstappen ha montato le medie e ha iniziato a spingere, avvicinandosi alla finestra per un potenziale undercut, il muretto di Woking ha dovuto iniziare a pensare concretamente a come mettersi al sicuro.

“Quando abbiamo visto che Max era su tre soste, abbiamo pensato che non sarebbe stato un problema, perché lo avevamo già superato in pista. E dovevamo avere un buon vantaggio di passo. Ma la realtà è che era veloce. Quando siamo passati alle medie, stavamo spingendo controllando il ritmo, ma Max stava recuperando molto più rapidamente di quanto pensassimo”, ha spiegato Andrea Stella.

Oscar Piastri, McLaren

Oscar Piastri, McLaren

Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images

“A un certo punto abbiamo anche detto ai nostri piloti che avrebbero dovuto spingere di più. Ed entrambi hanno risposto qualcosa tipo: ‘Non sono sicuro di avere molto più passo di così.’ A quel punto eravamo un po’ preoccupati che la situazione potesse essere più aperta di quanto avevamo previsto nel primo stint”.

“Sarebbe anche potuta diventare complicata per noi, perché avevamo Oscar e Lando separati da circa 2,5 secondi, o qualcosa del genere. Quindi, se avessimo dovuto coprire Verstappen, sarebbe stato un po’ un problema con loro due così vicini. Ma, per fortuna, Oscar ha trovato un bel po’ di passo alla fine del secondo stint”.

In effetti, osservando il ritmo del secondo stint di Piastri, appare evidente un netto cambio di passo nel momento in cui il team gli ha detto di spingere: dal giro 24 al giro 42 ha infatti girato con una media di 1:20.0, mentre negli ultimi sei/sette giri dello stint, con già una ventina di tornate sulle spalle, il ritmo medio è migliorato di quasi mezzo secondo.

Un chiaro segnale che la McLaren avesse ancora qualcosa nel taschino. È evidente che la MCL39 non potesse sostenere quel ritmo per tutto lo stint, ma nel momento in cui è servito davvero, Piastri ha fatto capire come vi fosse ancora un chiaro margine, esprimendo il vero potenziale della vettura per contenere il ritorno di Verstappen.

Confronto telemetrico tra giro 38 e giro 43 Piastri in Spagna

Confronto telemetrico tra giro 38 e giro 43 Piastri in Spagna

Foto di: Gianluca D'Alessandro

Ma da dove nasce questa differenza di ritmo? Già al venerdì si era parlato di una MCL39 un po’ “debole” sull’anteriore, e non sorprende che per buona parte del secondo stint abbiano cercato di non stressare troppo l’anteriore sinistra, sia in curva 3 che negli altri curvoni veloci.

Quando l’ingegnere di pista ha detto che c’era margine per forzare in curva 3, uno dei punti critici per l’anteriore sinistra, è emerso tutto il potenziale della MCL39, con Piastri che ha rapidamente abbassato i tempi di diversi decimi. Un cambio di ritmo necessario, anche perché l’australiano aveva appena concluso la fase dei doppiaggi.

Piastri, forte anche del vantaggio costruito nel primo stint su Norris, ha gestito in maniera eccellente le gomme nella prima parte della seconda metà di gara, salvaguardando proprio l’anteriore sinistra. Non è un caso che Lando, che invece aveva spinto di più nelle fasi precedenti, non abbia mostrato lo stesso cambio di passo, soffrendo più sottosterzo in curva 3, tanto da pensare di avere del graining, uno dei pochi aspetti che "rallenta" ancora oggi la McLaren.

Se davanti Piastri è scappato aprendo il gap, dietro quello tra Verstappen e Norris si è stabilizzato, con la Red Bull che ha provato a giocarsi la carta definitiva, ovvero anticipare anche il terzo pit stop al fine di provare un undercut e giocarsi in pista la posizione, anche se ciò avrebbe significato dover percorre più giri in pista a parità di mescola. Una mossa a cui McLaren ha subito risposto, coprendo con Norris.

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