F1 | McLaren fermata dal graining: l’involuzione ha mostrato vecchi limiti
La McLaren ha vissuto un weekend complesso a Las Vegas, senza riuscire a replicare i progressi fatti dai rivali tra le libere e il resto del weekend. La MCL38 ha patito il graining all'anteriore, con limiti che in realtà vengono da lontano nonostante il buon lavoro di sviluppo. L'ultimo stint di garà ha però mostrato qualche segnale incoraggiante.
Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Simon Galloway / Motorsport Images
Solamente tre settimane fa, in condizioni di asciutto probabilmente McLaren avrebbe fatto l’en plein in Brasile, con la vittoria nella sprint race e nella gara lunga di domenica, nonostante un Max Verstappen più temibile che negli appuntamenti precedenti. Invece, al contrario delle luci che illuminano Las Vegas, la McLaren in quest’ultimo weekend è sembrata “spenta”, quasi come le sue gomme, che non è riuscita a far funzionare patendo più di altri il graining.
Non si tratta di una sorpresa assoluta, perché ripercorrendo la stagione già in altri appuntamenti erano emersi dei segnali di difficoltà, ma la tappa di Las Vegas è stata differente per due motivi: da una parte, le gelide temperature del tracciato statunitense hanno accentuato e aggravato i problemi della MCL38, mentre dall’altra vi è stata un’involuzione durante il weekend che lo stesso Team Principal della McLaren aveva menzionato dopo le qualifiche.
Al venerdì, infatti, sebbene la squadra di Woking avesse riscontrato del graining sulla lunga distanza, in parte nato anche per un approccio forse troppo aggressivo nell’attacco del long run con gomme usate, vi era anche una certa fiducia in merito alle possibilità di giocarsi un buon risultato sul giro secco, dove in effetti la MCL38 era stata competitiva.
Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images
“Se guardo all'evoluzione durante il weekend, penso che non abbiamo fatto grandi progressi rispetto a ieri nelle FP2, per esempio, dove eravamo in linea con Lewis Hamilton”, aveva spiegato il Team Principal Andrea Stella dopo le qualifiche, prima di menzionare come, in queste condizioni, la MCL38 avesse fatto grande fatica ad estrarre il grip extra dalla gomma nuova. Ciò lo si è visto soprattutto in Q3 più che nelle due manchi precedenti, quando i piloti di vertice hanno dovuto cercare il limite sfruttando al meglio la soft: un problema che ricorda quello sperimentato dalla Ferrari in altri appuntamenti del campionato.
Due problemi strettamente connessi
Un’involuzione sul giro secco che non ha pagato sulla lunga distanza, perché le due McLaren non sono mai state realmente in lotta per il sesto e il settimo posto finale, tanto che Lando Norris avrebbe chiuso comunque a circa dieci secondi da Max Verstappen senza il pit stop finale per conquistare il punto extra per il giro veloce.
Analizzando nel complesso il weekend, al di là del fatto che la squadra di Woking non sia riuscita a fare grandi progressi rispetto al passo in avanti fatto dagli avversari, emergono principalmente due problemi, di fatto connessi tra loro, ovvero la debolezza sull’asse anteriore e la sofferenza nel gestire in alcuni casi il graining proprio all’avantreno, qui aggravato non solo dalle temperature estreme, ma anche dal layout della pista. Rispetto agli scorsi anni, grazie allo sviluppo invernale e quello effettuato nel corso di questa stagione, la McLaren è riuscita a fare un sostanzioso passo in avanti nella gestione dell’anteriore, che nel 2023 si era dimostrato uno dei fattori più limitati.
Ciò si verificava soprattutto nelle curve lente e lunghe, quando vi era da far affidamento sull’avantreno per far girare la vettura. Sebbene la MCL38 abbia visto dei grossi progressi su questo fronte, vi sono delle situazioni in cui questo limite, che McLaren, secondo Norris, si porta dietro da sei anni, sostanzialmente da quando ha fatto il su debutto in Formula 1: “È una cosa di cui mi lamento dai sei anni a questa parte e, ancora una volta, non siamo riusciti a risolvere il problema e a eliminarlo a sufficienza dalla nostra auto”, ha detto il pilota britannico.
Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Andy Hone / Motorsport Images
Su certe piste questo difetto può essere in qualche modo nascosto o si può giungere a un compromesso rimanendo comunque competitivi, come visto a Monza, ma su altri tracciati, specialmente quando il graining sull’anteriore è molto severo, McLaren tende a faticare più degli altri nella gestione, limitando quanto i piloti possono attaccare in ingresso e in fase di percorrenza di curva. Qualcosa che in realtà penalizza anche lo stesso Norris, che ha uno stile che richiede tendenzialmente un buon supporto dall’avantreno: “Certamente Lando è un pilota molto esigente con gli pneumatici anteriori. Quindi, oltre alle caratteristiche della vettura, il suo stile di guida tende ad aggravare la limitazione delle gomme anteriori”, ha aggiunto Stella.
Non è un caso che andando a vedere i dati telemetrici sia della qualifica che della gara, buona parte del gap accumulato durante il giro sia arrivato proprio in quei tratti dove dal sabato i piloti hanno faticato di più, ovvero le curve lente dove serve direzionalità, come la chicane 7-8-9. In qualifica, soprattutto in fase di ingresso alla 7, Norris è stato un dei più lenti tra i top team, mentre Mercedes, che tendenzialmente aveva gomme più in temperatura, riusciva ad essere più incisiva.
A ciò si aggiunge un’altra considerazione lato setup: dopo le prime due libere, in cui l’inglese aveva usato la configurazione più carica a disposizione tra le 2 a disposizione a Las Vegas, McLaren ha deciso di scaricare ulteriormente l’assetto in FP3. Per bilanciare la vettura con l’ala posteriore più scarica, anche Norris è dovuto passare all’ala anteriore con il taglio al flap superiore, togliendo ulteriore carico davanti.
L’ultimo stint ha dato indicazioni preziose
Tuttavia, non tutto ciò che è male vien per nuocere e, al contrario, per McLaren il weekend di Las Vegas può essere un’ottima chance per migliorare ulteriormente la propria vettura. Andando a vedere i tempi, infatti, si può osservare come l’ultimo stint di Norris con vettura più scarica abbia in realtà restituito un passo più efficace dei due stint precedenti, dimostrazione che nel momento in cui si riusciva ad usare le gomme in modo differente, allora anche la MCL38 poteva risorgere come una fenice. Il punto cruciale di Las Vegas, al di là delle caratteristiche intrinseche di una monoposto, era infatti quello di riuscire non solo a portare in temperatura gli pneumatici, ma anche tenerle in una finestra sulla lunga distanza.
Lando Norris, McLaren MCL38
Foto di: Sam Bagnall / Motorsport Images
Un punto che ha voluto toccare anche lo stesso Team Principal della McLaren dopo la corsa, spiegando che nell’ultimo stint, dove Norris non era in lotta con nessuno e aveva aria pulita, la scuderia ha provato qualcosa di diverso nel modo di guidare e gestire la vettura, per quanto sia vero che verso fine corsa la pista offrisse più grip che all’inizio, quindi certe limitazioni si sono affievolite "naturalmente".
“L'analisi del terzo stint di Lando ci fornirà alcune informazioni importanti su ciò che è necessario fare in piste come questa con la nostra vettura per essere competitivi, perché il modo in cui stavamo usando la macchina e guidando la vettura, è sicuramente al di fuori del modo in cui faremmo normalmente”, ha detto Stella, con il team che ha suggerito al britannico anche impostazioni differenti del differenziale, del freno motore e altri dettagli, così come nel modo in cui impostare lo stint.
“Abbiamo cercato di usare la macchina in modo diverso, con un approccio più aggressivo e questo ha aiutato con i tempi sul giro. Non abbiamo cambiato la natura fondamentale della vettura, ma abbiamo forzato per eliminare la limitazione all'anteriore e sembra che questo abbia reso i tempi sul giro più competitivi. Non siamo contenti dal punto di vista del risultato, ma abbiamo ottenuto informazione per capire meglio cosa fare in queste condizioni”.
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